Cari Amici, Nel cercare idee per il sermone natalizio, essendo stufo io per primo di fare la solita ramanzina sui buoni sentimenti, (la do per fatta, più tardi vi interrogo) ho deciso di farmi una cultura sull’idea del Natale tra gli unitariani. Nè è venuta fuori una piccola storia che spero possa interessarvi… La nostra storia inizia su una barchetta di puritani che a fine Cinquecento salparono ed andarono oltre Oceano a cercar fortuna. Eran gente seria, precisa, integerrima, mica coteche, Arrivati nella Nuova Terra proibirono il Natale. Basta con ste feste mondane in cui la gente si ubriaca, s’abbuffa, fa caciara, Tanto Gesù non è manco nato a Natale – lo sapevano già allora – Il Natale è un retaggio di paganesimo, è tutto sbagliato, via, cancelliamolo. E lo fecero sul serio, tanto che nel 1621 il Governatore richiamò a lavoro qualche poveretto che aveva chiesto il 25 dicembre come giorno di riposo. Nel 1651 la Corte Generale del Massachusetts dichiarò la celebrazione del Natale un’”offesa criminale” questi puri cristiani andarono avanti così per 150 anni, finchè sorse una diatriba sulla natura dell’uomo: sorse un’ala conservatrice per cui l’uomo era per natura corrotto e malvagio in accordo con la dottrina del peccato originale, e un’ala liberale (che ben presto divenne unitariana) che credeva invece che gli uomini fossero naturalmente buoni in quanto creati da Dio. Altro elemento di discussione era il concetto di conversione: per i conservatori la conversione era un evento quasi metafisico, una specie di folgorazione; per i proto unitariani invece era importante la scelta volontaria del singolo nell’assecondare, attraverso l’educazione e gli insegnamenti del Maestro Gesù.In questo senso un ruolo importante nella discussione ha giocato l’educazione infantile: come far crescere un bimbo con dei valori? Il bambino era un essere naturalmente cattivo da correggere ed educare con le maniere spicce, come pensavano i conservatori, o espressione di valori naturali, semplicemente da proteggere e coltivare come pensavano i nostri bisnonni unitariani? E furono proprio le comunità unitariane, udite udite, a rispolverare il Natale dal dimenticatoio d’Oltreocea quale festa per promuovere i valori di generosità, solidarietà e benessere sociale. L’idea era del Natale una scusa per promuovere questi valori tra i bambini e crescerli in essi. Capite quanto mi sia sentito fiero di essere unitariano leggendo ste cose? Poi ci fu il clamoroso caso di Twas the Night Before Christmas nel 1823. Grazie a questa poesia viene rinverdita oltreoceano la figura di Santa Claus. L’autore di questa filastrocca fu un anglicano trinitario, Clement Clark Moore, ma la sua poesia ebbe un successo enorme (e lo ha tuttora) nelle comunità unitariane americane. Molti unitariani ancora oggi pensano che Moore fosse unitariano, ma è un falso storico, come abbiamo appurato grazie all’attento lavoro di Luisa. E’ indubbio però che gli unitariani di di allora utilizzarono questa poesia e la figura di Santa Claus a scopo pedagogico per veicolare il messaggio di solidarietà di cui abbiamo detto. Nel Santa Claus di Moore gli unitariani videro una figura capace di mostrare il valore e la dignità di ogni bambino e che tutti meritassero di ricevere dolcezza e gentilezza. A riprova di questa popolarità che ebbe la poesia di Moore in ambito unitariano ci furono le opere del padre del fumetto americano, tale Thomas Nast (se lo vedeste sembra tutto Ale quando aveva il pizzetto) Nast sì che era un unitariano vero e serio e fu anche in contatto con l’ambiente londinese, certamente con Garibaldi e forse anche con Mazzini (faremo verificare a Law). Ebbene fu Nast a rendere famosi alcuni disegni di Babbo Natale su suolo americano, a creare fumetti per bambini con intento educativo ed a inventarsi molte delle vicende che collegano Babbo Natale al Polo Nord. Pensate sia tutto? No! Ci spostiamo in Germania e scopriamo due contatti molto interessanti. Il primo è Charles Follen, poeta tedesco emigrato ad Harvard dove ebbe la cattedra di tedesco attorno al 1824. Anche di Follen l’appartenenza unitariana è comprovata, tanto che fu addirittura un ministro della chiesa unitariana. Follen aveva ereditato nei boschi tedeschi dove era cresciuto la tradizione di usare gli alberi come simbolo di dono e di condivisione durante le feste, soprattutto a Natale, e portò con sé ad Harvard questa tradizione natalizia tra l’entusiasmo di studenti e colleghi che ne proseguirono la tradizione. Quella di Follen non fu certo l’unica tra le tradizioni legate all’albero di Natale, ma questa fu certamente e autenticamente una versione unitariana dell’albero. Infine, sempre in un viaggio in Germania, un altro comprovatissimo unitariano, Coleridge, vide dei bambini attorno a un albero scambiarsi i doni con i loro genitori. La cosa che sorprese Coleridge fu la bidirezionalità del gesto: non erano solo i genitori a ricompensare i figli, ma erano i figli stessi a donare qualcosa simbolicamente ai genitori. Tornato in patria, raccontò quest’episodio in The Unitarian Magazine, organo ufficiale unitariano a quei tempi e questa vicenda accese una importante discussione su come insegnare la generosità ai bambini, e si concluse coll’adottare la pratica di scambio di regali anche tra le comunità unitariane. Infine come non citare il mitico Scrooge eccezionale personaggio natalizio attraverso il quale l’unitarianissimo Dickens volle riflettere e dare una testimonianza di solidarietà?
Mentre leggevo s pensavo alla storia del Canto di Natale di Dickens, di cui ho solo visto il film ( era Bill Murray?) Ho invidiato Ale che avrà la scusa di rivederlo con Samuele e mi sono intenerito per Law che sarà l’unico ad averne letto il libro in lingua originale. Mi fermo qui, anche se ci sarebbe ancora molto da approfondire Perchè vi ho raccontato tutto questo? Perchè molti tra gli unitariani di oggi pensano sia cool demonizzare Babbo Natale, l’albero e i regali, senza rendersi conto che furono proprio gli unitariani a riproporli con nobili intenti educativi e di solidarietà. Quelli che abbiamo citato sono simboli e i simboli possono avere valore positivo o negativo a seconda del cuore di chi li interroga. Molti mi chiedono dunque: che senso ha per gli unitariani festeggiare il Natale se Gesù non è nato il 25? Questa è una possibile risposta, una risposta che antepone ragioni di carattere pratico e pedagogico a noiose diatribe storico metafisiche, ragioni che vedono unitariani di tutto il mondo battersi per affermare la dignità di ogni uomo e per far si che questo valore possa essere fondante nell’educazione infantile. Ho fatto un sermone di Natale senza dirvi: Gioite è nato Gesù, siate più buoni. Ebbene gioite di questo mio sforzo e siate più buoni
Buon Natale a tutti Rob

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