Gen 37:1 Giacobbe abitò (si sedette)

Secondo una delle interpretazioni. questa parola indica letteralmente il sedersi, vivere passivamente la vita secondo quello che Pascal chiamava divertissement, la nebbia del quotidiano che lentamente ci avvolge facendoci perdere di vista il nostro compito di scintille divine, di attori in questo mondo, responsabili di rendere manifesta,
concreta, credibile.

Questa volontà intima di arrestare il flusso della vita è forse a un tempo la cosa più umana del mondo, ma anche il nostro rischio più grosso. Progressivamente tendiamo a perdere dinamicità, a impigrirci a fermarci. Quello che avrebbe dovuto essere nostro ruolo attivo nella creazione diventa uno spazio vuoto da cui sorgono le ombre che ci spaventano ci imbarazzano, ci ricordano la nostra debolezza e la nostra pigrizia. Ecco allora che fuggiamo nelle consolanti braccia del dogma, cercando riparo dalla nostra coscienza in qualche tomo medievale. Ecco allora che la voce del Principale che ci incoraggia a
svolgere il nostro compito, diventa scomoda e inquisitoria. La luce che dovremmo portare nel mondo diventa la luce riflessa dei roghi dei fondamentalisti. Il diverso con cui dobbiamo collaborare e da cui dobbiamo imparare è diventato uno specchio scomodo che ci ricorda le ferite della nostra anima, le nostre mancanze la nostra assenza.

Ma non deve essere così. come unitariani vogliamo combattere questa nebbia, questa terra che soffoca il nostro talento divino, vogliamo batterci e lottare per essere persone migliori e per vivere in una società migliore, vogliamo proporre una visione migliore della vita, con garbo, con tolleranza, con educazione. Vogliamo impegnarci per un mondo migliore fornendo pane per il corpo e pane per l’anima…

Ma siamo umani… è un compito terribilmente difficile, che richiede una forza d’animo incrollabile, una pazienza e una fiducia incrollabile. Per proseguire dobbiamo avere delle pile inesauribili. Dobbiamo combattere questa nube di sfiducia, di depressione nichilistica, di sofferenza con una luce che viene da dentro di noi dal fondo della nostra anima

Spesso dico che noi siamo come piante spirituali che devono assorbire la schifezza del mondo e trasmettere serenità. Cosa ci dà questo potere? cosa ricarica le nostre pile? Da cristiano dico che è la preghiera l’attività che permette di riflettere, di recuperare
l’autenticità dell’esperienza di vita, di respirare spiritualmente e di praticare quell’inversione tipica delle piante spirituali, da nubi del mondo a sereno dell’anima

La preghiera non è una squallida richiesta di qualcosa, un attendere dall’esterno pigramente un evento favorevole. Essa è piuttosto la pratica con cui si ricercano le energie spirituali interiori per prepararsi al meglio al compito di essere immagine e somiglianza
divina che ci è stato affidato.

Se una simile attività non ci fosse, dico preghiera ma potrei dire studio spirituale, meditazione, servizio comunitario, anche le anime più pure esaurirebbero prima o poi le energie. L’esigenza di ricaricare le pile spirituali è costante e comune

Per questo abbiamo i giorni di preghiera e riposo… per riprendere la settimana con rinnovato ossigeno… Care le mie piante… siate i polmoni spirituali del mondo riportate ossigeno spirituale nei luoghi in cui sembra scomparso Siate voi oggi quel Regno che vorreste
Buona settimana
Rob

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