Per comprendere a fondo Chanukkah molti commentatori invitano a non pensare in prima battuta al miracolo dell’olio inesauribilre. Di storie di olii miracolosi sono piene le sagre di qualsiasi paesotto di periferia e ciò non costituirebbe elemento rilevante. La cosa a cui invece vorrei poneste attenzione è l elemento contestuale e circostanzIale di questa vicenda, proprio quello che in genere si tende a tacere per imbarazzo o pudore: la guerra contro la Grecia.Ovviamente è da deprecare e condannare il senso letterale, utile solo a svelare la scarsa qualità d’animo di quanti cercano in un libro scuse per le loro nefandezze, ma accanto al senso letterale sappiamo essercene altri, quello allegorico ad esempio, in cui la Grecia simbolicamente rappresenta l’edonismo epicureo, effimero e materialista, da cui l’anima deve guardarsi. Grecia in ebraico è infatti יָוָן Yavan, tre linee parallele di diversa grandezza. Questo dato ci dice  di esistenze egoistiche e individualiste, che non “si toccano”, in cui ognuno pensa per sè, non esiste fratellanza, non esiste solidarietà. Un altro aspetto di questa parola che viene in mente è l’aspetto quantitativo, la frenesia di linee sempre più grandi, la mancanza di una sazietà, di un equilibrio.

Ma c’è di più: Se noi capovolgessimo la parola יָוָן Yavan otterremmo נוֹי Noy che vuol dire bellezza. La Grecia dunque, da un punto di vista esclusivamente simbolico, rappresenta un sovvertimento del concetto di bellezza in senso effimero, edonistico, materiale. Se spiritualmente sono belli gli atti che esprimano un ampio contenuto simbolico e morale, se spiritualmente la bellezza è sempre espressione esteriore di un portato interiore, la Grecia rappresenta la recisione di un simile legame e l’abbandono a un mondo di pure forme, di puro fenomeno. E’ contro tale frattura tra interno ed esterno, è contro tale idea che non esista una bellezza collegata alla virtù, ma che tutto sia indifferente, che noi accendiamo oggi queste candele per ricordare le battaglie di allora, affermando il fondamento virtuoso, morale e spirituale che vogliamo traspaia dal nostro agire.Dunque Chanukkah è in prima istanza questo, il ricordo della battaglia che compiamo ogni giorno per affermare la nostra continuità spirituale tra senso morale e azione.

Siamo quindi ora e solo ora al miracolo della luce inesauribile e dell’olio. Di che luce stiamo parlando? I commentatori dicono che nel descrivere la creazione il Genesi ci parla in poche righe di due tipi di luce. La prima:  1:3«Sia luce!» E luce fu. 4 Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. La seconda: 1:14 Poi Dio disse: «Vi siano delle luci nella distesa dei cieli per separare il giorno dalla notte; siano dei segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni; 15 facciano luce nella distesa dei cieli per illuminare la terra». E così fu. 16 Dio fece le due grandi luci: la luce maggiore per presiedere al giorno e la luce minore per presiedere alla notte; e fece pure le stelle. 17 Dio le mise nella distesa dei cieli per illuminare la terra, 18 per presiedere al giorno e alla notte e separare la luce dalle tenebre

Sono indubbiamente due diverse luci, la prima di natura sapienziale, la seconda squisitamente materiale. La prima rinvia al logos che in principio era presso Dio e che come il fuoco di Prometeo si è incarnato nell’uomo, concedendogli la possibilità di concepire e di aspirare alla realtà superiore; la seconda ad elementi fisico meccanici

E’ indubbiamente la prima luce che idealmente celebriamo in Chanukkah attraverso la seconda. E’ la persistenza della prima luce che vogliamo affermare, il nostro dirci morali e non effimeri, il nostro voler tendere a qualcosa di alto e superiore.

E’ questo il senso di cui nei prossimi giorni troveremo un parallelismo possibile sia con il solstizio, sia con il Natale cristiano

Mi piace chiudere invitando ciascuno di noi a riscoprire e a rischiarare, attraverso le luci di Chanukkah, quell’intima scintilla spirituale che alberga in ogni singolo cuore

Buona Festa delle luci

Rob

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