Accanto ad un percorso “cristiano unitariano”, la Comunione Unitariana Italiana propone un percorso “universalista unitariano” che:

1)      accoglie una  pluralità di opzioni metafisiche, ma tenendo ferma l’apertura al dono della vita ed al lavoro della speranza e la consapevolezza dei legami che legano tutti gli esseri nella grande rete della vita;

2)      si apre al confronto con le testimonianze dello spirito in tutte le religioni, ma offre una propria autonoma proposta religiosa, che ricava la propria ispirazione dalle istanze, dalle domande e dalle suggestioni della propria storia, universalista (cristiana, spirituale e naturalista) come unitariana (cristiana, trascendentalista, umanista).

Esso si articola in:

1)      un progetto liturgico e pastorale, denominato “Una speranza più grande – progetto liturgico e pastorale della tradizione universalista nella Comunione Unitariana Italiana”, incentrato:

a.       su forme liturgiche adatte a servire una comunità di persone dalle diverse convinzioni metafisiche, basate sulla celebrazione dell’Infinito Spirito di Vita, slancio alla trascendenza presente in ogni persona che, sia Esso la manifestazione di Dio nel mondo e nell’animo umano o sia Esso lo spirito umano che trascende se stesso aprendosi alla vastità della vita, ci chiama al rinnovamento interiore e ad un agire profetico nel mondo;

b.      su una riflessione pastorale basata su un discorso religioso che affermi ancora oggi l’apertura ad una Speranza inesauribile ed universale, al di là dei limiti del solo essere umano in quanto radicata nella stessa creazione continua, e la testimonianza del legame indissolubile di tutte le creature nel proprio cammino di salvezza e riconciliazione; un discorso religioso che creda nel lavoro per una società più inclusiva e nel progressivo e continuo apprendimento dell’animo umano; un discorso religioso che non abbia paura di usare parole desuete per l’individualismo moderno, perché sa dare ad esse un senso nuovo; un discorso religioso che non abbia paura di parlare, quindi, di “peccato”, perché in esso vede la negazione della nostra unità come creature e con le altre creature e con il processo stesso della creazione continua, con cui siamo chiamati a cooperare; negazione che trova in sé la propria punizione e nella sua solitudine e disperazione il proprio inferno; un discorso religioso che non abbia paura di parlare di “salvezza”, perché in essa vede il recupero della speranza, il raggiungimento della completezza, la prospettiva della riconciliazione e crede che questa salvezza sia per tutti e con tutti; un discorso religioso che riaffermi, cioè, seppure in una chiave di apertura inter-religiosa, quel messaggio che più propriamente si definisce “universalismo”;

c.       sul recupero dell’esperienza mistica del Trascendentalismo unitariano, che, con il suo interesse verso una natura creativa, veicolo dello Spirito, che infonde armonia negli esseri umani e ad un tempo li richiama alla più alta realizzazione di sé, afferma le potenzialità dell’essere umano senza sradicarlo dal tessuto spirituale e materiale dell’Universo ed anzi aprendolo a quella “esperienza diretta di quel trascendente mistero e meraviglia, affermata in tutte le culture, che ci spinge ad un rinnovamento dello spirito e ad un’apertura alle forze che creano e sostengono la vita”.

2)      un “Club umanista”, che organizza incontri bimestrali dedicati all’approfondimento, in chiave religiosa e spirituale, della tradizione umanista ed all’incontro tra le proposte religiose e culturali del percorso UU con le istanze etiche e spirituali dei non credenti.

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