Cari Amici,
Ho fatto un sogno strano l’altroieri. Ero a Betlemme? A Nazareth? Non so dove cavolo fossi, mi perdo per il mio quartiere… So solo che c’erano un sacco di macerie e gente spaventata che mi guardava impietrita con occhi sbarrati, lo scenario era spettrale, baracche, catapecchie e povertà ad ogni angolo. Vedevo ragazzetti giocare a pallone con qualche pietrolina indossando maglie sporche di squadre occidentali e imbracciando mitra più grossi di loro. Non so se fossero ebrei, palestinesi, credenti, atei… so solo che quegli sguardi vuoti e sofferenti non me li toglierò di mente. A un certo punto da un angolo in una baracca sento un bambino piangere. Ho una sensazione di ribrezzo per le condizioni igieniche in cui si trova eppure mi avvicino. Capisco chi è e lo guardo in volto. E’ nudo, ha freddo… vedo intorno eserciti con in mano armi, ed eserciti con in mano libri fare guerra in suo nome, ma tutti paiono ignorare i semplici e più ovvi bisogni di un bambino. Mi sforzo di urlare che non è con le armi, non è coi dogmi, non è con l’odio che si ringrazia il Principale della gioa di un nuovo nato, ma nessuno pare ascoltarmi. Cerco di coprirlo, ma con scarsi risultati.
Piange, ha fame, ma in giro sento solo gente impegnata a proclamare la vittoria sugli infedeli, e in un curioso vortice temporale le vicende si alternano senza sosta e quelli che erano fedeli un minuto prima diventano infedeli un minuto dopo.
Mi giro, guardo il bambino e lo vedo ridere. All’inizio m’arrabbiai, stavo per protestare, ma poi alla fine quel riso fu contagioso e mi misi a ridere anche io di un riso smodato, nervoso. Per un attimo sentii forte, guardavo il bambino e delle ripicchine degli uomini piccoli, del loro starnazzare uno contro l’altro, non mi importava più… erano gare di attributi che avevo lasciato alle medie… ero cresciuto, ero più forte del loro odio contrabbandato per fede, più forte della pagliuzza che additano nell’occhio altrui per nascondere la trave che hanno nel loro cuore…
Ma in un attimo la mia sicurezza svanì, sentì le urla e gli insulti di gente abbracciare paccottiglia di diversi materiali forme e dimensioni insultarsi l’un l’altro pesantemente in nome di Dio. Mi resi conto che erano troppi per un disabile ed un bambino, che i loro sofismi erano solo un pretesto per campagne d’odio e di celodurismo frustrato. La gioia si tramutò in un istante in pianto e sconforto. Guardai in faccia il bambino e protestai urlando che non fosse più possibile sperare, che di fronte alla miope intolleranza e alle innumerevoli schifezze di tutti i giorni era assurdo crederci ancora, era assurdo continuare con questo messaggio unitariano di speranza, che avremmo fatto meglio ad arrenderci all’evidenza, che in fondo Leopardi aveva ragione, ogni anno ce la raccontiamo, ma ogni anno in realtà sappiamo che non cambierà molto nelle nostre vite, che non riusciremmo ad arginare il mare d’odio, di opportunismo, di egoismo, che contrappone noi a loro, sotto qualunque forma, stavo per arrendermi ed andarmene
Fu allora che il Principale ebbe pietà di me e mi fece notare che quel bambino non era “quel” bambino, ma il piccolo Isaac Newton nato il 25 dicembre 1642 e in odore di unitarianesimo che impiego la vita per estendere i benefici della ragione al maggior numero di persone, insistendo sull’utilità della scienza e scardinando i muri dell’odio sedimentati nel settarismo. Egli diceva il difetto dell’uomo è che ha costruito troppi muri e pochi ponti, o anche vivi la vita come una esclamazione di gioia piuttosto che come una spiegazione di fatti. Siamo ancora capaci di esclamazioni? Sappiamo ancora sorprenderci di fronte al sorgere del sole, al volo di una farfalla? Mantenere vivo lo spazio della sorpresa, lasciare alla vita la possibilità di sorprenderci, soprattutto quando il domani ci sembra cosi incerto e cupo.
Sentì il bambino muoversi… qualcosa era cambiato… non ero più di fronte al bimbo di prima ma ad una bambina, Clara Barton, una universalista, nata anche lei il giorno di Natale del 1821, e fondatrice della Croce Rossa americana. Quella bambina avrebbe fondato una organizzazione che ha salvato e continua a salvare milioni di vite in tutto il mondo, senza distinzione di colore, religione o censo. A quelli che le dicevano che era assurdo pensare a un simile gruppo, che nella storia simili progetti non avevano mai retto, che gli innumerevoli tentativi del passato erano falliti, ella rispondeva: ” ho un disinteresse pressochè totale per il passato e una fede incrollabile in una sempre nuova possibilità di qualcosa di meglio. Mi irrita l’idea che le cose debbano andare come sono sempre andate. Il senso del mio esistere è lo sfidare la tirannia del passato. Il mio compito è lottare sempre per qualcosa di nuovo che migliori il passato. Mi giro ancora e quel corpicino, in un perfetto colpo di fantascienza, diventa quello di Rod Serling, l’unitarianissimo autore di Ai confini della realtà , la mamma di tutte le esperienze di fantascienza,  ma anche un pretesto per educare le menti ad una società più giusta, trattando temi come la discriminazione sociale, il razzismo la xenofobia, temi che oggi ci sembrano ovvi ma che allora erano dirompenti. In un dibattito intervenne a favore dello stato sociale in un momento in cui i diritti parevano tutt’altro che acquisiti e disse: i miei detrattori farebbero meglio a prendere la Bibbia in mano e scoprire quale è la compassione della fede, l’altruismo nel culto e la carità di Cristo […], essi dovrebbero prendere atto di ciò che il fantasma di Jacob Marley disse a Ebenezer Scrooge in A Christmas Carol  lì’umanità grida il fantasma, è  un mio problema, Il bene comune è un mio problema, la carità, la misericordia, la tolleranza e la benevolenza,  sono , tutti, un mio problema.”Questa è la nostra prospettiva, noi dobbiamo chiamarci fuori dalla tirannia del passato. Gli esseri umani hanno la facoltà e il dovere di liberarsi dalla comoda catena del “si è sempre fatto così”. Non esiste alcun determinismo tra gli umani che impedisca a ciascuno di noi di fare la differenza, di cambiare radicalmente le cose. La storia è piena di spiegazioni, è vero, ma è piena anche di esclamazioni, di esperienze di discontinuità, di uomini eccezionali, di atti semplici, ovvi, banali, che in un certo momento hanno acquisito un valore eroico, hanno cambiato la storia. Clara Barton, Newton  e Serling sono solo alcuni dei punti esclamativi della storia, che hanno reso possibile, ciascuno in modo diverso, eventi eccezionali con piccoli gesti. Noi dobbiamo imparare la lezione, conservare quella visione profetica, quella voglia di sfidare la dittatura del “sarà come è sempre stato”, quella faccia tosta e quella pazienza di parlar di tolleranza ai cavernicoli contemporanei di ogni latitudine. Nella certezza che prima o poi qualcosa cambierà. Fede? Certamente, ma non solo, anche certezza. La certezza di sapere che per ogni punto esclamativo della storia ci sono state tante piccole virgole, che non conosciamo, le quali, come formichine, hanno pazientemente eroso i muri dell’odio, dei derby della fede o delle lenzuola, fornendo ciascuna un piccolo mattoncino che ha contribuito a costruire quei ponti di cui parlava Newton.

Io certamente non sono un punto esclamativo della storia, e, probabilmente non lo è nessuno di voi. Ma ciascuno di noi può essere quella virgola, che prepara il terreno per un nuovo punto esclamativo, per un nuovo Newton, per una nuova Clara Barton, per un nuovo Rod Serling. Dobbiamo creare il clima perché questi eroi possano crescere e nutrirsi. Questo lo possiamo fare, questo lo stiamo facendo. Il sorriso di questo bambino è dovuto al fatto che egli vede quanto i semi che stiamo seminando stiano agendo sottoterra. Il pargoletto vede quanto essi potranno nutrire le nuove generazioni, e sorride. Noi non possiamo vedere cosa agisce nei sotterranei della storia, ma lui sì. E cosa ne posso sapere io, se per uno strano effetto farfalla, questa mia parola non sfugga a qualche hacker benedetto da non so chi, e non sia utile ad iniziare una catena virtuosa? Io non sarò ricordato, ma avrò contribuito all’infanzia di una nuova era, un’era di speranza, di fratellanza, di pace e d’amore.
Se un mio bisnipote si premurerà di curare i sofferenti, di lavorare per una umanità eticamente ed ecologicamente sostenibile, diffondendo i principi di tolleranza e di rispetto, se avrà accettato che esistono forme diverse di ringraziare il Principale, sarà stato anche merito nostro, saremo una piccola virgola nell’abecedario del Regno. Come pecore in mezzo ai lupi spianeremo la strada all’Eterno… aspettando con pazienza che il fico dia i suoi frutti, senza reciderlo se non toccasse a noi di vederli, ma preparandolo al meglio affinché le nuove generazioni possano gustarli
Ecco il senso della nostra speranza, ecco il senso del nostro Natale, non è l’attesa di una botta di fortuna che non viene mai, ma la paziente, costante, determinata, incrollabile speranza del fare, nel preparare il terreno per un mondo migliore ,che si fonda sulla certezza della nostra faccia tosta e del nostro impegno
Per cui oggi, ora, adesso, fermiamoci un attimo e sorridiamo insieme perchè noi non lo sappiamo e non lo sapremo mai,  ma un mio collega nel 2132 scriverà un sermone parlando della curiosa coincidenza per cui nel Natale 1642 nacque Newton che rivoluzionò la concezione antropocentrica medievale, nel Natale 1821 nacque Clara Barton, che fondò la croce rossa americana, nel Natale 1924 nascque Serling, che inventò la fantascienza come campo didattico educativo per temi sociali di inclusione e tolleranza, nel Natale 2014…

Buon Natale,
Vi voglio bene
Rob

Ps:

Volete sapere come va a finire?

Siate voi i creatori della storia,

Siate voi gli artefici di una nuova speranza
Finitelo voi questo sermone con i vostri piccoli gesti per un futuro migliore

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