Nessuno può decidere ciò che sia vero o ciò che sia falso nelle Scritture. Questa affermazione è da prendere in due sensi: da un lato gli unitariani non riconoscono alcuna autorità atta allo scopo, dall’altro per gli unitariani è un controsenso accostarsi alla Scrittura in termini verofunzionali.
La Scrittura, proprio in quanto Scrittura, non ha compiti di divulgazione scientifica ma di evocazione di un percorso spirituale e sostegno dello stesso. Prioritaria per gli unitariani è l’esperienza spirituale, la Scrittura è utile nella misura in cui è in grado di evocare, sostenere e far crescere questa esperienza. In questo senso, benchè ogni esperienza del reale possa muovere a una crescita spirituale, ci sono testi e contesti che tradizionalmente la favoriscono ed a quelli gli unitariani dedicano una attenzione maggiore. Il compito della Comunione non è dire a priori ciò che è vero e ciò che è falso, ma incoraggiare l’esperienza intima e la condivisione fraterna. Dapprima il fedele, seguito da un ministro, farà esperienza a livello intimo, ascoltandosi per capire di volta in volta quali aspetti possano essere più utili e quali meno, successivamente condividerà con i fratelli questa propria esperienza in una prospettiva riflessiva, ossia non cercando dei duplicati del proprio sentire, ma usando le differenze tra il sentire intimo e quello altrui come utili spunti di crescita e di confronto comune.
In questo percorso è chiaro che, sebbene il ministro incoraggi una propria personale esperienza, e sebbene la Comunione ne accolga la maggior parte, la ricerca intima che i pastori promuovono può non essere proficua alla crescita al percorso e al sentire di tutti gli individui possibili, nè la condivisione fraterna può riuscire per tutti e con tutti. La vocazione all’accoglienza deve rispettare il diritto di ciascuno a non trovare proficua l’esperienza di tolleranza e di condivisione riflessiva e fraterna. In questo caso sarà il singolo a valutare l’opportunità di altre strade.

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