E’ una cosa curiosa. In queste settimane analizzeremo scrupolosamente un paio di capitoli del Vangelo di Matteo e Luca. Scopriremo una cosa interessante: essi sono sinottici ma così sinottici che NON concordano praticamente su niente. I Vangeli dovrebbero essere testimoni fedeli e coerenti di una medesima verità. Pensateli in un confronto all’americana in un commissariato
Commissario: Voi chi siete? Nome?
Matteo, Luca
Commissario: Testimoniate?
La verità sulla nascita di Gesù
Commissario: Eravate presenti?
No, ma c’abbiamo certi amici che c’han detto tutto-
Già qui se fossi il commissario me ne andrei. Voi? Ma mettiamo che il commissario metta a verbale la deposizione
Commissario: Bene cominciamo Quando è nato Gesù?
Matteo 7 a.C.; Luca 6 d. C.
Commissario: E dove è nato?
Matteo: A Nazaret, Luca: a Betlemme
Commissario: C’era qualcuno presente alla nascita?
Matteo: Re Magi, Luca: Pastori
Commissario: E’ apparso un angelo per annunciare la sua nascita?
Matteo e Luca: Certo!
Commissario: A chi è apparso?
Matteo: alla mamma; Luca: al babbo
Commissario:L’angelo ha preannunciato il nome del bambino?
Matteo e Luca: Certo!
Commissario: Bravi! Che nome?
Matteo: Barabba; Luca: Emanuele
Commissario: ah bene, e quindi come avete detto che si chiama il bambino? Barabba Emanuele?
Matteo e Luca: No, Gesù!

A quel punto il Commissario….

I Vangeli non sono racconti scientifici nel senso in cui li intendiamo oggi. Sarebbe sbagliato prendere i racconti come un manuale di chimica, semplicemente perché non lo sono. Gli amici trinitari che cercano disperatamente una difficile coerenza con equilibrismi curiosi ed estenuanti, sono da ammirare certamente, ma spesso sprecano energie per nulla. Altrettanto da bacchettare sono i moderni investigatori laici che, convinti di scoprire chissà cosa, proclamano tali cose ai 4 venti. Ebbene, noi siamo unitariani, a noi le spiegazioni semplici non piacciono, a noi le soluzioni binarie non piacciono. Come vi ho sempre detto, la realtà di un testo sacro è complessa, non una roba semplice a crocette di telequiz. Ora analizzeremo l’episodio dei pastori. Come sapete, mentre un manuale di chimica si legge in un senso solo, un testo sacro ha almeno 4 sensi, i quali, come a suo tempo dicemmo, sono quello letterale, il solo conosciuto dagli occhi di lince moderni, quello allegorico, che allude a un altro discorso, a un alto contesto, quello anagogico che ci descrive un percorso spirituale e infine quello morale, che fornisce insegnamenti morali a partire dal passo. Vediamo come si adatta questo ragionamento al nostro passo. Iniziamo col dire che, sebbene il testo ci è pervenuto nella testimonianza greca, esso è chiaramente costruito con l’intento di affermare la continuità del messaggio di Gesù con la tradizione ebraica e lo vediamo chiaramente dai toni (Gloria a Dio, angeli) e dai luoghi (la Betlemme di Rachele e Davide).

1 LETTERALE In questo contesto cosa ci dice la testimonianza letterale dei due autori? Essi si contraddicono? Non vedo perchè, si contraddirebbero se avessero intenzione di raccontare la stessa cosa, ma in realtà non lo fanno, possono benissimo aver raccontato due episodi diversi, entrambi veri, avvenuti in momenti diversi del tempo.
2 ALLEGORICO a cosa si allude parlando di pastori? Perchè?
I pastori in ebraico è רֹעִ֣ים roim. Nella רֹ troviamo l’esigenza di evoluzione, di cambiamento, di raggiungimento di una meta. Nella עִ֣ ain troviamo la possibilità di orientamento, il fatto che il viaggio non è una esperienza alla cieca, ma ci permette di avere dei riferimenti. la י è la luce divina, la stella che illumina il viaggio nella notte e infine la Mem ם implica lo svelamento finale di ciò che era implicito. Ora pensateci delle persone che si muovono nella notte seguendo la luce di una stella e alla fine trovano Gesù e il suo messaggio, non vi ricorda nulla? E’ ovviamente l’analogo della storia dei Magi… quindi vedete che, se anche da un punto di vista letterale paiono storie diverse, simbolicamente raccontano la stessa esperienza. Ma sarebbe uno strano anacronismo, tanto caro ai cugini, fare un richiamo tra un Vangelo e l’altro. In realtà l’intento di entrambi è riferirsi alla Torah e all’esperienza del popolo nel deserto che viaggiava di notte seguendo un puntino di fuoco.
3 ANAGOGICO E cosa trovano i magi e i pastori? Gesù in una mangiatoia. Perchè la mangiatoia? Perchè Gesù nutre. Ma non nutre letteralmente, dovrebbe essere ovvio ma tra i trinitari non lo è mai, Gesù nutre con la sua parola e col suo Vangelo, è il Vangelo che nutre. I pastori dunque sono i cercatori spirituali che vivono la propria esigenza di trasformazione e, seguendo la propria sensibilità spirituale, si nutrono col Vangelo.
Ma la mangiatoia allude anche alla stalla, memori dell’insegnamento del Maestro che disse Gv 10:1 «In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. 2 Ma colui che entra per la porta è il pastore delle pecore. Gesù viene da noi riconosciuto come pastore perchè è nato nella stalla come tutti noi, ha fatto il percorso come tutti noi, ha seguito il puntino divino e ha trovato alla fine l’esperienza più completa, la riconciliazione compiuta. Simbolicamente le bestie evangeliche non sono mai quello che sembrano ma sono messe in una prospettiva evolutiva in cui il centro è la possibile crescita dell’uomo da una condizione ferina a quella di immagine consapevole del divino. Quindi coloro che si nutriranno del messaggio di Gesù potranno simbolicamente crescere.
4 MORALE Siamo infine all’aspetto morale: il pastore רֹעִ֣ים roim deve fare i conti con la propria radice istintuale רֹעִ֣ ra che risulta essere malvagia se e solo se sia lasciata pigramente e distrattamente a se stessa senza essere completata dall’im ים, la componente spirituale. la רֹ resh che il giudizio su di sè deve decidersi: o chiudersi in un discorso egoistico e autoreferenziale, o aprirsi a un processo di trasformazione che implichi l’accoglienza e l’apertura verso l’altro. Questa decisione spetta al singolo… la lucina passa sta al pastore seguirla.
L’accoglimento di questo processo di trasformazione, di elevazione spirituale, nato da una decisione autonoma del singolo, porta ad un processo di progressiva esplicitazione delle potenzialità spirituali. In questo senso dobbiamo leggere l’inno angelico, che deve essere letto dapprima come una terzina e poi come un distico. L’aspetto base, che costituisce la terzina, è: Gloria a Dio, pace in terra, retto giudizio agli uomini. Se gli uomini coltivano il retto giudizio, in una condizione di pace prioritaria e universale, che andrebbe ricordata ai campioni della fede, ai re Carlo che tornan dalla guerra di faberiana memoria, la terzina si trasforma in distico: La stabilità della δόξα doxa la gloria divina, è lo י yod, il puntino che l’uomo deve scegliere di seguire attraverso un processo che molto opportunamente è stato chiamato εὐδοκία ossia la volontà di valorizzare εὐ la propria δόξα che umanamente è solo opinione, attività libera e autonoma che richiede una scelta continua, una fatica, una volontà, una responsabilità. In Dio essere e libertà coincidono, nella vita dell’uomo no, l’uomo deve costantemente muoversi e trasformarsi, decidendo ogni volta ogni secondo per il meglio, in una prospettiva non facile.
E’ una sfida continua, una fatica verso il meglio, ma in questa fatica troviamo un compagno di viaggio, Gesù, il quale non è la meta, ma una guida sicura, che, sempre rifacendoci alla parabola del buon pastore, è andato avanti e ci ha indicato la strada, lasciandoci dei richiami con la propria voce, il Vangelo. Il nostro obiettivo in vita non sarà arrivare alla perfezione della gloria divina, ma orientare la nostra buona volontà sempre più verso il bene. L’angelo ci dice che se ci applichiamo in questo percorso in cui troviamo Gesù e non ci arrestiamo al dogma adorante, ma proseguiamo il cammino con Gesù, allora quand’anche la meta non arrivasse presto troveremo quella pace interiore che è caratteristica tipica degli uomini di buona volontà.

Se dunque avete capito il messaggio per favore correte a salvare quei due prima che li rinchiudano e scusatevi per loro…. sono unitariani non possono per contratto dire in due la stessa cosa 🙂 ma alla fine convergono alla stessa esperienza di amore e crescita spirituale

Amen
Rob

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