Cari Amici,

Nella porzione riservata a questo Sabato vi è una affermazione particolare di Iakov

48:22 Io ti do una parte di più che ai tuoi fratelli: quella che conquistai dalle mani degli Amorei, con la mia spada e con il mio arco».

E’ una di quelle affermazioni che tanto piacciono ai fondamentalisti, ansiosi di trovare un qualsiasi pretesto per indire una nuova crociata contro gli infedeli… Un piccolo problema… Non c’è traccia di una azione di questo tipo.  Dobbiamo rassegnarci al fatto che Iakov dica volontariamente una bugia, o che ricordi male, oppure usare questa incongruenza come campanellino che squilla ogni volta che il testo sacro ci inviti ad allargare la lettura in una prospettiva a più sensi. Vediamo come.

1 LETTERALE  Da un punto di vista letterale l’incongruenza resta: alcuni hanno voluto vedere in queste parole il riferimento non ad un’azione fatta in prima persona, ma ad una bravata fatta dai suoi figli,  che pure egli condannò decisamente.  (Gen 34:30)

2 ALLEGORICO C’è accordo pressochè unanime, sia da parte ebraica che cristiana,  nel ritenere la spada una allegoria della preghiera e l’arco un’allegoria della supplica. Dobbiamo dunque capire bene il senso di questo accostamento per comprendere anche cosa sia quella parte in più di cui si parla. La spada dello Spirito è la Parola di Dio. La sintesi di Paolo su questo è ammirevole (Ef 6:17). Cosa vuol dire? Vuol dire che per difenderci dagli insulti e dalle offese, non abbiamo bisogno di scadere in altri insulti e in altre offese, ma semplicemente dobbiamo usare queste esperienze per rendere più salda la nostra fede, per raggiungere quella serenità interiore a partire dalla quale risulterà più semplice resistere alle provocazioni e agli insulti. Vuol dire inoltre che non dobbiamo segnare il nostro incontro con le persone che la pensano diversamente da noi come occasioni per diffondere odio, ma come occasione per proporre, avvicinare, educare l’altro alla Parola, trovando (lo vedremo meglio Domenica) di volta in volta, i modi, i contesti, le modalità più opportune per far sentire la presenza del Principale.  Siamo così all’arco, alla supplica.Vediamo meglio questo punto, che serve anche a chiarirci a quali condizioni possiamo chiedere qualcosa al Principale. 1 Come si usa l’arco? Regola numero uno: non tirarsi una freccia sui piedi. La supplica non deve essere un atto di miopia ed egoismo. Non dobbiamo chiedere di fare uscire i numeri…  2 La forza che dobbiamo mettere nel tiro,. Una supplica a favore degli affamati fatta da qualcuno che stia sul divano ad addentare popcorn, ha certamente un peso diverso dell’aiuto chiesto da quanti donino e partecipino alle mense dei poveri. 3 la grandezza dell’arco e delle frecce Prima di pensare alla fame nel mondo, iniziate a impegnarvi alla mensa del vostro quartiere, siate voi gli agenti di cambiamento in quel contesto. 4 La forza di gravità affinchè la nostra freccia raggiunga la destinazione minimizzando lo sforzo, dobbiamo indirizzare il nostro tiro in alto. Noi dobbiamo dedicare al Principale il nostro impegno e la nostra supplica, sarà lui a farla ricadere nel mondo, a centuplicarla, a renderla efficace.  L’arco è pensato per ogni essere vivente di qualunque specie (Gen 9:16) la nostra supplica funzionerà se sarà orientata per il benessere di qualunque essere vivente, non solo un bieco favoritismo per quelli che oggi ci piacciono…. Potrei continuare, ma credo basti per rendere l’idea

3 ANAGOGICO  E’ Giobbe (29:20) a dirci che l’arco è la forza spirituale con cui noi cerchiamo il Principale.  Come ci dice la Genesi (9:13-16) Io pongo il mio arco nella nuvola e servirà di segno del patto fra me e la terra. Avverrà che quando avrò raccolto delle nuvole al di sopra della terra, l’arco apparirà nelle nuvole;L’arco dunque sarà nelle nuvole e io lo guarderò per ricordarmi del patto perpetuo fra Dio e ogni essere vivente, di qualunque specie che è sulla terra».  L’arco è il simbolo della forza con cui ci impegnamo a scorgere la presenza del divino oltre le nuvole, simbolo della nostra personale missione in questa esperienza terrena.

4 MORALE Sappiamo conquistarci questa forza? Abbiamo la pazienza di imparare a proporre la Parola di Dio senza derogare al principio del rispetto della dignità e delle opioni dell’altro? Sappiamo metterci al servizio di ogni essere vivente, foss’anche di ogni essere umano, superando la naturale ostilità verso ciò che non ci piace? Non possiamo chiedere a noi stessi di approvare ogni altro, di essere d’accordo con tutti. Sarebbe innaturale. Possiamo però chiedere a ciascuno di noi di disciplinare la propria naturale ostilità interiore nei confronti di ciò che è altro da noi, per promuovere un Regno che sia la nostra risposta a quel patto che il Principale ci ha proposto.  Come è venuto fuori parlando con uno di voi, la spada rappresenta la Parola, la dimensione discendente, la traccia dell’esperienza divina, mentre l’arco rappresenta la nostra risposta, la dimensione ascendente, il nostro sforzo di puntare in alto…

Il nostro impegno per essere fedeli testimoni del patto perpetuo fra Dio e ogni essere vivente, di qualunque specie che è sulla terra. Una idea per un nuovo tatuaggio

Buon Sabato

Rob

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