3:1 Mosè pascolava il gregge di Ietro suo suocero, sacerdote di Madian, e, guidando il gregge oltre il deserto, giunse alla montagna di Dio, a Oreb. 2 L’angelo del SIGNORE gli apparve in una fiamma di fuoco, in mezzo a un pruno. Mosè guardò, ed ecco il pruno era tutto in fiamme, ma non si consumava.
3 Mosè disse: «Ora voglio andare da quella parte a vedere questa grande visione e come mai il pruno non si consuma!» 4 Il SIGNORE vide che egli si era mosso per andare a vedere. Allora Dio lo chiamò di mezzo al pruno e disse: «Mosè! Mosè!» Ed egli rispose: «Eccomi». 5 Dio disse: «Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro». 6 Poi aggiunse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio d’Abraamo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe». Mosè allora si nascose la faccia, perché aveva paura di guardare Dio. [INR]

Cari Amici,

Mi trovo per questo Sabato a commentare uno dei miei passi preferiti, e ne sono molto felice. Iniziamo da un punto fondamentale: Mosè si gira e guarda, Mosè decide di andare verso il pruno. La scelta di Mosè è libera e autonoma, nessuno lo chiama, nessuno lo convince, nessuno lo forza. Solo DOPO che lui si è mosso, il Principale agisce e gli si palesa.  Allo stesso modo dobbiamo imparare a proporre il nostro cristianesimo, non una colata d’asfalto che soffochi altre esperienze, ma un fiore tra fiori, che propone la sua bellezza e suoi profumi a chiunque voglia accostarsi ad annusarne il sapore. C’è bisogno che profumi più di altri, che sia in competizione? No, c’è semplicemente bisogno che ci sia, che sia forte e chiaro accanto ad altri. Sarà il singolo a decidere cosa annusare, quando annusare e come annusare.

Ma un’altra cosa ci dice questo passo: che il Principale si rivela per gradi, prima il piano materiale (pruno), poi il piano simbolico (angelo) fino al piano spirituale più diretto (Voce) fino a che l’uomo è in grado di reggere. Non tutti quelli che si accostano al nostro percorso hanno le stesse capacità, le stesse esperienze, gli stessi talenti la stessa velocità. Il Principale si palesa a ciascuno secondo quanto sia adatto a lui in  quel momento. Nostro compito è dunque quello di creare un contesto in cui ciascuno possa trovare degli stimoli adeguati a sè. Pensate a una palestra: una palestra è un contesto in cui diverse tipologie di persone si incontrano. Si incontra il culturista, che sta li ogni giorno, si incontra l’impiegatuccio di mezza età con la pancetta, che a fatica si tiene in peso, si incontra uno che si limita a guardare, ripromettendosi da mesi che inizierà domani. Per tutti questi la palestra è la stessa e serve esigenze diverse in maniera diversa. Il Principale è un tipo saggio: chiederà a ciascuno uno sforzo proporzionale al talento.  Per ognuno è possibile fare di più, ma il passo sarà naturalmente proporzionale al percorso di ciascuno. Non è detto che il percorso del culturista sia necessariamente quello da seguire, anzi. Ognuno di noi deve ascoltare se stesso sentire quando è il momento di crescere e quando quello di rallentare. Il ministro è a disposizione per aiutare in questo percorso di consapevolezza, rendendo possibile a ciascuno di trovare il proprio passo. Il proprio ritmo.

Pensate al non si consumava: E’ la solita incoerenza sul piano letterale che ci invita a un passo ulteriore. Pensate a una prima valenza del simbolo: il pruno uu della tolleranza, sommerso dalle fiamme dell’odio, della materialità, della mondanità, del fondamentalismo, che soccombe ma non si estingue, che si piega ma non si spezza, che resta a testimonianza, in un momento difficile come questo, che un’altra società è possibile, un’altra idea è possibile, basta volerlo. E’ un invito a continuare sempre e comunque a predicare i valori di fratellanza in cui crediamo nel deserto delle guerre. E’ una assicurazione sul fatto che, per quanto  le forze sembrino sproporzionate secondo la logica mondana, per quanto la triste eco di ciò che sta accadendo, ci faccia sembrare fuori dal mondo, è questa la strada giusta da seguire.

Questo in fondo ci dice un’altra cosa: che sono proprio le situazioni come questa quelle che rivelano la cifra del nostro intimo essere. Se crediamo che un altro mondo sia, possibile, che un’altra società sia possibile, che altri valori siano alla nostra portata, questo è il momento di dircelo e di dimostrarlo. Quando la disperazione libera il nostro cuore dall’arroganza della supponenza, quando il vociare delle armi ci lascia in un silenzio impotente e terrificante, è quello il momento in cui dobbiamo ricordarci che il pruno non si consuma, che il Principale si manifesta, che è li che ci tende la mano, che ci urla con tutte le sue forze di piantarla di fare i pirla, ma che non riusciamo a sentirlo perchè il nostro cuore è gonfio della monotonia assordante del fondamentalismo, dogmatico o materialista che sia.

Poi pensateci un attimo: se doveste associare al Principale una pianta quale scegliereste? Chiunque sceglierebbe qualcosa di maestoso. che so, una quercia altissima e secolare, una roba maestosa e potente. I piccoli uomini hanno questa mania di attribuire a Dio i loro piccoli desideri. La Maestà, l’opulenza, la magnificenza, non sono attributi divini, ma semplici antropomorfizzazioni umane, estremizzazione dei loro piccoli desideri. Coloro che sono realmente Grandi non hanno bisogno di manifestare opulenza, non hanno nulla da dimostrare a nessuno. Questo passo ci insegna che se vogliamo cercare il Principale dobbiamo saper ascoltare le piccole cose,  saper guardare tra le righe, nei posti più insignificanti, nei pruni tra le querce. Se sapremo avvalorare queste piccole cose, questi piccoli segnali, allora troveremo una salda e sicura consapevolezza della nostra radice divina.

Ma torniamo al fuoco, esso rappresenta un sacco di cose, proverò a sintetizzare. Anzitutto l’intima complessità della realtà, la sua profonda ricchezza, il suo potere generante come fuoco inestinguibile. L’uomo spesso tenta di isolare porzioni di questo fuoco, far si che si solidifichino in dogmi e codicilli, che stiano fermi. La realtà è dinamica, l’uomo invece costitutivamente tende alla ricerca di stabilità. In questa differenza sta tutta la necessità che la spiritualità non sia un esercizio statico, una continua ricerca di equilibrio. Questo passo ci mostra come Dio sia presente in ogni singolo elemento della natura, come nel fondo di ogni anima umana. Questa presenza noi celebriamo e affermiamo ogni volta che mostriamo rispetto per l’altro, ogni volta che facciamo di questo fuoco la sostanza del calore di un abbraccio e non l’animosità di una sterile lite teologica. La scelta su come impiegare il fuoco è solo nostra.

Un ultimo elemento, poi vi lascio: il parallelo col fuoco ci mostra per analogia un altro paragone possibile con gli attributi divini. Così come il fuoco tende verso l’alto, così lo Spirito Divino è presente in ogni creatura per permetterle di tendere verso l’alto. Quella del Divino nelle creature non è solo presenza, non è solo dono di talenti, ma è anche e soprattutto sprone, spinta. Il Principale ci lascia liberi di decidere ma poi, sotto sotto, ci suggerisce di non far cavolate, ci sussurra la dolcezza delle parole di pace e serenità spirituale. Mettiamo dunque da parte le urla assordanti del nostro orgoglio, mettiamo da parte i proclama e le distrazioni e fermiamoci ad ascoltare, la calda voce del Principale che è pronto a ispirarci e confortarci nel silenzio della preghiera e del riposo.

Buon Sabato

Rob

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