Cari Amici,

Per capire il senso della testimonianza nel mondo unitariano penso occorra distinguere tra una dimensione interna alla Comunione e una esterna ad essa. La Comunione diventa così il primo luogo in cui noi dobbiamo testimoniare sia la nostra volontà di appartenervi, sia il nostro personale percorso all’interno di essa. Ma cosa testimoniamo? Come lo testimoniamo? Quando lo testimoniamo? Quali sono alcune delle possibili fonti fonti (mi occuperò di quelle cristiane, ma, se vi piace il tentativo, potremo fare ricerca ed estendere ad altre fonti). Quelli che seguiranno saranno alcuni dei possibili punti di cui rendere testimonianza

(I)

a) L’intrinseca diversità di ogni creatura e l’intrinseca dignità di ogni esperienza di vita, e spirituale. Ogni persona è unica, è una forma d’arte, è un tremendo bagaglio di ricchezze che vanno coltivate in maniera propria e autonoma. Io nell’altro apprezzo la diversità non voglio farne una fotocopia di me stesso, se volessi vedere solo repliche di me stesso passerei la vita allo specchio.

b) Per i cristiani: Dove trovo questo nel Vangelo? Ad esempio nella parabola dei talenti che invita a non sotterrare il proprio intrinseco talento ma a farlo fruttare: Mt 25:24 Poi si avvicinò anche quello che aveva ricevuto un talento solo, e disse: “Signore, io sapevo che tu sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; 25 ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra; eccoti il tuo”. 26 Il suo padrone gli rispose: “Servo malvagio e fannullone, tu sapevi che io mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; 27 dovevi dunque portare il mio denaro dai banchieri; al mio ritorno avrei ritirato il mio con l’interesse. O anche Lc 26:31 Allora [ad Emmaus] i loro occhi furono aperti e lo riconobbero; Questo passo vuol dire che dobbiamo trattare ogni singolo essere vivente con lo stesso rispetto che daremmo al Maestro, e, non dovremmo mai far mancare rispetto accoglienza, calore amorevole ad ogni singolo uomo che incontriamo sulla nostra strada. Pensate al forestiero di Emmaus, è probabile che l’esperienza ci si presenti sotto mentite spoglie, che subito non capiamo, ma la nostra apertura, disponibilità e accoglienza deve essere reale, e non una cosa che affermiamo la domenica perchè fa figo, ma ci dimentichiamo il lunedì perchè lui non la pensa come me. Io adoro il mio Principale, e lui è stato talmente generoso da donarmi un mondo ricco di fiori e di esperienze, ha creato gli uomini, miliardi di opere d’arte, e io non conosco modo migliore di apprezzare la sua creazione e ringraziarlo, se non amando, amando davvero ogni essere vivente. Se poi non la pensa come me tanto meglio, avessi voluto aver sempre ragione avrei parlato a un registratore. Noi non vogliamo sotterrare il talento divino in una cassaforte solo cristiana di cui arbitrariamente abbiamo deciso i contorni e i confini secondo ciò che ci piace al momento, vogliamo che il seme cresca e germogli, diventando sempre un migliore se stesso, concimato da esperienze che più saranno diverse più saranno fertili

c) Per tutti: quando dare prova di questo? Nella Comunione ogni volta che entra qualcuno con idee nuove, proposte con garbo, e che non siano offensive, siate i primi a mostrare amore e accoglienza. E se non fossero idee cristiane? Non importa. Chiariamo questo punto. Io non voglio una Comunione in cui tutti mi dicano di essere cristiani e poi sotto banco si dimostrino chiusi, elitari, incapaci fattivamente di un dialogo sereno, talmente insicuri di ciò che credono da guardare con paura e con sospetto al pensiero divergente.  Ad  una comunità cristiana di nome, io preferisco una comunità cristiana di fatto, in cui certi valori di accoglienza, amore per i nemici, tolleranza, aiuto reciproco, e ricerca comune vengano dimostrati di fatto. Se poi alcuni chiamano in maniera diversa questo gruppo di valori mi importa meno, cerco una comunità di sostanza, non una comunità di carta. Quindi, il primo dovere di testimonianza è fatto verso gli ultimi, gli emarginati, permettendo loro di esprimersi. Questo a rigore potete farlo anche in ufficio e nella vita, impegnandovi ad aiutare anche il collega più sfigato a esprimersi ed impegnarsi. Non è importante che condividiate cosa dice, ma, come diceva Voltaire, è importante che gli permettiate di esprimersi.

(II)

a) La seconda cosa che testimoniamo è la nostra volontà di disciplinare quella che Spong chiama la nostra naturale ostilità interiore verso la diversità.  Se non sei pronto a fare questo esercizio di disciplina, questo non è il posto. Attenzione, questa disciplina dell’ostilità non è un dato a priori, una cosa che uno possa decidere di avere o non avere, ma è un esercizio costante, in cui ciascuno di noi deve impegnarsi e allenarsi. Siamo tutti d’accordo nel considerare l’omofobia una piaga sociale da combattere, e spero che su questo concordiate. Ma gli UU non sono solo contro l’omofobia in quanto tale, ma contro la diversofobia in generale . Ognuno di noi ha una propria intrinseca fobia verso qualcuno, si chiamino gay, si chiamino disabili, si chiamino terroni, si chiamino juventini si chiamino malati, si chiamino atei, si chiamino cristiani, ognuno di noi prova un sano, naturale, umano ribrezzo verso qualcuno. TUTTI ce l’abbiamo, io per primo. Stare nella nostra comunità non significa non provare questa intima fobia, sarebbe innaturale, significa però impegnarsi a disciplinarla, impegnarsi anzi a voler accogliere per primo l’oggetto della propria fobia. Questo è il primo esercizio della nostra comunità. E’ un esercizio banale come 10 flessioni, ma nessuno ha poi tanta voglia di farlo. Sulla porta dell’Accademia di Platone si mormora ci fosse scritto “non entri chi non è matematico” sulla nostra c’è scritto “non entri chi non è tollerante” Non pensate sia poco, non pensate sia facile, ma quell’esercizio, l’esercizio della tolleranza, è qualcosa che ci accomuna ancor più dei 7 Principi.

b) Per i cristiani: Dove trovo il riferimento a questo nel Vangelo? In Mt 5 Beati i miti, perché erediteranno la terra.Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli ». Operatori di pace. Cosa significa operatori? Che se vogliamo imparare a stare in un gruppo umano dobbiamo lavorare prima di tutto per disciplinare quella naturale ostilità interiore verso il diverso. E’ un esercizio continuo e costante, ma se tutti noi in Comunione ci impegneremo a farlo, allora dimostreremo di essere uomini di buona volontà e di voler realizzare quel progetti di pace sulla terra che l’angelo ci ha invitati a mettere in atto la notte di Natale.

c) Per tutti. Quando devo testimoniare la mia disciplina? Quando state per mandare a quel paese qualcuno. Quando sentite discorsi del tipo: Si certo, io amo il mio prossimo, MA. Quel MA è la crepa che permette al germe dell’intolleranza di insinuarsi. Interrogatevi su quanti ma ci sono nella vostra vita, e lavorate per disciplinarli

(III)

a) Non giudicate. Nessuno, per nessun motivo.  Ogni persona che incontri, sta combattendo una battaglia interiore di cui non sai nulla, sii gentile, sempre. Noi non siamo qui per giudicare nessuno. Non è compito nostro sostituirci al Principale. Sarebbe un atto di arroganza intollerabile quello di pretendere di valutare il percorso di fede di gente di cui non sappiamo nulla. Non siamo a scuola, nessuno dà i voti, non è un concorso a premi, non è una gara a cui vince chi arriva primo, non è una competizione in cui mostrare quanto si è bravi. E’ una comunione di debolezze e di aspirazioni. La debolezza di essere umani, di essere fallibili, di sbagliare sempre, e l’aspirazione di una ricerca spirituale comune

b) Per i cristiani:  Lc 6:41 Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? 42 Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. O anche Mc 10:18 Perchè mi chiami buono? Solo Uno è buono, cioè Dio. Allo stesso modo noi riteniamo che solo uno sia giudice, cioè Dio. Trattenetevi dalla comoda tentazione di giudicare il vostro prossimo e sostituirvi al Principale. Il Maestro ci dice che verrà il giorno in cui il Principale probabilmente valuterà. A Lui e solo a Lui è dato il compito di valutare. A nessun altro. Tanto meno a me.

c) Per tutti. Quando testimoniare questo?  Quando troverete Soloni pronti a sbandierare facili teorie sui buoni e sui cattivi, sui noi e su loro. Quando vi presenteranno le cose come bianche o come nere, ignorando volutamente la saggia lezione del Tao, che in ogni bianco c’è un puntino di nero, e in ogni nero un puntino di bianco. Allo stesso modo in ogni uomo, anche in quello più cattivo, c’è sempre una scintilla divina sotto la cenere dell’arroganza, che ha una lezione da insegnarci, qualcosa da dirci, foss’anche solo non fate come me. I cristiani in questo senso hanno anche il curioso corollario di quanti sono così solerti nel dirvi se si siate o non siate cristiani. Il solo fatto di poter pensare di determinare il grado di cristianità del tuo prossimo è una incoerenza talmente grossa che non merita nemmeno la vostra attenzione. Diffidate da quanti vi giudicano, passate oltre. Non è possibile dialogare con chi non voglia ascoltare che una sola voce, la sua.

(IV)

a) Noi testimoniamo la pazienza nell’aspettare che tutti crescano e maturino i valori che proponiamo secondo i loro tempi, secondo i loro inciampi, secondo il loro personale percorso. La Comunione è una apertura che richiede tempo e cure costanti. Noi tutti, nessuno escluso siamo pronti a dedicarle del tempo.

b) Per i cristiani.  Lc 13:6-9 Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai». Noi non siamo quelli che tagliano, ma quanti si impegnano ad aiutarsi l’un l’altro affinchè il fico non venga tagliato. Non non siamo in competizione per arrivare primi, ma ci aiutiamo per arrivare tutti insieme

c) Per tutti. Testimoniate la vostra capacità di disciplina interiore, quand’anche il mondo sembri inneggiare a valori che non sono nostri, quand’anche sembri anacronistica la nostra proposta, ricordate gli esempi dei nostri padri unitariani. che loro stessi lottarono per questi valori, e pazientate

(V)

a) Noi unitariani impariamo per riflessione e non per fotocopia. Io traggo giovamento dall’esperienza altrui non con l’intento di copiarla o fare uguale. Non siamo in catena di montaggio. Come in una mostra d’arte io traggo ispirazione dai quadri altrui, ma nel farne uno mio ci metterò del mio, senza volerne fare una copia, che in quanto tale, risulterebbe sbiadita. Noi incoraggiamo la libera creatività ed espressione, prendendo gli altri come esempio e non copiando le loro opere. Che noia sarebbe la fotocopia di uno stesso quadro ripetuto cento volte

b) Per i cristiani:  Mt 25:34 Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. [INR] Imparate a guardare la realtà come molto più complessa di quanto appaia, e come un’opportunità di incontrare nell’altro in qualunque altro, il volto del Maestro, vedendo  la realtà come un dono di Dio ed usando le esperienze per crescere spiritualmente.

c) Per tutti, accostatevi alla realtà come un qualche cosa di ricco e inesauribile, cercate sempre di conoscere altri e nuovi punti di vista, fate della ricchezza delle prospettive la vostra forza e non autocastratevi nella monotonia del pensiero unico

Questo mi viene in mente ora, starà a voi suggerirmi altri aspetti e arricchiremo insieme questo scritto

Ho abusato troppo della vostra pazienza.

Buona Giornata

Rob

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