Cari amici,

Lc 2:34  E Simeone li benedisse, dicendo a Maria, madre di lui: «Ecco, egli è posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele, come segno di contraddizione, 35 affinché i pensieri di molti cuori siano svelati».

Non starò a dirvi che Gesù è nato come chiunque altro e Maria si è purificata dal parto come qualunque donna ebrea, presentando il figlio al Tempio come qualunque famiglia ebrea. Nulla di soprannaturale nella nascita del Maestro. Non voglio perder tempo a eccepire norme di buon senso su altre dottrine, l ho fatto e potrei rifarlo a beneficio di ciascuno di voi me ne chieda informazioni in privato, ma adesso sprecherei solo il nostro tempo se per l’ennesima volta andassi a mostrare la naturalezza biologica e storica di quanto accaduto. Per noi il Maestro non è speciale per la nascita rocambolesca o per il possesso di poteri soprannaturali, ma è speciale il messaggio che Egli ha portato nel mondo, e la limpidezza del per corso che egli, umano tanto quanto noi, ha saputo condurre e portare a termine. Noi dobbiamo pensare ad approfondire quel messaggio, spesso dimenticato o messo in secondo piano da mirabolanti avventure della fantasia. Lascerò dunque ai più curiosi tra voi il compito di contattarmi in privato per discutere degli aspetti ginecologici della nascita di Gesù, e occuperò invece questo tempo a chiarire quanto di utile ci sia in questo verso alla definizione del messaggio complessivo

Mi riprometto di farlo non prima di avervi messo a parte di un aneddoto personale occorsomi nel febbraio del 2009. Ero a un matrimonio cattolico, ero appena stato ordinato e quella era la prima volta che assistevo a un servizio di una tradizione diversa. Era il matrimonio di due amici, ma conoscevo pochissima gente intorno e la mia mente profittò per fare qualche volo pindarico. Che bella che era quella Chiesa! Affrescata, riscaldata, adornata, piena di gente… Quando mai ne avremmo avuta anche noi una così? In italia sarebbe stato difficile, e per quanto avessi giurato a me stesso di metterci tutto il mio impegno, le possibilità sono, allora come oggi piuttosto scarse. Che bravo che era il prete, parlava d’amore dicendo cose molto belle, citava una serie di interpretazioni cui io mai nella vita sarei arrivato. Sarei stato in grado di dire anche io cose altrettanto interessanti e belle? Ne dubitavo allora e ne dubito ancora oggi. Che bella era la sposa…

Mentre ero lì che stavo facendo le mie considerazioni, un bambino accanto a me, biondissimo, bellissimo, buffissimo in un cravattino che gli arrivava ai piedi e un vestito che era di almeno tre taglie più grande di lui, allungò un braccio e dalle maniche della giacca fece uscire un ditino indagatore con il quale indicò il prete e chiese alla mamma: Mamma, perchè lui è triste? L’affermazione mi colpii molto, mi scusai con il Principale per aver guardato più la sposa che il mio collega (non sarò mai un bravo ministro!) e mi girai a guardare quell’uomo che proferiva parole d’Amore dal pulpito. Tolsi idealmente l’audio e mi resi conto che in effetti, quell’affarino sepolto sotto un vestito più pesante di lui aveva ragione. Era triste, era stanco, era scazzato (un ministro potrà dire scazzato in un sermone? Boh) era dilaniato da qualcosa e più le parole suonavano d’amore, più questo suo malessere risultava evidente, almeno al piccolo attento accanto a me che da grande diventerà, lui sì, un bravo psicologo. Eppure diceva parole bellissime, eppure era un giorno di festa… Ma era triste.

Voi siete felici? Che domanda strana vero? Ogni credente in quanto tale si dovrebbe dir felice nel credere ciò in cui crede, mi pare il minimo no? Per contratto i cristiani c hanno la Bibbia che dovrebbe render loro felici. Lo fa davvero? A parole sempre, di fatto a volte no. Possiamo ammettere che pur essendo cristiani ed essendo felici di esserlo, certi giorni ci girano? Mi sembra normale, umano. Eppure il mito del buon cristiano ci impone di professarci sempre felici, come in un ritratto di Dorian Gray ante litteram, e spesso gli incontri tra credenti diventano la sagra di chi la spara più grossa, tentando spesso di autoconvincersi di ciò che dice. Ecco il senso di questo verso: Il messaggio di Gesù è un segni di contraddizione (σημεῖον ἀντι λεγόμενον) , più ci si accosta autenticamente al Vangelo, più diventa impossibile mentire a se stessi. Il Vangelo, se ci sono crepe, distonie tra ciò che si sente e ciò che si mostra lo evidenzia e lo rileva fino a diventare un peso insopportabile. Questo verso ci dice che il vangelo rivela i reali pensieri del cuore, (espressione bellissima  καρδιῶν διαλογισμοί)

Di quali crepe stiamo parlando? Me ne vengono in mente due:

1) la prima è la frattura tra ciò che si dice e ciò che si fa. Il Vangelo parla proprio di due discorsi che si contrappongono  ἀντιλέγειν, due logos opposti, quello del cuore e quello della bocca. Quando qualcuno afferma di essere ciò che non è, quando afferma di amare il proprio prossimo, di essere caritatevole, di ” sentire” amore per la creazione e per le creature, e poi non è vero, quando uno durante i Servizi fa tanti bei proclami, ma poi intimamente la sera stessa agisce in una maniera diametralmente opposta, qualcosa non va. Egli per primo sente il peso di questa frattura e ne vive la pena, costretto a cercare da qualche parte rimedi per non sentire, per non vedere, nascondendo il proprio ritratto in soffitta come Dorian, oppure girovagando da un porto all’altro come Ulisse.

2) Ma c’è un altro  modo in cui intendo questa possibilità: quando ciò che hai non è ciò che vuoi. Se uno non è contento di ciò che ha, e vuole sempre qualcos’altro, allora ecco che non potrai mai essere felice perchè in qualunque posto tu sia vorresti essere altrove. Pensate ad Alessandro Magno, prima volle conquistare il posto del padre in Macedonia, poi conquistò la Grecia, poi la Persia, poi l’Asia giungendo fino al Gange… e poi pianse perchè non avrebbe più potuto espandersi… Allora volle essere proclamato Dio, ma neanche quello gli bastò più… allora tornò indietro… tutto questo in una decina d’anni.

Quanti di noi si riconoscono in questi due difetti. Tutti, io per primo. Questa duplice contraddizione si chiama vita, ed è naturale quanto respirare, mangiare, ridere. Non sono qui a dirvi, guai a voi se provate simili emozioni, le ho provate e le provo anche io, ma sono qui per dirvi, state attenti a non farvi dominare da esse, ad ignorare, a dichiararvi troppo facilmente immuni o sconfitti da queste due contraddizioni

Il percorso spirituale, come vedremo tra poco, è la cura di tali contraddizioni. Il Vangelo (e, accanto ad esso, qualunque altro testo sacro) non ha solo funzione diagnostica delle contraddizioni, ma possiede anche un potere riparatore, quello di sanare tali contraddizioni, invitando al percorso, all’approfondimento. Come? In un post, che gli hackers hanno trovato talmente bello da volere conservare solo per sè, (sono soddisfazioni…) esponevo la teoria per cui il Vangelo propone una cura in 3 principì: il principio di carità, il principio di moderazione e il principio di dedicazione. Vediamo in che modo essi possono esserci utili.

Il principio di carità vorrebbe che io mi dedicassi davvero all’altro, al servizio, alla condivisione, alla comprensione, senza storcere il naso se questo è gay, juventino, pagano, ateo, mulusmano, terun, disabile… e ognuno ci metta la sua fobia preferita. Se davvero amo il mio prossimo, sono pronto a farlo “a perdere”, qui, ora, nella realtà che mi circonda, in quella che il Principale mi fa incontrare, non in una fittizia che mi scelgo per comodità. Solo questa apertura realmente concreta, disinteressata, totale, incondizionata, invera il Vangelo, sanando le contraddizioni

Principio di Dedicazione Se davvero voglio seguire le orme del Maestro, mi dedico da un lato al servizio al Principale, dall’altro a quello dei fratelli. Attenzione però. Il Principio di Dedicazione chiama a una scelta interiore e personale, non lo si deve usare come discriminante tra i fratelli. Non è importante quindi ciò che credano i fratelli, è importante ciò che credo io. Loro non smettono di essere fratelli solo perchè in qualche misura la pensano diversamente da me Sono io che dico di credere che siamo tutti figli di Dio, sono io che dico di essere seguace di un uomo che insegna ama i tuoi nemici, beati i miti, beati i perseguitati per causa mia, allora sta a me l’onere della prova. Sono io a dovermi dedicare al loro servizio, senza sceglierli, senza distinzioni. Gesù ne ha scelti Dodici, nessuno di questi poteva dirsi un perfetto giudeo. Anzi. E nessuno di questi si rivelò poi cosi grande, perchè tutti si dileguarono nel momento critico. Ma Gesù scelse loro perchè loro ha incontrato, e li ha amati, ha dato la vita per loro, sapendo che non erano granchè, immaginando che qualcuno avrebbe tradito. Ma li ha accolti. Allontana da me questo calice, ma non la mia ma la Tua volontà sia fatta. E nel punto peggiore, invece di piazzarci un sano vaffa, ha avuto il coraggio di dire Perdona loro . Ora, abbiamo il coraggio di paragonare le nostre personali questioni a quella lì? Se noi vogliamo essere seguaci di uno così… dobbiamo dimostrarlo, dimostrare di meritarci un simile Maestro, e il primo passo per meritarlo è accogliere ciò che accade.

Principio di moderazione E siamo così all’ultimo aspetto: Amiamo la realtà che ci circonda. Impariamo a moderare il nostro disagio disagio, trasformandolo in energia positiva, in amore per il prossimo, attraverso l’impegno comunitario, il servizio, la preghiera, l’accoglienza dell’altro. Usiamo questa energia per indagare gli avvenimenti della nostra vita e riscoprire ogni giorno un motivo in più per impegnarci in ciò che facciamo, ritrovando ogni giorno nuove prospettive di autenticità non tanto sui libri o dietro gli schermi, ma in quell’apertura alla vita comunitaria, la cui bellezza stiamo riscoprendo insieme ogni giorno.Impariamo a sentire la voce del Principale in ogni piccolo rumore , oggi, ora, adesso. Il tuo prossimo è chi ti è vicino, chi ti è a contatto. La tua croce è questa qui, la vita di oggi, ora. Un giorno piangevo con un mio fisioterapista. Avevo 10-12 anni. Boh. Ero in crisi, gli dicevo, “ah se fossi Rambo… io farei questo, farei quello….” Lui mi rispose… “non faresti nulla, poichè Rambo al tuo posto avrebbe imparato ad alzarsi dal letto da solo e tu non l’hai fatto. Rambo non si sceglie le missioni, gliele danno, e la tua è questa, quella di essere un disabile migliore, per cui se vuoi essere Rambo, agisci come Rambo, e impara l’esercizio….” All’inizio mi incazzai, ma aveva ragione, e la settimana dopo sapevo fare l’esercizio… Questa è la nostra missione, noi siamo l’un l’altro il nostro prossimo, e noi dobbiamo amare la nostra realtà e amarci l’un l’altro, se davvero crediamo in ciò che diciamo. Cosa vuol dire amare la realtà che ci circonda? Parlando dell‘amor fati di solito si fa una domanda: Tu vorresti che il giorno di oggi fosse replicato all’infinito per il resto dei tuoi giorni? Se i giorni a venire fossero tutti come oggi, tu saresti felice? Domanda non semplice, ma credere significa rispondere affermativamente.  Ci può essere, ci deve essere il desiderio di evolvere, migliorare crescere, ma deve venire dopo e solo dopo la piena e totale accettazione dell’oggi. Solo quando avremo amato davvero ciò che ci capita potremo pensare di elevarci, in modo che ‘l piè fermo sempre sia ‘l più basso  Se il piè basso non è fermo… se non si ama la realtà di oggi, prima o poi si cade. Modera dunque la tua intima insoddisfazione, la rabbia, la frustrazione e permettiti di amare ciò che c’è.

Vi lascio dunque con 3 imperativi:

Amate la creazione, la realtà che vi circonda, scoprendola come un dono inesauribile

Amate il vostro prossimo senza distinzioni, dimostrando così anche il concreto amore per il Principale, una storia d’amore vissuta, non letta sui libri

Cercate di vivere ogni giorno, ogni ora, in modo da poter desiderare che ciò che state facendo possa ripetersi per ogni altro giorno della vostra vita, convertendo attraverso la preghiera e l’esperienza comunitaria, l’energia negativa in volontà di assaporare ogni giorno nuove sfaccettature di quell’esperienza unica che è la vostra vita

Io Non vi posso assicurare che facendo queste tre cose sarete felici, ma vi posso testimoniare di un tizio che duemila anni fa queste cose le ha fatte, e credo che sia stato molto vicino all’essere davvero completamente totalmente felice.

Fate come lui

Amen

Rob

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