Scritto dal Dr. Kazi Nurul Islam Professore ae Preside del Department of World Religions and Culture, Università di Dhaka, Bangladesh

Mercoledì 31 Dicembre 2013

Pubblicato in Dialogue & Alliance, Vol. 27, No. 2, 2013

trad it: Sara Crovetto

L’Islam è una religione che afferma che la pace è il summum bonum o il massimo obiettivo della vita dell’uomo, e che una totale resa alla volontà di Dio è l’unico mezzo per conseguire tale obiettivo. Fino a tempi recenti alcuni studiosi non musulmani hanno usato il termine “Maomettanesimo” invece di “Islam”. Secondo loro, “Maomettanesimo” sembrava implicare l’adorazione di Muhammad, esattamente come cristiano e Cristianesimo implicano il culto di Cristo. Il termine “Islam” non veicola alcun rapporto di quel tipo; non indica alcuna persona, popolo o paese specifico, ma è indirizzato all’intera Creazione.

Il principio cardine dell’Islam è una fede nell’assoluta unità di Dio. Nella prima sura o capitolo del Corano,[1] Dio è stato descritto come al-Rahman (il Misericordioso), al-Rahim (il Clemente), Rabb al-alamin (il Signore degli uomini). Qui si può dire che la Bibbia ebraica e l’Antico Testamento si riferiscono a Dio definendoli il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Ma in nessun punto il Corano indica Dio come il Dio di uno specifico profeta.[2] Di fatto, Dio è il solo ed unico Creatore di tutte le cose nell’universo.

Malauguratamente, gli insegnamenti del Corano sono stati fraintesi sia dai critici che da alcuni fedeli dell’Islam. Essi non sanno che il Corano esorta il pensiero razionale, promuove il ragionamento scientifico, aborre il terrorismo e condanna il fanatismo e l’estremismo. Non sanno – e a volte non vogliono accettare – che il Corano sostiene l’universalismo e il pluralismo religioso. Il presente scritto è un umile sforzo di presentare il messaggio coranico di universalismo e pluralismo religioso.

Innanzitutto vediamo cosa si intende con il termine “universalismo”. Universalismo indica dei concetti religiosi, etici e filosofici con applicazione o applicabilità universale. In filosofia, l’universalismo è una dottrina o una scuola che afferma fatti universali che possono essere scoperti, ed è quindi interpretato ritenendolo in opposizione al relativismo. Nel contesto dell’etica, il termine universale si riferisce a ciò che vale per tutti gli individui in situazioni simili. Il significato esatto del termine universalismo è diverso nelle diverse religioni.[3] Per universalismo l’Islam intende l’amore e l’interesse di Dio per gli esseri umani in tutto il mondo. L’Islam sostiene che Dio ha mandato rivelazioni ai Profeti in tutta la storia umana, per portare pace e armonia per mezzo della sottomissione alla volontà di Dio.

Parliamo ora del pluralismo religioso. Il pluralismo culturale e religioso ha una lunga storia dall’antichità alle tendenze contemporanee nella postmodernità. Il fenomeno del pluralismo religioso è una delle questioni più importanti nell’odierno pensiero religioso. Pur comunemente utilizzato, il termine pluralismo religioso ha vari significati distinti,[4] ma l’idea più comunemente accettata di pluralismo religioso è la dottrina della tolleranza religiosa. La società nella quale persone di diversa fede e retaggio culturale vivono insieme è chiamata una società pluralista. Nella prospettiva coranica, il pluralismo religioso implica una società di armoniosa coesistenza tra appartenenti a religioni o denominazioni religiose diverse.

In termini univoci il Corano afferma che il messaggio che contiene è universale. Riffat Hassan, uno dei più importanti studiosi contemporanei di religione comparativa, afferma correttamente che chiunque abbia letto il Corano senza pregiudizi è consapevole che l’Islam ha ideali autenticamente universali.[5] Questo è decisamente evidente da alcuni versetti del Corano.

Nella Sura 10:47 si afferma che Dio ha messaggeri per ogni popolo. Nella Sura 35:24 Dio dice che non c’è mai stata una comuntà a cui non sia giunto un ammonitore. La Sura 38: 87 afferma che questa scrittura divina non è che un monito a tutti i mondi. La Sura 81:27-28 dichiara che questo messaggio è un monito a tutto il genere umano, a chiunque desideri percorrere la retta via. La Sura Baqara afferma: “Guardatevi da un Giorno in cui sarete ricondotti a Dio: ogni anima sarà pienamente ripagata per ciò che ha guadagnato, e a nessuno sarà fatto alcun torto” (2:281).

Che lo spirito dell’Islam sia pluralista e abbia un’ampia base è evidente da alcuni versetti del Corano:

I credenti (musulmani), gli Ebrei, i Cristiani e i Sabei, tutti coloro che credono in Dio e nell’Ultimo Giorno e fanno il bene hanno la propria ricompensa presso il loro Signore (2:62).

I credenti (Musulmani), gli Ebrei, i Sabei e i Cristiani, quelli che credono in Dio e nell’Ultimo Giorno e compiono buone azioni non avranno nulla da temere o di cui rammaricarsi (5:69).

In verità chiunque si diriga interamente a Dio e faccia il bene avrà la propria ricompensa presso il suo Signore: essi non avranno alcun timore né si affliggeranno (2:112).

L’Oriente e l’Occidente appartengono a Dio: ovunque vi voltiate, c’è il Suo Volto (2:115).

Dio è il Creatore dell’Universo, ed Egli manda la guida a tutta l’umanità. Per questo motivo il Corano ordina ai Musulmani di affermare i messaggi divini affidati a tutti i precedenti Profeti. I Musulmani, come parte indispensabile della loro fede (Iman), devono affermare di credere in Dio e nei Suoi angeli, nei Suoi Libri sacri e nei Suoi messaggeri, nel Giorno del Giudizio e nella distribuzione del bene e del male da parte Sua nel giorno della resurrezione:

Il messaggero crede in ciò che è stato fatto scendere su di lui dal suo Signore, così come fanno i fedeli. Tutti loro credono in Dio, nei Suoi angeli, nelle Sue scritture e nei Suoi messaggeri. Noi non facciamo distinzione alcuna tra i Suoi messaggeri (2:285).

Non solo ai Musulmani è richiesto di affermare la continuità dell’Islam con le rivelazione e i Profeti precedenti, ma ad essi non è mai permesso in alcuna circostanza di attuare alcuna distinzione tra di essi:

(Quindi voi credenti) dite: “Crediamo in Dio e in quello che è stato fatto scendere su di noi, e in quello che è stat fatto scendere su Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e le Tribù, e in quello che fu dato a Mosè, Gesù e a tutti i profeti dal loro Signore. Noi non facciamo alcuna distinzione tra di essi, e ci dedichiamo a Lui” (2:136).

Un passo alla volta, Egli ha fatto scendere la Scrittura su di te (Profeta) con la Verità, confermando ciò che era accaduto in precedenza: Egli ha fatto scendere la Torah e il Vangelo in precedenza, come guida per gli uomini, ed Egli ha fatto scendere la distinzione tra il bene e il male (3:3).

Dì (Muhammad): “Noi (musulmani) crediamo in Dio e in quel che è stato fatto scendere si di noi e su Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e le Tribù. Crediamo in quel che fu dato a Mosè, Gesù e i profeti dal loro Signore. Non facciamo distinzione tra alcun (profeta. È a Lui che noi ci dedichiamo” (3:84).

Abbiamo fatto scendere la rivelazione su di te (o Profeta) come abbiamo fatto con Noè e i profeti dopo di lui, ad Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e le Tribù, a Gesù, Giobbe, Giona, Aronne e Salomone – a Davide demmo i Salmi – ad altri messaggeri che già ti abbiamo menzionato e ad altri di cui non ti abbiamo parlato – a Mosè Dio parlò direttamente – messaggeri che portarono la buona novella e il monito, così che gli uomini non avrebbero avuto scusa alcuna dinanzi a Dio, una volta che i messaggeri erano stati inviati: Dio è Onnipotente, Saggio (4:163-165).

In materia di fede, Egli ha stabilito per voi (uomini) lo stesso comandamento che diede a Noè, che Noi ti rivelammo (Muhammad) e che imponemmo ad Abramo e Mosè e Gesù: “Sostenete la fede e non dividetevi in fazioni al suo interno” – ciò che tu (Profeta) inviti gli idolatri a fare è difficile per loro; Dio sceglie chi Egli vuole per Sé e guida a Sé coloro che si volgono a Lui (42:13).

Noi abbiamo mandato altri messaggeri prima di te – alcuni ti abbiamo menzionato, ed altri no – e nessun messaggero potrebbe produrre un segno tranne che con il permesso di Dio. Quando (il Giorno che) Dio ha decretato giungerà, il giudizio sarà emesso tra di loro: là e in quel momento, coloro che avranno seguito la falsità saranno perduti. (40:78)

Si può osservare qui che il Corano identifica per nome circa 25 profeti. Mahmoud Ayub sostiene che il versetto sopra citato implica che vi è un nmero infinito di messaggeri dei quali noi non siamo edotti.[6]

L’Islam può rivendicare una gloriosa unicità nel tema della libertà religiosa. Ma sfortunatamente esso è stato travisato dai suoi critici e anche da molti dei suoi adepti. C’è un’immensa differenza tra gli insegnamenti dell’Islam e il comportamento di alcuni musulmani in questi temi sensibili. Il Corano afferma categoricamente che non vi è coercizione nelle questioni di fede: “Non c’è forzatura nella religione” (2:256). Questo versetto, come molti altri nel Corano, garantisce la libertà di religione e di culto.

Secondo gli insegnamenti del Corano i non musulmani che vivono in stati musulmani devono avere la libertà di seguire le proprie tradizioni di fede senza alcun timore o molestia. Ci sono molti versetti nel Corano che affermano chiaramente che la responsabilità del Prophet Muhammad non era quella di obbligare qualcuno a credere, ma di comunicare il messaggio di Dio:

Se fosse stata volontà di Dio, non l’avrebbero fatto, ma Noi non abbiamo fatto di te il loro guardiano, né tu sei il loro custode (6:107).

Se il tup Signore avesse voluto, tutti gli uomini sulla Terra avrebbero creduto. Perciò (Profeta), puoi tu obbligare la gente a credere? (10:99)

Noi non ti abbiamo inviato (Profeta) per essere il loro custode: il tuo solo dovere è comunicare il messaggio (42:48).

Ma se essi voltano le spalle (Profeta), il tuo solo dovere è comunicare il messaggio in modo chiaro (16:82).

A proposito della libertà religiosa il Corano afferma:

Dì: Ora la verità è giunta dal vostro Signore: chi vuol credere in essa lo faccia, e chi desidera rifiutarla lo faccia (18:29).

bisogna ricordare che il Corano promuove la libertà religiosa non solo di chi crede in Dio ma anche degli atei e degli adoratori della natura, eccetera: “Credenti, non insultate coloro che invocano qualcuno diverso da Dio nel caso in cui essi, nella loro ostilità ed ignoranza, insultino Dio” (6:108).

Qui si noti che l’ordine coranico: “Non vi sarà forzatura nelle questioni di fede” vale non solo per i non musulmani ma anche per i musulmani. Il Corano non prescrive alcun castigo per la non professione o per la rinuncia alla fede, perché la decisione riguardante il destino ultimo nella vita dopo la morte e nel Giorno del Giudizio spetta unicamente a Dio.

Nel mondo contemporaneo, in parte a causa delle continue campagne di odio contro l’Islam attraverso i media elettronici e a stampa e in parte a causa di alcune attività di alcuni musulmani sviati l’Islam si è guadagnato una pessima nomea. Ora nel mondo occidentale i musulmani sono etichettati come terroristi e assassini. Ma se osserviamo gli insegnamenti del Corano possiamo facilmente trovare un quadro del tutto diverso dell’Islam e dei musulmani. Infatti il Corano afferma la santità ed il valore assoluto della vita umana:

Non prendete la vita che Dio ha reso sacra, se non per diritto. Questo è ciò che Egli vi comanda, così che possiate usare la vostra ragione (6:151).

Noi abbiamo decretato ai Figli di Israele che se qualcuno uccide una persona, tranne che in vendetta per omicidio o per aver sparso la corruzione sulla terra – è come se egli abbia ucciso l’intera umanità, mentre se qualcuno salva una vita è come se abbia salvato la vita a tutti gli uomini (5:32).

Non solo parla della condanna del terrorismo: il Corano non permette nemmeno un comportamento rude nei confronti di nessuno. Infatti il Corano raccomanda una condotta gentile e la tolleranza verso persone che hanno punti di vista religiosi ed etici diverse. Questo è abbondantemente evidente dai versetti che seguono:

(Credenti), discutete soltanto nel modo migliore con il Popolo del Libro, tranne con coloro che, tra essi, agiscono ingiustamente. Dite: “Noi crediamo in ciò che ci è stato rivelato, e in ciò che vi è stato rivelato: il nostro Dio e il vostro Dio sono uno (e lo stesso); noi siamo devoti a Lui” (29:46).

Ma se essi tendono alla pace, anche tu (Profeta) devi tendere ad essa, e riponi la tua fiducia in Dio: Egli è Colui che tutto ascolta, l’Onnisciente (8:61).

Se qualcuno dei politeisti dovesse cercare la tua protezione (Profeta), concedigliela, così che egli possa ascoltare la parola di Dio – poi conducilo in un luogo sicuro – prché essi sono persone prive di conoscenza (9:6).

(Profeta), Chiama gli uomini alla via del tuo Signore con saggezza e un bellissimo insegnamento. Discuti con essi nel modo più cortese, perché il tuo Signore sa al meglio chi si è allontanato dalla Sua via e chi è ben guidato. Se voi (uomini) dovete rispondere ad un attacco, rendete proporzionata la vostra riposta, ma è meglio restare immobili (16:125-126).

I critici dell’Islam e alcuni fanatici musulmani usano il versetto 51 della Surah 5, Al-Maidah, per sostenere che secondo questo versetto gli Ebrei e i Cristiani non possono essere amici dei musulmani:

O credenti! Non prendete gli Ebrei e i Cristiani come vostri amici e protettori. Essi sono amici e protettori soltanto tra di loro. E chi tra voi si rivolga a loro (per amicizia) è uno di loro. In verità, Dio non guida un popolo ingiusto.

L’approccio universale del Corano sarà evidente se questo testo è interpretato in relazione al suo contesto. Prima di poter capire il versetto in questione è importante comprendere il contesto della Sura e la particolare situazione in cui questo versetto fu rivelato. Si noti qui che nelle ultime fasi della missione profetica a Medina i Musulmani emersero come potenza dominante e poterono costituire una propria società. Esattamente nello stesso momento i politeisti di Mecca e alcuni ebrei e cristiani fondarono anch’essi delle società. In caso di un conflitto armato smbrò chi chiunque tra di essi potesse essere vincitore. In questa circostanza gli ipocriti tra i musulmani mantennero legami con gli ebrei e i cristiani e diedero loro sostegno in segreto. Infatti il loro sostegno doveva salvaguardare i loro stessi interessi con chiunque fosse risultato vincente. È in questo contesto che fu rivelato il versetto 5:51. L’atteggiamento degli uomini appena menzionato è stato affermato nei versetti 5:57-58:

O cedenti! Non prendete come amici e protettori coloro che deridono la vostra religione e ci scherzano sopra, tra coloro a cui fu dato il Libro prima di voi e i non credenti, e state attenti (al vostro dovere verso) Allah e siete credenti. E quando chiamate alla preghiera, essi la deridono e se ne burlano; questo perché sono gente che non capisce.

Dai versetti appena citati dovrebbe essere evidente che gli ebrei e i cristiani summenzionati sono quelli “che deridono la vostra religione e ci scherzano sopra”.

Basandosi su questa spiegazione, qualsiasi commentatore sensibile crederà che questi versetti non devono essere considerati una direttiva generale sui rapporti dei musulmani con gli ebrei e i cristiani. Ai musulmani è permesso avere degli amici non musulmani, purché questi mantengano la propria fede e la propria dedizione pure e forti.

All’inizio della stessa Sura (5:5) il Corano ha permesso ha un musulmano di avere come compagna di vita una donna seguace dell’Ebraismo o del Cristianesimo:

Oggi tutte le cose buone vi sono state rese consentite. Il cibo della Gente del Libro è legittimo per voi, come il vostro cibo è legittimo per loro. E tali sono le donne caste e credenti, così come le donne caste del popolo a cui fu data la Scrittura prima di voi, purché abbiate dato loro la loro dote e le abbiate sposate, e non le abbiate prese come amanti o abbiate con esse una relazione in segreto.

Su questo tema il Maulana Muhammad Ali pone una domanda: Come può un Libro che permette ad un uomo di avere come compagna di vita una donna che segue un’altra religione dire, nello stesso tempo, che non è possibile intrattenere alcuna relazione di amicizia con i seguaci delle altre religioni?[7] Egli argomenta che il rapporto d’amore tra marito e moglie è la più amichevole delle relazioni, e quando questo rapporto è consentito in termini non ambigui non vi è la minima ragione per supporre che altri rapporti di amicizia siano proibiti. Infatti ovunque vi sia il divieto di fare amicizia con altre persone, esso è unicamente relativo alle persone che erano in guerra contro i Musulmani:

Allah non vi vieta di trattare in modo gentile e con giustizia chiunque non vi abbia combattuti per la vostra fede oppure scacciati dalle vostre case, e abbia aiutato altri a scacciarvi: quelli di voi che prenderanno queste persone come alleati, in verità saranno i trasgressori (60:8-9).

C’è un ulteriore motivo per cui il versetto 5:51 è stato interpretato in modo erroneo. Nel versetto viene usato il termine Awliya. Eso è il plurale di Wali. Secondo la lammgior parte degli studiosi musulmani la traduzione di Wali non è amico. Esso ha vari significati, tra i quali guardiano, protettore, signore e padrone. Considerando il contesto del versetto e il suo spirito, molti studiosi sono dell’opinione che la traduzione corretta di 5:57 sia:

O credenti! Non prendete gli Ebrei e i Cristiani come vostri patroni. Essi sono i patroni del proprio popolo. Chiunque tra voi si volga a loro per avere sostegno è uno di loro. In verità Allah non guida la gente ingiusta.[8]

Si può dire qui che in 5:82 Dio dice che i Cristiani cono gli amici più intimi dei Musulmani. (“Troverai certamente che i più vicini nell’affetto ai credenti sono quelli che dicono: ‘siamo Cristiani’, perché tra di essi vi sono persone devote alla cultura e ascetiche0). This is the last part of the verse 5:82. Esso dimostra chiaramente che i Cristiani possono essere gli amici più prossimi dei Musulmani. Ma rimane il problema con la prima parte del versetto, che dice che i più ostili ai Musulmani sono gli Ebrei e coloro che associano a Dio altre divinità. (“[Profeta] troverai di certo che i più ostili ai credenti sono gli Ebrei e coloro che associano altre divinità a Dio”). I critici dell’Islam usano questa parte del versetto per dimostrare che l’approccio al Corano non può essere universale. Ma se studiamo il versetto con attenzione e obiettività sarà chiaro che il versetto è formulato soltanto per il tempo di guerra, un tempo privo di pace e del tutto privo di fiducia. In una situazione normale non c’è inimicizia. Come prova, qui si può dire che durante il governo musulmano in Spagna e durante il governo Abbaside, gli Ebrei godettero dei massimi diritti ed opportunità possibili. Quindi il fattore di inimicizia in 5:82 deve essere limitato solo al tempo di guerra. Iftekhar H. Hai osserva correttamente che il versetto interessato è un consiglio dato a titolo precauzionale solo in tempo di guerra, di sommosse o per quando non vi è pace.[9]

Il Corano considera la diversità dei popoli, così come il pluralismo religioso, il Progetto Divino di Dio. Nel Corano ci sono riferimenti sia all’unità che alla diversità tra gli uomini:

Uomini, Noi vi abbiamo creato da un singolo uomo e una singola donna, e abbiamo fatto di voi nazioni e tribù, così che arrivaste a conoscervi l’un l’altro (49:13).

Tutti gli uomini, in originr, furono una sola comunità, ma differirono in seguito. Se non fosse stato per una parola dal vostra Signore, il giudizio preordinato sarebbe già stato emesso tra di loro a proposito delle loro differenze (10:19).

Abbiamo assegnato una legge e un percorso ad ognuno di voi. Se lo avesse voluto, Dio avrebbe fatto di voi una sola comunità, ma Egli ha voluto mettervi alla prova con ciò che vi ha dato, perciò affrettatevi a fare il bene: tutti voi ritornerete a Dio, ed Egli vi spiegherà le questioni sulle quali avrete differito (5:48).

Ogni comunità ha la sua direzione verso la quale si volge: affrettatevi a compiere buone azioni e, ovunque siate, Dio vi radunerà. Dio ha il potere di fare ogni cosa (2:148).

Il Corano insiste sul fatto che l’Ebraismo, il Cistianesimo e l’Islam sono religioni che onorano e adorano il solo ed unico Dio:

Perché se Dio non avesse messo gli uomini in condizione di difendersi gli uni dagli altri, (tutti) i monasteri, le chiese, le sinagoghe e le moschee – nei quali il nome di Dio è abbondantemente glorificato – sarebbero sicuramente stati distrutti da tempo (22:40).

Dio usa gli esseri umani per confermare la Sua conoscenza. Il Corano usa non solo i profeti, ma anche le comunità, per difendere il nome di Dio e i Suoi luoghi di culto. Queste dimore, secondo questo versetto, comprendono le sinagoghe, le chiese, le moschee e i monasteri. Ciò significa che secondo il Corano non sono solo le moschee ad essere luoghi di culto.

Sono già stati evidenziati alcuni versetti del Corano in cui è affermato in modo esplicito il pluralismo religioso. Due versetti quali identici (2:62 e 5:69), che rappresentano l’inizio e la fine della carriera medinese del Profeta Muhammad, sono già stati citati. Questo fatto è di cruciale importanza per il messaggio coranico di pluralismo religioso. I versetti in questione asseriscobo che coloro che credono in Dio e nell’Ultimo Giorno e seguono la rettitudine avranno la propria ricompensa presso il loro Signore.

Il versetto menzionato nella prima importante Sura medinese viene ripetuto quasi parola per parola nell’ultima grande Sura rivelata al Profeta prima della sua morte. Il fatto che questo versetto sia presente al termine della rivelazione significa che sia le parole che lo scopo dello stesso versetto ripetuto due volte ha una immena importanza. Mahmoud Ayoub affermò con enfasi che né le parole né lo scopo di questi due versetti identici si possono dire abrogati.[10] Ci sono molti studiosi che non accettano il concetto di abrogazione di alcun versetto del Corano. Ad esempio Iftikhar H. Hai sostiene che nulla è abrogato e che ogni versetto possa essere attivato [11].

Si noti qui che ciò che il Corano ingiunge è l’accettazione e l’apprezzamento della pluralità delle culture e delle religioni, ma entro l’unità della fede nell’unico Dio. A questo proposito di ricordi che il pluralismo non significa una “Torre di Babele” nella quale ogni individuo parla una lingua completamente diversa, senza alcuna possibilità di comunicare con gli altri o di comprenderli. Al contrario, alla base del pluralismo religioso deve esserci il fondament dell’unità di scopi e del dialogo aperto. “Dal punto di vista coranico, questa unità opera con una continuità storica della rivelazione divina, che iniziò con Adamo e terminò con Muhammad. Anche se la rivelazione ebbe fine con il Corano, la guida divina continua nell’adeguata interpretazione delle sacre scritture”[12].

Iniziando al primo periodo del Califfato musulmano fino ad oggi ci sono stati innumerevoli interpreti dei versetti del Corano. Sfortunatamente alcuni di essi hanno frainteso il vero significato e spirito di alcuni versetti. A volte essi furono addirittura sviati, e alcune traduzioni sono influenzate da talune motivazioni. La loro interpretazione sviata e parziale ha spesso creato dei fraintendimenti, e ciò è avvenuto a discapito dell’autentico spirito del Corano. La loro colpa si incentra sulla loro errata percezione ed interpretazione di due importanti versetti della Sura Al-Imran:

Ecco, la sola vera religione agli occhi di Dio è la sottomissione (dell’uomo) a Lui… (3:19).

Perché se qualcuno ricerca una religione diversa dalla sottomissione a Dio, essa non sarà mai accettata da lui, e nella vita che verrà egli sarà tra i perduti (3:85).

Per comprendere il vero significato del termine islam,[13] il Corano è molto chiaro nel fornire la definizione. Esso significa totale resa o sottomissione a Dio. Infatti, l’arte della resa o della sottomissione alla volontà di Dio è l’Islam. Perciò chiunque si sottometta a Dio in modo sincero e con tutto il cuore è un seguace dell’Islam.[14] Nella forma usata nei versetti sopra citati è necessario comprendere i significati dei termini islam e Islam. Il primo significa chiaramente sottomissione totale o resa alla volontà di Dio, e il secondo indica l’identità islamica legale dei Musulmani. Ora, se qualcuno vuol affermare che non vi è differenza tra Islam come nome di una legge istituzionale religiosa e Islam come totale sottomissione alla volontà di Dio, allora l’uno, per implicazione, nega l’altro. Questo creerà sicuramente un grave problema con gli insegnamenti fondamentali del Corano, secondo cui tutti i Profeti, da Adamo a Muhammad, sono musulmani (42:13). Inoltre questo significherà che nessun’altra religione istituzionalizzata si può dire accettabile a Dio tranne l’Islam legalistico e ritualistico che è stato praticato dai musulmani per oltre 1.400 anni. Ancora una volta, questo significherà che i versetti coranici che affermano il pluralismo religioso e l’unità delle fedi non sono che parole vuote. Sicuramente nessun musulmano pio o studioso obiettivo degli insegnamenti del Corano lo accetterà.

Il Dr Kazi Nurul Islam è professore di religioni del mondo al Department of Culture e Direttore del Center for Interreligious and Intercultural Dialogue dell’Università di Dhaka, Bangladesh. Egli ha fondato sia il Dipartimento che il Centro in questa Università. È stato professore e presidente del Department of Philosophy prima di fondare il summenzionato dipartimento, che è il primo del suo genere nell’intero mondo musulmano. Egli ha dedicato più di quarant’anni a comprendere molte religioni per mezzo della sua esperienza vissuta in diverse parti del globo. Tra tutte le religioni egli ha studiato più ampiamente l’Islam e l’Induismo. Il suo obiettivo principale di questo sforzo di studiare le religioni del mondo è scoprire le cause dei conflitti tra di essi e di scoprire delle soluzioni per essi. Egli ha pubblicato cinque libri e revisionato quattro libri e quattro riviste.

1. Il nome Qur’an, il nome proprio del Libro Sacro dei Musulmani, appare varie volte nel Libro stesso. Il Libro Sacro parla di se stesso definendosi con numerosi ulteriori nomi, ad esempio Al-Furqan (25:1), quel che distingue tra verità e falsità, tra giusto e sbagliato; Al-Dhikr (15:9), Il Monito o una fonte di eminenza e gloria per l’umanità; Al-Muhaimen (5:48) o il Guardiano (della rivelazione precedente); e Musaddiq (6:92), che conferma la verità delle rivelazioni precedenti. Si confronti con Maulana Muhammad Ali, The Holy Qur’an with English Translation and Commentary, Ahmadiyya Anjuman Isha’at Lahore, Inc., USA, 2002, p. 1.

2. Si confronti con Fathi Osman, Concept of the Qur’an, Los Angeles, California: MVI Publications, 2nd edition, 1999, p. 23.

3. Ad esempio, secondo la tradizione zoroastriana universalismo significa onorare il saggio e il giusto di tutti i paesi. L’Induismo è una religione nazionale. Con l’eccezione dei Puri-Non-Dualistici Vedanta di Sankara, i Qualificati Non-Dualistici Vedanta di Ramanuja e i Brahma Samaj di Raja Rammohan Roy ci sono scarse possibilità per l’universalismo nell’Induismo. Nel Cristianesimo, l’universalismo si riferisce alla credenza secondo cui tutti gli uomini possono essere salvati per mezzo di Gesù Cristo e giungere infine all’armonia nel Regno di Dio. Nel 17° e 18° secolo, riformatori cristiani europei e americani giunsero a credere in un Dio universalmente amorevole e sentirono che Dio avrebbe donato la salvezza a tutti gli esseri umani.

4. Si confronti con Diana L. Eck, “Perspective for Pluralism: Vice and Vision in the Study of Religion,” in Journal of the American Academy of Religion, 2006, pp. 1-34.

5. Riffat Hasan, “Trialogue among the Abrahamic Faiths,” in Global Dialogue, Center for World Dialogue, Vol. 2. Number 1, Philadelphia, PA, 2000, p. 49.

6. Mahmoud Ayub, “Islam and the Challenge of Religious Pluralism,” in Global Dialogue, Vol. 2, Number 1, 2000, p. 56.

7. Maolana Muhammad Ali, op. cit., p. 41.

8. Si confronti con Mozammeal H. Siddique, en. allexperts. Com/q/Islam-947/Holy Quran-5-51 htm.

9. Iftekhar H. Hai “Pre-requisite to understanding the Qur’an” http://www.Umaia.net/images/UMAIA_church /Divinity school_Flbts, 2005.pdf.

10. Op. cit., p. 61.

11. Mahmoud Ayub, op. cit, p. 58.

12. Ibid., p. 275.

13. Il Corano è molto chiaro nel fornire la definizione della parola Islam. Esso significa resa o sottomissione totale a Dio. Infatti, l’arte della resa o sottomissione a Dio è l’Islam. Perciò chiunque si sottometta a Dio, sinceramente e con tutto il cuore, è un seguace dell’Islam.

14. Cf. Muhammad Asad, The Message of the Qur’an: translated and explained, Dar Al- Andalus, Gibraltar, 1997, pp. 69 and 80; M.A.S. Abdul Halem ha tradotto questi due versetti nel modo seguente: “La vera Religione, agli occhi di Dio, è l’islam: la devozione a Lui solo”; “Se qualcuno cerca una religione diversa dall’islam: completa devozione a Dio, essa non sarà da lui accettata: egli sarà uno dei perdenti nell’aldilà”. Si veda anche The Qur’an, Oxford University Press, 2004, pp. 35 e 40-41: Abdullah Yusuf Ali, uno dei più autentici traduttori del Corano, ha tradotto il termine islam in sottomissione ad Allah, e non nel senso del gruppo formale di credenze religiose che porta lo stesso nome; e The Holy Qur’an: Text, Translation and Commentary, Lahore, 1934, Vol. 1, pp. 126 e 145. Mahmoud M. Ayub, uno dei più attendibili studiosi musulmani (arabo-americano) del mondo contemporaneo, non usò la I maiuscola traducendo questi versetti, perché desiderò evtare di creare confusione tra Islam come sottomissione alla volontà di Dio e Islam come nome di una religione. Op. cit., p. 61.

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