Cari Amici,

E’ recentemente balzata agli onori della cronaca una affermazione curiosa, che merita una certa riflessione: Se un amico dice una parolaccia contro mia mamma, gli spetta un pugno.

Diciamo subito che credo che l’affermazione fosse una battuta, e credo che l’autore condividerebbe la maggior parte delle affermazioni che sto per fare. Diciamo inoltre che io non ho alcuna autorità nel pronunciarmi sul comportamento di qualcuno, e che gli unitariani non prevedono alcuna norma precostituita su questo. Diciamo infine che credo fermamente di essere tra persone di buon senso e che il mio dovere credo sia invitare al buon senso e quindi alla decisione autonoma e contestuale. A chi spesso mi accusa di essere situazionalista rispondo che amo talmente tanto la ricchezza e la novità che il Principale ogni giorno mi dona, che svilirla e rinchiuderla con regole sempre uguali trovo che significhi tradirne la ricchezza, tradirne la diversità

Ma a tutto c’è un limite, e, di fronte ad una affermazione così netta, penso sia giusto intervenire per chiarirne lo spirito, anche se, come ho detto, il tono di battuta spero sia palese.Potrei cavarmela dicendo che credo nell’autonomia delle scelte del singolo, e che gli unitariani sono sempre costantemente contro l’uso della violenza. Semplice, conciso, efficace e adesso me ne starei a leggere un libro che voglio finire, mangiandomi una pizza al taglio. Siccome però sono a dieta, devo trovare il modo per non ingrassare e penso che scrivere aiuti. Analizziamo dunque questa battuta non tanto felice.

Il primo punto che vorrei analizzassimo è: quale concezione dell’uomo sottintende? Una concezione di organismo semplice, dominato dalla dialettica stimolo-risposta: Ad ogni evento x si reagisce con una risposta y . E’ una posizione nota, ripresa da uno psicologo degli anni 30 di nome Skinner, il quale diceva: Non mi importa molto di sapere cosa accade nella mente degli individui, per me la mente può restare una specie di scatola nera, black box. Indipendentemente da ciò che succede nella mente degli individui io mi limito a registrare scientificamente le risposte degli uomini rispetto a certi stimoli. Così come un topo reagirà positivamente e correrà verso il formaggio, così Roberto correrà verso la pesto rossa di Lallo.

Questa posizione è ormai superata. Si è capito che gli esseri umani sono ben di più di semplici amebe stimolo-risposta e che sono in grado di usare la ragione per dirigere il loro comportamento. Io credo che la ragione sia un dono e che in quanto tale medi tra gli stimoli e le risposte. In generale penserei che ogni cristiano consideri il proprio essere immagine e somiglianza di Dio, quell’elemento discriminante che lo distingue dai topi e che l’uso di questo dono renda le proprie risposte un pochino più complesse.

Vediamo meglio insieme: Partiamo dalla prospettiva del calunniatore e analizziamo alcune situazioni possibili

Ia) se davvero un amico, come nella frase riportata, ci insultasse in tono scherzoso, reagiremmo con un pugno? Ovviamente no, capiremmo lo scherzo e staremmo al gioco.

Ib) se ci insultasse una persona con un deficit cognitivo, noi ci asterremmo dal reagire in ragione del deficit

Ic) se ad uno fosse appena morta la famiglia in un incidente aereo e ci insultasse mentre cerchiamo di consolarlo, vittima della rabbia e dello sconforto, anche in questo caso mi auguro non vogliate infierire sul poveretto

Id) Se invece uno ci insulta per provocarci, l’unica cosa che ottiene non è un pugno, ma, per prima cosa un aumento della nostra rabbia interiore. Ora, se l’unico motivo per cui reagiamo è che non riusciamo a controllare la nostra rabbia, se basta una parola per abdicare alla ragione e comportarci da cavernicoli, abbiamo un serio problema. Sulla questione sentivo un collega che liquidava la questione dicendo: Se quello che cercate è un semplice pretesto per menar le mani, allora iscrivetevi in una palestra di boxe senza dare saggi delle vostre abilità in giro. I credenti hanno la preghiera e la meditazione come mezzi per controllare la propria rabbia, usino quelle, e lascino la clava a Wilma

Ie) Alcuni però possono dire che agiscono così per correggere ed educare. Non si tratta tanto dell’offesa subita, ma nell’insegnare al calunniatore a non offendere. Ora mi domando: Non avreste in mente altri modi per correggere ed educare la gente che non siano menar le mani? Avete poca fantasia, sicuri di avere tentato alti modi di persuasione meno cruenti? Non funzionano? Fate un corso di retorica, spendereste anche meno in termini di tempo e denaro di quello che spendete in palestra, e credo otterreste risultati migliori. Senza contare che un recente studio psicologico internazionale ha mostrato che, sebbene uno schiaffo sia la soluzione più rapida ed efficace sul breve periodo per educare un bambino, quello schiaffo creerà un adulto insicuro, con standard di prestazione inadeguati. Quale deve essere dunque il vostro compito, creare un bambino ammaestrato o un adulto sereno? La scelta sta a voi.

IIa) Alcuni però potrebbero dire di agire per difendere l‘onorabilità della madre? E si difende così? Facendo a botte alla prima occasione? Il vostro exploit di boxe cambierebbe davvero qualcosa? Mah. Cos’è più importante per una mamma?  Avere un onore specchiato, o sapere di avere un figlio incapace di dominarsi e che cerca un pretesto per fare a botte alla prima occasione? Sicuri che al calunniatore importi davvero qualcosa di vostra madre?

IIIa) Infine c’è una terza prospettiva: il bene del calunniatore. In questo caso a muoverci non sarebbe la rabbia interiore, nè l’onorabilità di mamma, ma una valutazione razionale di cosa sia meglio in quel momento per il calunniatore. Se ad esempio si tratta di costringere una persona a un trattamento sanitario, o un delinquente a misure detentive, allora la forza può avere un suo senso, ai fini della difesa sociale e sempre nella prospettiva di un tentativo di recupero della persona in oggetto.

IIIb) Oppure se una persona mentre insulta mia madre sta anche aggredendo qualcuno, io dovrei intervenire con forza a difesa del malcapitato, ponendo l’aggressore in condizione di non nuocere

IIIc) Se il calunniatore avesse un’arma e non fosse in condizione di intendere mentre mi insulta, dovrei intervenire per disarmarlo…

Come vedete, i casi in cui personalmente giustifico l’intervento con la forza sono pochi, non c’entrano nulla con la mia rabbia o con l’onorabilità della mamma, ma hanno il valore di una protezione sociale.

Voglio credere che anche l’autore della battuta sia d’accordo con me, e che, da cristiano, dia questo discorso per scontato. Voglio credere che questo discorso sia ovvio e scontato per molti di voi, voglio credere di aver perso tempo, ne sarei felice

Buon Sabato

Rob

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