Cari Amici,

Nello scrivere questo sermone mi sono chiesto cosa accomuni Mosè, Gesù e Martin Luther King? Furono portatori di speranza e combatterono una battaglia dal bilancio improbo di forze.  Ebbero il coraggio di condividere il potere di una visione coi loro contemporanei senza poter vedere realizzata la loro opera. Alcuni aspetti del loro messaggio sono in continuità ed essi vorrò esplorare oggi con voi, sia da un punto di vista spirituale che etico. Da un punto di vista spirituale con l’esempio simbolico della trasformazione dell’acqua in sangue, Mosè ci invita a non soffocare le potenzialità della nostra anima in uno sterile materialismo, non rinunciare alla ricerca di senso profondo della nostra esperienza terrena, nè al valore profetico e trasformativo della speranza. Non esialiamo volontariamente la parte più pura e genuina della nostra anima, seppellendola nella terra d’Egitto.  L’acqua in ebraico e מֵ֣י mi Da un punto di vista negativo l’acqua, anche in italiano implica uno svilimento, un annacquamento. מֵ֣ indica מִצְרָ֫יִם mizraim l’Egitto, l’esilio, mentre יִ yod è la componente trascendente, divina. Questa piaga ci ammonisce dunque a non esiliare la trascendenza, semplicemente perchè non è comprensibile dal sistema binario, o perchè prende in giro le solari costruzioni dogmatiche. La lezione è la stessa del Maestro quando ci ammonisce a non sotterrare il talento, a non nascondere la luce della fiamma interiore sotto il moggio. Quest’esilio del trascendente è un grosso pericolo, soprattutto se, come scopriremo tra poco viene affiancata ad un’altra terribile pratica, l’adorazione dei beni materiali, l’ansia della ricchezza, l’attaccamento alle cose. La מֵ֣ mem in ebraico è anche l’iniziale di ממון mamon, ricchezza. L’aspetto peggiore del materialismo mondano è quello di voler fare della ricchezza una divinità.  Questa è il rischio che si corre se si seppellisce il concetti di uomo in schemi troppo rigidi perdendo il carattere vocazionale della speranza. Lo stesso Maestro riprese questo concetto quando ci disse che non si potevano servire contemporaneamente Dio e Mammona, o che per seguirlo avremmo dovuto essere pronti a lasciare tutto. Questo è il punto, ciò che Mosè e Gesù ci ricordano è che siamo uomini non amebe, ciò che ci rende uomini è il sangue, il דְּמָ dam dal verbo damah, essere simile. Noi in quanto  אָדָם siamo stati creati per coltivare la nostra somiglianza דְּמָ dam al principio divino aleph אָ . Questo il nostro compito: essere nel mondo ma non essere del mondo, non perdere la quotidiana e costante forza della speranza nel realizzarci in quanto esseri spirituali. Per questo dobbiamo uscire dall’Egitto della materialità sia individualmente che collettivamente, sia orizzontalmente che verticalmente. Gli Evangelisti hanno voluto riorganizzare il materiale in possesso su Gesù in modo che fossero possibili dei paralleli tra Gesù e le grandi figure della storia ebraica per mostrare la continuità del messaggio. Uno dei paralleli possibili è appunto quello tra la prima piaga di Mosè. acqua in sangue, e il primo miracolo di Gesù, acqua in vino. Per entrambi il significato è lo stesso: l’esigenza di recuperare l’esperienza saliente della fede e della speranza, senza che si annacqui nel dimenticatoio della consuetudine e del materialismo.

Attenzione però: ecco un elemento interessante, אָדָם l’adam non è solo divino ma un equilibrio tra le due componenti: il corpo, dam, e l’aleph divina. Il Maestro non offre solo il vino spirituale ma il vino misto all’acqua della materialità. Nostro compito non sarà quello di diventare improvvisamente cavalieri senza macchia e senza peccato. A prescindere dal fatto che sarebbe matematicamente impossibile, non sarebbe ciò che ci viene chiesto. Nostro compito è trovare un equilibrio, un nostro equilibrio tra la componente materiale e quella trascendente, che possa concretizzarsi in momenti di esperienza spirituale. Come deve essere tale esperienza? Non posso dirvelo! Essa deve essere certamente il frutto del vostro impegno interiore ad appianare le montagne di cui parlava King, quelle dell’odio, dell’egoismo, del settarismo, della pigrizia e della disperazione, per lasciare spazio a quella scintilla divina di esprimersi, concederci una maggiore facilità di ascolto. Noi non siamo responsabili del suo messaggio, come i contadini non sono responsabili della crescita del seme. Noi come loro, possiamo togliere l’erbacce, lavorare sul nostro Egitto per risvegliare quella parte sopita. E’ probabile che non sia un processo veloce (Mosè c’ha messo 40 anni…), come dicevamo nessuna delle tre figure ha visti realizzati i suoi sforzi in vita. E’ probabile che richieda quotidianamente aggiustamenti affinchè si trovi quel giusto mix di acqua e vino utile nella vita di ciascuno. Non è però possibile che si realizzi il Regno, il progetto sociale, pratico, comunitario, senza che ciascuno si sia seriamente impegnato in questo lavoro interiore.  Nella nostra Comunione questa ricerca interiore può avere diversi nomi, diversi toni, diversi modi, ma deve essere attiva e presente poichè solo questo viaggio all’interno di sè può permettere una solida condivisione

Ma come questo può avvenire? Come si recupera la speranza, come si recuperano gli aspetti antropologicamente salienti dell’esperienza religiosa? Per rispondere a tale domanda dobbiamo partire da un presupposto. Siamo 5 miliardi, e siamo tutti pezzi unici, il mondo è fatta da migliaia di specie, migliaia di esperienze, miliardi di storie. Se noi vogliamo avere davvero un Regno di fede, speranza e Amore, dobbiamo accettare la diversità come dato fondamentale. Nessun regno sarà mai possibile senza lo sforzo di tutti di accogliere la diversità. Accogliere la diversità significa accettare l’esistente come un dato di fatto ed amare l’esistente per ciò che è nel suo carattere di dono, senza rinunciare all’esperienza di compiere quell’atto trasformativo di speranza che è tipico del nostro essere umani. Come sapientemente evidenziato da MLK la nostra volontà trasformatrice non può essere mossa dall’odio, dal rifiuto, dal risentimento, dalla negazione del reale: così facendo apriremmo solo le porte a nuovi particolarismo e a nuove crociate. L’esperienza trasformatrice deve partire dall’accoglienza, dalla ricerca di una consonanza tra esperienze dissonanti, dalla volontà comune di spendere energia nella Comunione. di mettere in campo esperienze lasciando fuori animosità e giudizi. Se davvero sarà volontà di tutti di cercare quella sinfonia, quella consonanza di cui parlava MLK allora essa emergerà da sè stessa, un evento di cui faremo esperienza sempre più viva man mano che ci lavoreremo insieme.

MLK parlava di una sinfonia e non a caso. E’ questo l’aspetto della sua lezione che oggi sottolineare maggiormente. Alcuni di noi pensano di poter essere uniti purchè in silenzio, uniti perchè in silenzio. Non è questa la sinfonia. Una sinfonia non è silenzio ma suono, suono di strumenti diversi che si impegnano a trovare un accordo. Cosa sarebbe la Nona di Beethoven senza coro? cosa sarebbe senza fiati o senza archi? La Nona di Beethoven è una esperienza profonda dello spirito proprio perchè ad essa concorrono strumenti diversi, ognuno portatore di una emozione. Cosa sarebbe la Nona sinfonia se il violino avesse paura di suonare per non offendere il clarinetto? Nostro impegno è suonare tutti, suonare insieme. Certo, è difficile trovare la consonanza, ma le nostre recenti esperienze ci stanno mostrando quanto non siamo poi così lontani dalla riuscita nel nostro piccolo.

Martin Luther King ci dice anche un’altra cosa. Che il canto che emergerà dalla sinfonia sarà nuovo. Cosa vuol dire questo? Che la sinfonia che risulterà dall’accordo degli strumenti, sarò qualcosa di diverso dal suono del singolo strumento. Il Regno non sarà esattamente come lo descrivono i cristiani, nè i musulmani, nè gli ebrei, nè gli atei. Esso sarà l’esperienza risultante dalla volontà di condivisione di queste diverse culture, e più ampia sarà questa volontà, più forte più ricca, più profonda sarà l’esperienza del Regno.

Continuiamo dunque nella nostra esperienza di accordare gli strumenti in maniera ogni giorno migliore, e godiamoci la splendida sinfonia che emerge dalla volontà comune. In questo modo potremo dire di esserci davvero impegnati a realizzare in piccolo parte dell’eredità spirituale di MLK ed esserne così davvero degni testimoni

Amen,

Rob

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