Viola ha due mestieri,

casalinga e cameriera,

ma non bastano ai suoi piedi,

al suo animo che spera

ed ai suoi liberi pensieri

contro un mondo che le impone

di non avere amici neri,

troppa è la sua indignazione

nel sentire quegli spari

ancora alla televisione.

Viola,

il bel volto bianco il nome ti colora

e ancora

rivederti al fianco nostro mi innamora.

Il cielo della sera

mentre ci cadeva in testa era un’ombra viola.

La mia pelle nera

col tuo sangue esploso in faccia era un’onta viola.

La tua è fede vera

più di una preghiera.

Viola ha troppo amore,

ne ha già dato a cinque figli,

ma non possono bastare

quando fuori c’è chi muore.

E non importa il suo colore.

Così Viola va a marciare

sulle strada d’Alabama

con migliaia di persone

in una città lontana

e impara anche ogni canzone.

Viola,

il bel volto bianco il nome ti colora

e ancora

rivederti al fianco nostro mi innamora.

Il cielo della sera

mentre ci cadeva in testa era un’ombra viola.

La mia pelle nera

col tuo sangue esploso in faccia era un’onta viola.

La tua è fede vera

più di una preghiera.

Mentre stanchi si ritorna,

io che guido e tu lì a fianco,

all’improvviso vedo un’ombra,

ci stanno tamponando…

poi la furia ci circonda.

Però tu ti sporgi fuori

e gli gridi dritte in faccia

quelle libere canzoni,

solo quelli sono a caccia

ed hanno odio e munizioni.

Viola,

il tuo canto ha spento un colpo di pistola,

ma ancora

se lo chiedi al vento sa ogni tua parola.

Nell’abisso è luce

quel tuo candido riflesso bianco e viola.

Sull’eterna croce

il sacro sangue un tempo rosso adesso è viola.

Il cielo della sera

mentre ci cadeva in testa era un’ombra viola.

La mia pelle nera

col tuo sangue esploso in faccia era un’onta viola.

La tua è fede vera

più di una preghiera.

(In memoria di Viola Liuzzo, universalista unitariana, martire per i diritti umani, uccisa dal Ku Klux Klan il 25 Marzo 1965)

Alessandro Falasca

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