Cari Amici,

Ho già detto più volte dell’interpretazione che vede nel vino la dottrina e nel capo del triclinio l’uomo che deve servirsi della dottrina per nutrire proficuamente le tre parti della propria anima, razionale, volitiva, vegetativa, 3 come sono le 3 zone del triclinio stesso

Ho fatto notare come il triclinio sia inclinato verso il basso a indicare la difficoltà che l’uomo quotidianamente sperimenta nel suo desiderio di affermazione spirituale.

Oggi voglio dedicarmi invece a una particolare difficoltà. quella espressa nel verso

2:6 C’erano là sei recipienti di pietra, del tipo adoperato per la purificazione dei Giudei, i quali contenevano ciascuno due o tre misure.

Considerando che ciò che si traduce con misura è il μετρητής metretès e che un metretès sono 40 litri abbiamo che Gesù trasformò in una botta sola dai 500 ai 700 litri di vino, cosa al quanto improbabile, tanto da far dire alla tradizione di studiosi di cui qui ho riportato il calcolo che la grandezza dei numeri da sola mostra l’improbabilità dell’evento ancorchè miracolistico. E’ chiaro che la ragione di una simile citazione vada cercata non tanto nell’aspetto letterale ma in uno simbolico.

Vediamone alcune possibili interpretazioni.

a) La prima riguarda un elemento ricorrente della predicazione del maestro che ritroviamo in molti passi della sua predicazione. L’acqua è מֵי la מֵ indica Mitzraim, l’Egitto, l’Esilio. L’acqua è l’esilio della dimensione trascendente. Il vino יָ֫יִן yayin è la liberazione del trascendente, la sua manifestazione. Ecco dunque che non avere vino significa avere perso l’anelito alla trascendenza, lo scorgere nell’acqua la dimensione preventiva della purezza ma non quella trasformativa della affermazione spirituale. Gesù restituisce la corretta prospettiva alla tradizione spirituale ebraica che aveva perso ai tempi del Maestro la forza propulsiva originaria. (Cfr. Mc 7)

b) Sei come i giorni della creazione, Questi sei otri di pietra sono pieni d’acqua inutilizzata. La creazione è vista in questo senso non come un dato, ma come un tesoro ancora in buona parte da scoprire, un potenziale da sviluppare, una pietra da cui far sgorgare acqua spirituale, esattamente nel medesimo codice simbolico utilizzato da Mosè nel passo di questa settimana. La creazione è un otre pieno che attende il nostro impegno per poter essere rivelato. E’ una visione che necessita il nostro impegno pratico per poter diventare realtà. E’ una opportunità di scoprire delle esperienze profonde dell’umano che non siano solo legate alla fredda pietra binaria dello scientismo. In senso positivo la מֵ mem è la lettera della rivelazione quindi l’acqua  מֵי mi è la rivelazione del Divino. Attingere all’acqua negli otri significa impegnarsi ad affermare la rivelazione in un mondo di sole pietre, significa voler andare oltre il muro razionale ed aprirsi alla dimensione spirituale.

c) C’è un’altra questione carina. Perchè quegli proprio quegli otri? Non avevano quella funzione. E’ come se usciste a comprare 250 grammi di parmigiano e tornaste a casa con una forma da 40 Kg.  Perchè una sproporzione del genere? Perchè questo è proprio uno di quei segnali che ci deve far capire che il testo sacro sta tentando di dirci altro, e vuole che noi compiamo uno sforzo di interpretazione.Gesù cambia gli otri, non solo cambia gli otri, ma utilizza per uno scopo apparentemente ludico degli otri destinati alla purificazione. Perchè? Perchè il vino che Gesù fornisce non ha nulla a che vedere con le banalità mondane del sabato sera. Quello fornito da Gesù è un vino spirituale, un vino di purificazione, una esperienza utile in un processo di crescita interiore, non una banalità da 4 soldi.

d) La scansione temporale degli eventi della Torah ha un valore puramente simbolico, è assolutamente un puro esercizio intellettuale volere dare a questi fatti molto antichi una precisa scansione temporale. Tuttavia è stato fatto, e sono state promosse diverse cronologie possibili. Tra di esse ce n’è una piuttosto interessante che vale la pena di menzionare, poichè già in altra occasione, se ricordate, ci è stata utile nella interpretazione di un passo analogo. Essa conta 18 secoli tra Abramo e Gesù. Se noi contiamo le misure massime negli otri abbiamo 6×3 =18. Ancora una volta la vicenda di Gesù viene collegata ad Abramo, il quale, ricordiamolo, vinse egli stesso, una propria esperienza d’Egitto (Gen 12:10-20). Questo legame ribadisce la necessità di riformulare il patto, non tanto da un punto di vista divino, ma da un punto di vista umano. Gesù rappresenta il rinnovamento, la necessità di assumere come singoli e non come popolo l’impegno alla vita spirituale.

e) Se poi invece consideriamo il numero minimo di misure negli otri 12 abbiamo un collegamento con l’altra grande esperienza d’Egitto, quella di Mosè la cui eredità non è un tesoro da sotterrare, ma un talento da far fruttare, lasciando che man mano si trasformi e cresca.Annche noi dobbiamo trasformare la acqua mi dell’esilio del divino in mi di rivelazione sfruttando l’ambivalente valore simbolico della mem

f) Inoltre se consideriamo nuovamente il numero di otri, abbiamo che 6 sono proprio i secoli che separano Gesù dalla distruzione del Primo Tempio e dall’esilio babilonese. Il Maestro vuole dunque collocare la propria dottrina in continuità con quella dei grandi Padri. Questo tentativo è da riconoscere e da accogliere, non come una proprietà emergente malgrado Gesù, quanto piuttosto come una scelta deliberata.

g) Siamo alla questione del due o tre. Una delle interpretazioni ebraiche di quello che noi chiamiamo erroneamente “peccato originale” riporta al fatto che l’albero della vita era in origine poggiato su tre pilastri. Due opposti, polarizzati variamente in maniera contraria, e uno centrale, indispensabile in funzione di sintesi ed equilibrio. Adamo, scegliendo la mela ruppe l’equilibrio originario facendo cadere l’asse centrale, il tre. Compito dell’essere spirituale odierno sarà dunque quello di ristabilire l’equilibrio tra poli opposti, ritrovando quell’elemento centrale. E’ il caso dell’acqua e il vino, ma anche dell’uomo/donna, di cosa c’è tra me e te donna  possibile allusione a un discorso di questo tipo. La realizzazione dell’uomo è in questo equilibrio

h) Tra le grandi figure che non ho citato c’è  infine Noè. il quale si trova molto legato a questa vicenda, seppur da un percorso diverso da quanto è stato fatto finora. Noè fu il primo a fare esperienza del mondo post diluviano e fu il primo a dover manifestare quella volontà di trasformazione e di compimento di cui abbiam parlato sinora. Piantò dunque una vigna per il vino, ma non ne conosceva le proprietà  e ne divenne immediatamente ubriaco. Noè si dispose dedicandosi totalmente al divino, in un tentativo genuino di abbandono totale, ma si ubriacò. Questa vicenda ci dice molto di quale deve essere il nostro obiettivo, una mescola sapiente tra l’elemento umano e quello divino, utile a farci progredire lentamente verso la consapevolezza, senza ubriacarci

L’episodio di Noè segna netta una demarcazione tra il nostro ideale e quello dei dogmatici. Noi non aspiriamo a persone immacolate che non pecchino, non sbaglino, non vivano. Un uomo che non viva la sua parte materiale semplicemente non sarebbe un uomo, e quindi non sarebbe un esempio proponibile per noi. Non poniamoci obiettivi irraggiungibili, settimane di santità assoluta che poi nafragano miseramente in qualche immane cavolata. Cerchiamo invece, la costanza, la moderazione, un equilibrio che possa ammettere un percorso di crescita, una preparazione le cui dosi possano essere riviste e migliorate di volta in volta fino a garantirci un sapore sempre migliore, più intenso, ma senza ubriacarci

Al Cristo giudice incavolato che guarda la vita dividendo le cose in bianche e nere, in buoni e cattivi, in giusti ed ingiusti, in salvati e dannati, preferiamo il Gesù uomo saggio, umano nel perdono ed umano nei sentimenti, che sappia ammonirci se la nostra bevanda sarà troppo acquosa, ma sappia anche preservarci da una inutile sbronza.

Procediamo dunque a preparare la nostra personale bevanda spirituale, troviamo la nostra soluzione per renderla spiritualmente intensa, confrontiamoci con altri nel percorso di crescita…

Lavoriamo insieme passo dopo passo per un nostro equilibrio.

Sulle orme del Maestro

Amen

Rob

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