(*) IMC

Charles Dickens – Tempi Difficili

Tempi Difficili è l’unico romanzo di Charles Dickens ad essere ambientato sempre fuori di Londra, in una città industriale del nord, chiamata Coketown, letteralmente “Città del Carbone”. Il modello fu probabilmente Preston, vicino a Manchester, che Dickens aveva visitato nel gennaio del 1854. Il romanzo fu pubblicato a partire da aprile dello stesso anno.

In Tempi Difficili Dickens critica aspramente la vita nelle città industriali. Coketown è descritta come “una città di un rosso e di un nero innaturale come la faccia dipinta di un selvaggio; una città piena di macchinari e di alte ciminiere dalle quali uscivano, snodandosi ininterrottamente, senza mai svoltolarsi del tutto, interminabili serpenti di fumo”. Ma non è solo l’ambiente ad essere condannato da Dickens: è anche la filosofia che vi regna, quella che sembra essere la filosofia del giovane capitalismo rampante, l’Utilitarismo.

Thomas Gradgrind, e Josaiah Bounderby, gli antagonisti del romanzo, sono seguaci di tale credo. Nella sua scuola Gradgrind vuole che siano insegnati ai ragazzi e alle ragazze “soltanto Fatti”, perché “solo i Fatti servono nella vita”, ed egli considera la fantasia e l’immaginazione “dannosissime sciocchezze”. Bounderby è l’amico più vicino a Gradgrind, “vicino quanto può esserlo a un uomo del tutto privo di sentimenti un altro uomo, altrettanto privo di sentimenti”. Egli è un opulento industriale, banchiere e commerciante dal carattere presuntuoso, sempre intento a ricordare che è un uomo sorto dai bassifondi che si è fatto da solo. Sembra il modello del capitalista, in un momento storico in cui i capitalisti stanno sostituendo al potere la vecchia aristocrazia. Vale la pena ricordare che questi sono gli anni in cui Friedrich Engels abitava e lavorava a Manchester, finanziando l’opera di, e collaborando con, Karl Marx.

La figlia di Gradgrind, che sposa Bounderby, benché lui abbia 30 anni di più di lei, è presentata come una vittima della filosofia utilitarista. Lei non riesce a trovare un senso nella vita e cade in depressione, specialmente dopo il matrimonio. Incapace di esprimere chiaramente le proprie emozioni, vive in uno stato di costante apatia. Il fratello di lei, Tom, sembra uscire meglio dalla stessa ambiente formativo e trova lavora nella banca di Bounderby, ma poi la rapina, riuscendo a deviare i sospetti su un giovane operaio molto onesto, Stephen Blackpool. Così si rivela essere senza scrupoli e anche a lui manca delle simpatie umane.

Il personaggio più positivo del libro è una giovane donna, Sissy Jupe, figlia di un artista del circo. Lei è la personificazione dell’immaginazione, della speranza e della fede. Le viene chiesto di scegliere tra il circo e l’educazione e lei sceglie l’educazione, ma non viene schiacciata da essa.

Sissy è la vincitrice morale della storia, ed è l’unica dei protagonisti a condurre una vita felice, dimostrando così che sono la fantasia e l’immaginazione a rendere felici, e non i fatti e i calcoli.

La critica di Dickens al capitalismo e alla vità industriale è una critica molto simile a quella dei Romantici di una generazione prima, di Blake con le sue “catene forgiate dalla mente” e di Wordsworth, che entrambi vedevano la metropoli del primo industrialismo come un luogo satanico e disumanizzante che mirava a ridurre l’uomo ad un cosa.

Non è invece la critica di Marx e dei socialisti. Un altro personaggio negativo nel romanzo, infatti, è il sindacalista Slackbridge, il quale è descritto come un persona con intenzioni malevoli. Dickens non era un rivoluzionario, ma un’artista di straordinaria sensibilità, che forse vedeva i grandi problemi del suo tempo, dei “tempi difficili”, più come il risultato di una malattia spirituale che di un sistema economico materiale. Non era il sistema da cambiare ma le persone, i cuori delle persone.

In questo rispecchiava il cristianesimo anglicano ed unitariano della sua epoca. Benché ufficialmente un anglicano, Dickens scrisse al professore di Harvard, Cornelius Felton, un unitariano: “Ho messo in pratica una mia vecchia idea e mi sono unito agli unitariani, che farebbero qualcosa per migliorare umanità se potessero; e praticano la carità e la tolleranza.” Nel suo testamento consigliava ai suoi figli “l’insegnamento del Nuovo Testamento nel suo spirito largo.” Più tardi, con lo sviluppo nell’Anglicanesimo della “Broad Church”, la chiesa “larga” appunto e non dogmatica, Dickens è tornato alla Chiesa dell’Inghilterra, ma è rimasto sempre amico degli unitariani sia in Inghilterra che in America.

(*) AM

 Come regalo Grandi Speranze.
Considerato uno dei più raffinati esempi di romanzo vittoriano  di “formazione”, ambientato come sempre nella classista società inglese dell’Ottocento, Grandi Speranze è stato anche pubblicato a puntate in una rivista letteraria diretta dallo stesso Autore in un lasso di tempo abbastanza lungo ( alcuni mesi tra il 1860 e il 1861). In realtà la vicenda inizia in un povero e squallido villaggio nel 1812 e ha qualche spunto autobiografico, come nella dozzina di romanzi precedenti.Il 1812 è l’anno di nascita di Dickens perciò si può considerare questo testo un regalo di compleanno un po’ particolare  che si è fatto lo scrittore. Devo ammettere di non amare  molto quest’opera, dal punto di vista puramente letterario; è un po’ farraginosa in alcuni passaggi, alcuni personaggi mi sembrano “caricati “. Dickens vuole guidare alla comprensione di ciò che sono i doni peculiari dell’essere umano e, da Unitariano, decide di ribaltare il comune sentire della sua epoca; le Grandi Speranze non sono, quindi, quelle palesi nate dall’acquisizione di un ricchissimo lascito che permette  al protagonista di
recarsi a Londra ,per intraprendere la carriera di gentiluomo, riverito e viziato.
Nascono dopo, quando persa la fortuna, privato di onori e in pericolo di vita, passibile di
condanna a morte, come complice di un fuorilegge evaso, recupera la propria umanità
smarrita. Il fuorilegge, che muore , prima dell’esecuzione, si redime, come benefattore.La ragazza, bellissima ma cinica , amata da sempre dal protagonista Pip,dopo un infelice matrimonio, comprende il valore degli affetti semplici. Pip recupera il senso della riconoscenza, che aveva perso stando con i gaudenti studenti di Londra e rischia tutto. In un modo tragico anche la vecchia Miss Havisham, gentildonna  chiusasi in un volontario esilio dopo l’abbandono del fidanzato il giorno delle nozze, ha una sua catarsi. Brucia, con la sua casa sempre buia e ammuffita e anche se viene tratta dalle fiamme da Pip, muore per le ustioni. Viene  però liberata dai propri fantasmi e sperimenta la positività dell’Uomo, che ha riconosciuto in sè e nell’altro la possibilità di riscatto.
Grandi Speranze , già dal titolo, è un ‘opera totalmente unitariana perchè solo questa Fede vede nelle difficoltà un’opportunità per esprimere i talenti e non un ipotetico castigo divino.
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