Cari Amici,

Ricordate gli stereogrammi? Una roba molto anni ’80, dei quadri fatti tutti di puntini giustapposti in modo tale che se uno avesse incrociato, con pazienza ed esercizio, la visione dei due occhi, avrebbe visto una figura dietro i puntini. A Torino venivano messi per strada e si formavano capannelli di gente ostinata a vedere oltre con scarsi risultati. Ebbene quando parliamo di trascendenza, di visione profetica, di che parliamo, se non di una cosa simile? Pensateci… anche in questo caso si tratta di incrociare due occhi, l’occhio della realtà, il più obbiettivo, fatto di cose che spesso avremmo anche fatto a meno di vedere, e l’occhio della fede, il più idealista, che ci fornisce quella aspirazione a qualcosa di diverso di cui oggi parliamo.

Il primo grande stereogramma della fede è ammesso anche dagli atei incalliti, si chiama coscienza, è la percezione che noi siamo qualcosa di ulteriore rispetto alle singole esperienze. Noi siamo certamente ciò che diciamo, ciò che facciamo, ciò che viviamo, ma siamo anche qualcosa di più, chiamatelo umore, atteggiamento, temperamento, personalità. Da questo possiamo dedurre la nostra personale coscienza, cui il Maestro parla spesso indirettamente, consigliandoci dapprima, con la storia dell’acqua e del vino, di moderare gli eccessi di ciascuno, ed ora di parlare con i nostri personali demòni, riconoscere i nostri scheletri nell’armadio, l’insieme di atteggiamenti e abitudini di cui non andiamo fieri. La dottrina del Maestro è  ad un tempo sia diagnosi che cura, permettendoci di vedere ciò che non vorremmo vedere di noi, e dandoci gli strumenti per mitigarlo nel tempo. Questo è un punto fondamentale, la pazienza del lento lavoro quotidiano… Pensate a una dieta… la cosa difficile di una dieta è la pazienza del tempo che passa. Il problema non è rinunciare al pesto oggi, e nemmeno domani, il casino è dopodomani e il giorno dopo ancora… In questo primo livello il Maestro ci dice di riconoscere quegli atteggiamenti di cui non andiamo fieri, identificarli e mitigarli nel tempo. Non frega niente a nessuno che siate santi oggi, che lo siate domani o simili. Ciò che importa è che facciate un vostro percorso per essere sempre un poco più santi ogni giorno

Il secondo stereogrammi della fede ce lo ricorda Bruno. Si tratta di sentire nello stomaco una presenza profonda, senza confonderla con i peperoni in bagna cauda di ieri. Si tratta di capire di essere ospite nel mondo, di appartenere a un’altra realtà, di essere esseri spirituali, come diceva de Chardin. Pensate all’idea di essere ospite. Se voi foste ospiti in casa d’altri, quanti comportamenti cerchereste di tenere? Alzereste la tavoletta per far pipì, arrotolereste la carta igienica, asciughereste il lavandino, non fareste scarpetta, nè berreste il brodo in modo rumoroso. Pensate ora alla vostra vita, quanti comportamenti dovreste mitigare se vi riconosceste ospiti di una esperienza temporanea? Eppure ce ne scordiamo spesso. E’ naturale, ma abbiamo un forte strumento per ricordarcene: la meditazione, la preghiera, la riflessione. Ieri si discuteva se fosse meglio una o l’altra di queste pratiche. Io credo che la risposta non possa che essere soggettiva, ogni pratica è buona nel momento in cui ci permette di recuperare periodicamente la sensazione di essere ospiti nel/del mondo e quindi ricordarci di comportarci con garbo e rispetto prima di tutto verso noi stessi

Ma il terzo stereogramma della fede ci dice che il mondo non è un nostro capriccio. Noi non possiamo dettare legge ad esso a seconda del nostro umore ma dobbiamo imparare a relazionarci con esso, riuscendo a percepire davvero una dimensione collettiva di fratellanza al di là dei singoli particolarismi. A prima vista questo non è difficile, a parole siamo bravi tutti. Se sentiste i vari fondamentalisti, o i devoti baciapile di qualsiasi latitudine, non ce n’è uno che neghi che siamo tutti fratelli. Di fatto però queste parole rimangono lettera morta e il tempo che si dovrebbe passare a dialogare con lo straniero, con il diverso, lo si passa a trovare ridicole giustificazioni per ciò che non condividiamo, accusando gli altri di essere troppo diversi da quanto noi concediamo loro. I musulmani sono troppo musulmani, gli ebrei troppo ebrei, gli atei troppo atei, i terun troppo terun, i gay troppo gay, i disabili troppo disabili. Ognuno di noi, per motivi diversi, corre il rischio di disattendere il proprio convincimento sul fatto che siamo tutti fratelli e sulla ricchezza di un Regno plurale, scivolando su qualche buccia di banana dell’intolleranza. Non sto parlando di nessuno in particolare, anzi, mettiamola così, sto parlandp di me. Ogni volta che qualcuno mi sta sulle balle, e capita spesso, devo ricordarmi dell’esercizio di voler vedere la serenità del Regno plurale in cui siamo tutti fratelli, dietro lo strxxxo di turno che magari parcheggia in un posto disabili senza permesso. In questo esercizio gli esempi che ricordiamo oggi sono imprescindibili. Quello di Bruno, che ha lottato per il valore della pluralità mostrando quanto importante fosse il rispetto del legame interdipendente di tutti gli esseri e il riconoscimento del valore di ogni essere vivente, che lui sintetizzava in quella bellissima espressione di vincolo d’amore. Nessuno vi chiede di rinunciare alle vostre specifiche idee, nè di non affermarle con forza. Vi si chiede però di aprirvi ad un dialogo vero e concreto con altre idee, riconoscendone la legittimità e rispettandone i valori. Solo così potrà nascere davvero un Regno plurale e solo così si dimostra coi fatti e non vuote parole di essere tutti fratelli

C’è infine un quarto stereogramma della fede. Il Principale. Guardare quegli imbecilli che fanno guerre in nome di Dio, o quegli altri imbecilli che passano le loro giornate a decidere ad arbitrio chi sia o non sia un giusto, caso strano mettendo sempre se stessi nella categoria giusta. Oppure vivere da volontari la vita quotidiana di un ospedale oncologico pediatrico, vedere la costante, inutile, inspiegabile, inopportuna sofferenza di bambini innocenti, i cui sguardi meriterebbero ben altre esperienze. Oppure ancora vedere la vita del nostro bambino Mulonda, vedere dove gioca, cosa beve dove dorme… e considerarlo pure un bambino fortunato, perchè almeno ha noi, che pigramente rinunciamo ogni tanto al quarto cannolo della giornata per regalargli la sua unica ciotola di riso. Come caxxo si fa a parlare di un Dio buono vedendo ste cose? E’ qui che interviene lo stereogramma più importante…. Siamo noi a dover impegnarci per vedere il Principale, capirlo col pensieri, amarlo coi desideri, rappresentarlo con le nostre azioni. Finchè staremo al caldo seduti in poltrona a lamentarci delle cose che non vanno non cambierà mai nulla. La bontà di di Dio nel mondo sarà manifesta solo quando ciascuno di noi si sarà impegnato a renderla palese, facendosi agente di quel cambiamento che dice di sentire e di volere. Parlando di cristianesimo adulto intendiamo proprio questo. Di fronte a un minore che chiede cibo, possiamo biasimare un Padre che non ne prepari, ma di fronte a un adulto che chieda cibo, nessun giudizio daremmo su un padre che inviti almeno ad apparecchiare la tavola.  Noi siamo adulti o no? Finchè si tratta del deretano degli altri siamo tutti adulti, finchè si tratta di parlare dal salotto di casa siamo tutti adulti, quando però poi si tratta di fare, facciamo come gli scolaretti che fingono di cercare qualcosa nella cartella pur di non essere interrogati.La piaga della fame nel mondo, da un punto di vista puramente logico, sarebbe risolta domani mattina, se solo lo volessimo. Non lo facciamo perchè non è economicamente conveniente, ma questo è un altro discorso di cui non possiamo incolpare il Principale. Non si possono servire Dio e Mammona, diceva il Maestro… Facciamo tesoro dell’esempio di Bruno, delle conquiste valdesi e impegniamoci a colorare il mondo di solidarietà.

Chiudo invitandovi a un gioco. Pensate alla vostra giornata di domani, e pensate a un piccolo gesto che potreste fare in favore di un vostro prossimo, pensate ad un modo per cui egli possa comprendere il valore della solidarietà della bontà e della carità. Una volta che lo avrete fatto, convincete un amico a far lo stesso. Ecco, ora ripetete l’operazione per un miliardi di volte e Martedi mattina avremo il Regno di Dio pronto sulla terra… Semplice.. possibile… basta volerlo e cominciare.

Piantiamola di cercare a testa bassa nella cartella e facciamoci interrogare

Nasè Adam

 נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם

Amen

Rob

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