23 prenderai anche un pane, una focaccia all’olio e una galletta dal paniere degli azzimi che è davanti al SIGNORE; 24 porrai tutte queste cose sulle palme delle mani di Aaronne e sulle palme delle mani dei suoi figli e le agiterai come offerta agitata davanti al SIGNORE.

Cari Amici,
Ricordo come se fosse ieri una mattina di 33-34 anni fa, avevo 4 o 5 anni ed ero a casa di mia nonna  in montagna. Mia nonna era abituata a fa la pasta in casa e quella mattina aveva in programma di fare gli gnocchi. Come sapete in me alberga, oggi come allora, un incompreso genio dell’arte bianca, e le chiesi di provare anche io a fare gli gnocchi. Lei, certamente per tenermi buono, mi fece partecipare permettendomi di preparare da solo una decina di gnocchi. Allora come oggi, la mia manualità non era granchè e feci degli gnocchi deformi e durissimi. Per premiare il mio impegno, mia nonna mi concesse comunque l’onore di cuocere i miei gnocchi assieme ai suoi. Ricordo che mi sentivo fierissimo dei miei gnocchi, un bimbo realizzato, ricordo che chiamai mia madre per raccontarle entusiasta della mia incredibile prestazione

Venne mio zio a pranzo, gli raccontai fiero quanto avevo fatto, e mentre mangiava un piatto di gnocchi, giocammo a riconoscere quelli fatti da me. Lui disse che i miei gnocchi si riconoscevano perchè erano i più buoni. Io ero felice, e di quell’attimo di felicità mi ricordo con gioia ancora oggi.

Perchè mia nonna mi concesse di cuocere i miei gnocchi assieme ai suoi? Perchè mio zio disse che erano buoni? Per amore e per premiare il mio impegno. Per loro non era importante la qualità assoluta della prestazione gastronomica, ma il vedere l’impegno che io c’avevo messo, la felicità che io stesso avevo nell’offrire il mio dono, benchè fosse poco e fosse pure duro e deforme.

Pensate ora al Principale. Qualsiasi cosa noi possiamo offrirgli è un pò come i miei gnocchi. Nessuno di noi riuscirebbe in una prestazione realmente degna… eppure lui vedendo nei nostri cuori si rallegra di gusto del nostro impegno e ci incoraggia a fare sempre meglio. Il Principale non è un esigente gastronomo che ci insulta per la nostra imperizia culinaria, ma un Padre amorevole che glissa sull’oggettività dei risultati per incoraggiarci col suo amore, e che è sinceramente contento e commosso del nostro impegno al di là del risultato

Qualcuno ci ricorderebbe giustamente che gli uomini sono nati nel peccato e che ogni loro opera è imperfetta, e che non avrebbero possibilità reali oggettive di fare qualcosa di realmente buono. Credo che ad un letteralista non sarebbero piaciuti i miei gnocchi. Credo che mi avrebbe detto che erano incontestabilmente duri e immangiabili… se ci fosse stato lui al posto di mio zio oggi non sarei a preparare  una conferenza dal titolo Benedire l’imperfezione, ma starei sul lettino di qualche psicanalista a chiedermi perchè l’impasto non mi riesce tanto soffice

Perchè allora Egli vuole da noi quest’impegno, se tanto facciamo gnocchi duri di cui farebbe volentieri anche a meno? Lo fa per noi, non per sè. Per diverse ragioni. Dedicando i nostri personali gnocchi a Dio noi mostriamo un senso di gratitudine, facciamo esperienza del dono, esperiamo noi stessi per primi quell’idea di dono d’amore che è la più alta caratteristica che ci rende a Sua immagine e somiglianza. Io non voglio una chiesa col mito della perfezione e con l’incubo del peccato, voglio una chiesa in cui pulsi un cuore fatto di amore, carità e perdono. Ma ancora, dedicando i nostri personali gnocchi, noi mostriamo di aver capito l’importanza del dono della vita, che ci è stato dato, dell’assurda bellezza dell’amore di un Padre che ci ama al punto di lasciarci liberi di distruggere tutto ciò che lui ha fatto. Donando inoltre, noi riconosciamo l’importanza e la bellezza del creato e ci impegniamo a preservarlo, a trattarlo con cura. Donando noi riconosciamo nell’altro la presenza del Principale e mostriamo di volerci impegnare per una società più equa.  Donando infine noi mostriamo di voler uscire dall’ipocrita e deresponsabilizzante idea che tanto noi non siamo capaci e quindi non ci rimane che aspettare e sperare che altri facciano per noi, tipica di un cristianesimo antico e dogmatico, per approdare ad una idea per cui nostro compito sia fare il possibile per produrre gnocchi ogni giorno migliori

Io voglio credere che, di fronte al mio piatto di gnocchi, anche un letteralista mi avrebbe fatto i complimenti…

Come avremo modo di vedere domani, impariamo a vedere nell’imperfezione una occasione di mostrare amore. L’amore deve scattare proprio dove la logica ci mostra l’imperfezione, l’errore e il peccato. Proprio di fronte ad un gnocco duro si vede la differenza tra un automa incapace di andare oltre il riscontro dell’imperfezione, e un uomo che invece sappia attingere a quel grande serbatoio di misericordia che è la presenza divina nell’animo. Proprio laddove la ragione si arena deve scattare il dono della carità

Con questo cosa voglio dire? Che dobbiamo essere brutti peccatori e contenti? Non proprio. Voglio dire che sbagliamo metro di valutazione. Il nostro metro non deve essere una perfezione assoluta, impossibile agli umani (diffidate sempre di quanti vi dicano il contrario) ma i progressi di una vita che ci portano oggi ad agire in maniera un pochino più santa di ieri. Non ci importi del valore oggettivo delle nostre azioni, (fatti salvi i principi di buon senso) ma della sincerità che anima i nostri cuori. Piuttosto che pazientare nell’attesa di un mondo perfetto domani, impegniamoci per un mondo migliore oggi… col tempo le due idee si avvicineranno sempre più e la qualità della nostra vita migliorerà costantemente

Impariamo a pensare di non consumare i nostri pranzi al ristorante della perfezione, ma alla piola del sorriso e dell’amore. Vi assicuro che l’atmosfera nel tempo vi conquisterà

Buon Riposo e Buon Sabato

Rob

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