l Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».

Cari amici,

Questo verso è per me legato a una storia, piuttosto dolorosa che mi preme raccontarvi Era il 2006, non ero ancora ministro, nè la prospettiva mi sfiorava minimamente, stavo mettendo a punto il lezionario e mi sono imbattuto in questo verso. Allora frequentavo molto la comunità inglese e lì conversavo con B., un vecchio ministro, profondamente cristiano, che era uno dei miei miti. Gli chiesi cosa vuol dire secondo lei servire? Servire chi? Dio o gli uomini, sembra la stessa cosa ma non lo è… e cosa vuol dire quel “molti” siamo qui per servire tutti o solo quanti la pensino come noi?

B. non mi rispose direttamente ma mi raccontò un evento successogli diversi anni prima, negli anni Sessanta, quando era un giovane ministro. Questo racconto farà del sermone qualcosa di diverso, ma ora che B. non c’è più ci tengo che questa sua memoria, che per me ha significato molto, resti nella nostra Comunità. B. disse:

Ero giovane.Ero appena stato ordinato ministro e mi venne assegnato l’incarico di cappellano in un piccolo ospedale della campagna inglese. Ero contento, avrei potuto dedicare la mia vita a Dio e fare anche qualcosa di utilie per il prossimo. Mi sentivo realizzato ed entusiasta. Mi venne affidato un abito nuovo e ricordo che passai ore allo specchio a provarlo e ad aggiustarlo fin quando non mi convinsi che mi conferiva un aspetto autorevole. Ricordo che un medico mi fece fare un primo giro. 24 stanze su quattro piani, sei per piano. Ricordo che in ogni stanza mi presentavo, consolavo e recitavo il Padre nostro, confortando i bambini e raccogliendo le confidenze di qualche vecchietta. Ero contento, felice, sereno. Non vedevo l’ora di tornare a casa e raccontare tutto. Poi venne la stanza 41. “Qui non so se conviene che entri” mi disse il medico. Ma come? Io sono un uomo di Dio… cosa può spaventarmi? Io porto il conforto della verità pensai… Entrai. Tre letti, una sola persona, Alex seppi dopo. ” E tu chi cxxxo sei, cosa cxxxo vuoi?” fu il suo saluto. “Mi chiamo B., sono venuto a portarle il conforto della parola di Gesù” Lui mi rispose “Senti bello, io sto morendo, mi mancano poche ore, e non ho voglia nè tempo di ascoltare le ridicole fregnacce tue e di chi ti manda. Vai a fare in cxxo tu e quel…. Dio. Sei qui per me o per te stesso? Se sei qui per me, stai sprecando il tuo tempo, ti ringrazio ma puoi tornartene a fanxxxo; se sei qui per te stesso, vergognati profondamente di usare il dolore del prossimo, il nome di Dio, per nutrire il tuo piccolo ego di essere inutile”. Provai un inconfessabile istinto di mettergli le mani addosso. Mi controllai e uscii… Ripresi il mio giro, dicendomi che sarebbe stato giusto non disturbare Alex e lasciarlo nel suo dolore. Strinsi la Bibbia che avevo in mano e tornai da bambini e vecchiette. Tutto però non aveva più lo stesso sapore. Ero lì per me o per loro? Temetti la risposta. Quella notte non dormii. Cercai nella Bibbia un aiuto e non trovai nulla di realmente convincente. Avrei potuto liquidare la questione definendomi scolasticamente un servitore di Dio, e pensando che chiunque insulti il mio Dio non sia degno della minima attenzione, ma se quelle parole convincevano la mia testa, non convincevano il mio cuore. Sentii paradossalmente di essere stato mandato lì per rispondere a quelle domande e sentii che da quelle risposte dipendeva la cifra del mio ministero. Il giorno dopo a fine giro tornai. “Ancora qui mi disse? Ma che sei masochista? Non ti voglio” “Ti devo chiedere un favore – risposi – ho bisogno di riposarmi un attimo, ma tutti qui mi cercano e mi chiedono qualcosa, è un incubo, vorrei chiederti il permesso di stare un poco qui in silenzio… Conoscendoti, qui nessuno mi cercherebbe”. Rise. “Prego, entra” mi disse. Per dare un minimo di credibilità mi sedetti per terra a gambe stese e ginocchia piegate, con la mia Bibbia appoggiata sulle ginocchia. Tenevo in modo particolare a quella Bibbia, ero un precisino. Rimasi li per diverso tempo. In slienzio. Ricordo che avevo paura, paura che la mia presenza fosse inutile e che la mia fede di fronte a quel dolore, si sciogliesse come neve al sole. Mi rannicchiai, appoggiai la fronte sulla Bibbia e lasciai che queste emozioni mi pervadessero. Forse piansi. Alex sonnecchiava e russava. Quando feci per andarmene Alex mi disse: “Che fai te ne vai? Non mi dici manco che il Paradiso è bello, che sono i migliori ad andarsene… quelle cavolate lì?” “Servirebbe?” risposi “No” mi disse. Lo salutai con un sorriso. L’indomani mentre ero lì ebbe una crisi di tosse. Chiamai aiuto e mi avvicinai per cercare istintivamente di soccorrerlo. Mi vomitò un bolo di sangue sul mio vestito nuovo. Io ero schizzinoso e ipocondriaco, quel sangue lo percepii come un curioso segno di iniziazione dall’Alto… Nella concitazione dimenticai sul comodino la mia preziosa Bibbia, passai a riprenderla qualche ora dopo, e lo trova intento nella lettura di non so quale passo. Come un bambino colto con le mani nella marmellata la chiuse e me la diede. Era sgualcita e macchiata, anche questo lo presi come un curioso segno, ma non commentai, anzi da quel giorno iniziai a dimenticarla sul suo comodino sempre più spesso. In quei giorni capì una cosa, la mia fede non risultava sminuita da quell’esperienza, anzi. Io ero certo della presenza del Signore proprio nelle difficoltà che io stesso mi battevo per superare in situazioni come quella. Il mio compito avrebbe dovuto essere fino all’ultimo quello di tentare ogni strada per far sentire vicina ad Alex la presenza del Signore, e visto che le parole non sarebbero servite, avrei dovuto inventarmi altri modi per dialogare, con un sorriso, una battuta, una carezza. E così feci per tutti i giorni a venire. Un giorno Alex mi chiese: “Pensi che di là mi salverò?” “Ne sono certo” Risposi. “Guarda che, se non trovi nessuno vicino a me, è perchè nella vita sono stato davvero uno strxxxxo” “Immagino-risposi- ma guarda che lui è davvero molto comprensivo, fidati” “Se tu fossi al mio posto ora, che faresti?” – mi chiese- “Lo ringrazierei” risposi. “Ringraziare????” un accenno di rabbia si impossessò di lui, stava per protestare ma tacque, stringendo nei pugni le lenzuola. Lo lasciai a meditare. Il giorno dopo in uno dei momenti di lucidità sempre più radi, mi disse “In fondo ho avuto una bella vita, viaggi, donne, qualche soldo… Ricordo la mia prima volta… quanta emozione, che figuraccia…. però è stato bello…. Poi mia figlia… che bello tenerla in braccio, consolarla quando era nei guai, vederla crescere, studiare, affermarsi.Posso ringraziare per queste cose? “Anche, sì, risposì” “Sei sicuro? – mi chiese – Cosa c’entrano con la Bibbia?” “Diremo a Quello Lassù di chiudere un occhio” -risposi  “E se poi è sbagliato? se poi si arrabbiasse?” mi chiese. “Allora digli che sono io che ti ho consigliato male, che è colpa mia e che pagherò io per entrambi” … “sei uno strano prete mi disse” “Sono unitariano” risposi, ma lui non comprese. Arrivò l’ultimo giorno. Era diverso tempo ormai che Alex era sedato e non era più lucido. Nell’ultimo barlume di consapevolezza mi vide, mi chiamò al suo capezzale e mi disse “Grazie di esserci stato”…. dopo qualche minuto spirò.

Quando B. finì il suo racconto, io mi sentii… una mexxa e mi chiesi se mai nella vita avrei avuto il coraggio di entrare in una stanza 41

Auguriamoci che il Principale dia a ciascuno di noi la forza per essere uomini veri (e degni Figli) al momento giusto

Nasè Adam

 נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם

Amen

Rob

 

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