Colui che si è perso

Non pensare male di chi si è perso:
non sai con che potere
può giungere la tentazione
nell’ora incustodita.
Non sai che egli ha lottato,
con quanta maestria e con quanto ardore,
finché l’ora della debolezza è giunta
e purtroppo, allora, egli è caduto.
Parla gentilmente a chi si è perso:
non è forse già abbastanza
che l’innocenza e la pace lo abbiano abbandonato,
senza la tua ruvida censura?
Parla gentilmente a chi si è perso;
puoi ancora forse riportarlo indietro,
con parole sante e toni di amore,
dalla pista spinosa della miseria.
Non dimenticare che tu spesso hai sbagliato
e che sbaglierai ancora e ancora.
Agisci delicatamente con colui che sbaglia,
come Dio ha fatto con te.

(Julia Abigail Fletcher Carney, educatrice e poetessa universalista americana, 1823 –1908)

Nella lingua cinese l’uso corretto, efficiente ed efficace della forza è indicato con un termine: LI. Noi associamo la strada migliore per impiegare le nostre forze al raggiungimento di un risultato con la linea retta. Ma la parola LI significa letteralmente “venatura del legno”… e la venatura del legno quasi mai è una linea retta! Più probabilmente è una linea irregolare, che manifesta una tendenza verso una direzione, ma con continue deviazioni da questa tendenza, con innumerevoli adattamenti del proprio percorso alle condizioni in cui avviene la crescita del legno. Come il legno noi tutti siamo chiamati a crescere e in un certo senso a perfezionarci. Ma la perfezione non è in quanto “dritto” sarà il cammino con cui risponderemo a tale chiamata. Crescere significa aprirsi alla circostanza, alla novità, all’errore, a tutto ciò che scombina i nostri piani perfetti e ci costringe a riflettere ed imparare. Non possiamo e non dobbiamo sfuggire agli inciampi ed alle divagazioni, purché restiamo capaci di vederne il loro ruolo nel capire il cammino che stiamo percorrendo, di far sì che scegliere una strada meno dritta non significhi perdere la nostra direzione. La perfezione che spiritualmente andiamo cercando non è quella del tragitto, ma dell’animo con cui ci poniamo di fronte ad esso. La perfezione di un cuore ed una mente aperti ad accogliere ogni esperienza, nella sua imperfezione e nella nostra perfettibilità, come una sfida o, magari, persino come un dono.

Pastor Alessandro Falasca

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