Fonte
ESTATE 2003
La dedicazione nel classico libro spirituale di Paramhansa Yogananda, Autobiografia di uno Yogi, dice, “…in memoria di Luther Burbank, un santo americano.” Quest’affermazione ha stupito non poche persone, compreso Swami Kriyananda, che quando l’ha vista per la prima volta considerava “assurdo” che l’America, così materialista potesse produrre un santo.
Chi era queato uomo, Luther Burbank? Perché Yogananda lo stimava così tanto?
La maggior parte delle persone oggi sanno poco di Luther Burbank. Ma nel suo tempo il suo nome era conosciuto in tutte le famiglie. Perché non solo ha dimostrato che le piante potevano assumere permanentemente nuove forme, e in tempi drammaticamente accorciate, l’ha fatto su una scala che nessuno è riuscito ad uguagliare, prima o dopo.
Una meraviglia dopo un’altra
Prima che Luther Burbank arrivasse sulla scena, era l’usanza dei propagatori di piante creare nuove piante ibride crociando una pianta con un’altra. Immancabilmente, però, quando piantarono i semi da questo nuovo fiore, avrebbe tornato ad essere uno dei suoi “genitori.”
Luther Burbank, invece, no solo creò variazioni di piante che si mantenevano nelle generazioni successive, lo fece in numeri che stupivano la comunità scientifica. Alla fine della sua vita, è stato stimato che Burbank aveva creato qualcosa come 800 nuovi frutti, vegetali, erbe e fiori ornamentali! Dalla patata Burbank, che rivoluzionò l’industria mondiale della patata, al cactus senza spini, Burbank creò una meraviglia dopo un’altra.
Selezione di piante “al trotto”
Cos’era il suo segreto? Molti cercarono di impararlo, e Burbank certamente ha fatto il suo meglio per trasmetterlo ai suoi studenti. Qualsiasi giornata lavorativa, si potrebbe trovarlo camminando rapidamente giù per file di bacche, in uno stato di concentrazione intensa, gli occhi socchiusi, segnalando ai suoi operai “risparmiate questo” oppure “tirate fuori questa fila.” Una volta S.F. Lieb, un giudice di San Jose e grande amico di Burbank, si agitò guardando Burbank scartare ciò che sembravano dei pruni perfettamente buoni.
Luther arrivò a trattare. Il giudice poteva scegliere qualsiasi dei pruni scartati e piantarli alla sua ranch nella Valle di Santa Clara.  Burbank diede anche al giudice sei piccoli pruni che lui aveva selezionato come i migliori del lotto. Il giudice piantò anche questi.
Finì che il giudice è stato costretto a estirpare i pruni scartati da Burbank, ma quelli cresciuti dalle piantine si mostrarono quasi perfetti in ogni senso. “Burbank,” gli disse, “se qualcuno mi avesse detto cinque anni fa che la selezione potesse essere fatta da un uomo che si muoveva quasi al trotto, avrei detto che fosse un pazzo!”
Nonostante i successi di Burbank, la comunità scientifica trovò difficile accettare i suoi risultati — prima perché non era capace di documentare come riusciva a fare ciò che faceva, e perché c’era ancora la possibilità che, nel tempo, molte delle piante da lui create sarebbero tornate al vecchio progenitore. Ma il tempo ha dato ragione ai metodi di Burbank e i suoi risultati si rivelarono essere veri e duraturi.
Un rapporto personale con l’Infinito
La nonna e il padre di Burbank erano Battisti, e lui è stato cresciuto in quella tradizione. Nel 1916 si sposò nella Chiesa Unitariana di San Francisco, ma per tutta la sua vita non ha data la sua lealtà ad alcuna istituzione religiosa.
Burbank vedeva la religione come solo un passo verso un rapporto personale con l’Infinito. Negli ultimi giorni della sua vita disse, “Il Dio dentro di noi è l’unico Dio disponibile che noi conosciamo, e la chiara luce della scienza ci insegna che dobbiamo essere i nostri propri salvatori se dovesse valere la pena salvarci.” In altre parole, dobbiamo dipender dal “regno dentro.”
Anche se molti vedevano il lavoro di Burbank come “magico” (fu conosciuto come il “mago delle piante”), lui stesso lo vedeva semplicemente come il risultato di lavoro duro e concentrazione amorevole. Era umile, ma nel vero senso in cui le persone sante sono umile: riconoscendo semplicemente la grandezza dei suoi conquiste, ma vedendosi come né meglio né peggio di qualsiasi altra persona.
Un amico per tutti
Amava la gente (i bambini in particolare), ed era un amico per tutti coloro che mostrarono una natura genuina, mentre poteva essere brusco con chi cercava di raggirarlo in modi insinceri. Aveva una reputazione come guaritore. La madri portavano i loro bambini a lui per “l’imposizione delle mani,” e lui era felice di farli contenti. Come la maggior parte dei geni, aveva molta energia (una qualità, Yogananda ci dice, indispensabile per la santità), e si vedeva saltare staccionate al età di settantacinque anni!
Burbank inoltre era insolitamente sensibile, dicendo nella sua autobiografia, “…alcune note e vibrazioni nella musica mi fanno male fisicamente, e qualche volta ho dovuto lasciare la stanza o sala dove si suonava la musica o si cantava — e anche in modo molto bello! — perché le melodie mi facevano male. Sono sempre stato sensibile agli odori, così che potevo rilevarli, piacevoli o dispiacevoli, quand’erano così leggere che nessuno intorno a me era consapevole di essi. Il mio senso del tatto è acuto quasi come quello di Helen Keller, che mi ha fatto visita poco tempo fa, e con cui io potevo comunicare più facilmente — più facilmente della maggior parte delle persone — perché eravamo così quasi ugualmente sensibili.”
Questa sensibilità si estendeva anche nel mondo dello Spirito. Durante una delle visite di Yogananda Burbank condivise con lui che, “molte volte, dopo la morte di mia madre, ho avuto la grazia della sua apparizione in una visione; mi ha parlato.” E in un’altra occasione raccontò che, “qualche volta mi sento molto vicino alla Potenza Infinita.”
Il segreto di Burbank: l’amore
Come Yogananda, Burbank aveva un grande amore per la Madre Divina (oppure, come lui la chiamava, Madre Natura). Era del tutto scientifico nel descriverla, ma il suo amore e il suo rispetto erano trasparenti. Come disse a Yogananda, “Il segreto del migliorato allevamento delle piante, a parte la conoscenza scientifica, è l’amore.”
Burbank attirava gente ricca e famosa da ogni parte del mondo alla sua porta. I suoi amici spaziavano dal Ré e Regina del Belgio allo scrittore Jack London; dal Presidente Grover Cleveland al naturalista John Muir. Thomas Edison e Henry Ford, in visita alla Expo di San Francisco del 1915, visitarono Burbank tra molta pompa e cerimonia.
Amicizia con Yogananda
Ma era solo nell’ultimo anno e mezzo della sua vita che Burbank incontrò Yogananda, e un forte legame si è creato instantaneamente. Yogananda fece almeno quattro visite alla casa di Burbank, meravigliandosi al genio delle sue creazioni botaniche e condividendo con lui il loro comune amore per i bambini e il sogno di una riforma dell’educazione. Yogananda lo ha iniziato nel Kriya Yoga, che Burbank disse di practicare “con devozione.”
L’impressione lasciata da Burbank era così profonda che Yogananda, 20 anni dopo, e nonostante il fatto che nella sua vita aveva conosciuto molte grandi anime, dedicò la sua autobiografia a lui. E nel 1952, quando Yogananda lasciò il corpo, era il compleanno di Luther Burbank: il 7 marzo. Coincidenza? Conoscendo la vita di Yogananda, è difficile immaginare che una qualsiasi cosa che lui abbia fatto fu una coincidenza!
E perciò, forse, i fatti parlano da sé. L’America ha avuto almeno un santo fatto in casa; ma, come Yogananda ci dice, uno di molti ancora a venire.
Ken Atwell ha lavorato per 20 anni come architetto di esterni a Santa Rosa, CA, dove sviluppò una apprezzamento della vita e del lavoro di Luther Burbank. Nel 2001 ha condotto un pellegrinaggio della comunità di Ananda alla casa e giardini di Burbank. Ora Ken vive al Villaggio di Ananda con la sua moglie, Hridaya, e matine il sistema idrico del Villaggio.

trad. it di Ian Mc Carthy

Citazioni

(*)

Il suo amico e ammiratore Paramahansa Yogananda scrisse nella sua Autobiografia di uno Yogi:
Il suo cuore era insondabilmente profondo, familiare a lungo con l’umiltà, la pazienza e il sacrificio. La sua piccola casa tra le rose era austeramente semplice; egli conosceva la futilità del lusso, la gioia di poche possessioni. La modestia con cui portò la sua fama scientifica mi ricordava molte volte gli alberi che si piegano con il peso della frutta matura; è l’albero infertile che alza la sua testa alta in un vanto vuoto. (Yogananda, 1952, p. 416)

(*)
In un discorso tenuto a Prima Chiesa Congregazionista di San Francisco nel 1926, Burbank disse:
Amo l’umanità, che è stata una gioia costante per me durante tutti i miei settantasette anni di vita; e amo i fiori, gli alberi, gli animali, e tutte le opere della Natura come passano davanti a noi nel tempo e nello spazio. Che gioia è la vita quando hai avuto un rapporto stretto di lavoro con la Natura, aiutandola di produrre per il beneficio dell’umanità nuove forme, nuovi colori, e nuovi profumi in fiori mai conosciuti prima; frutti in forma, dimensione e sapore mai visti prima su questa terra; e cereali di enormemente aumentata produttività, i cui cuori sono riempiti di più e migliore nutrimento, un vero magazzino di cibo perfetto — cibo nuovo per tutti i millioni sconosciuti del mondo per ogni tempo a venire

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