Es 39:2 Si fece l’efod, d’oro, di filo violaceo, porporino, scarlatto e di lino fino ritorto. 3 Batterono l’oro in lamine e lo tagliarono a fili, per intesserlo nella stoffa violacea, porporina, scarlatta e nel lino fino per farne un lavoro artistico

Se dovessi indicare l’esperienza più comune tra quelle che ciascuno di voi mi confida, essa consisterebbe nel dissidio tra la volontà di dedicare spazio alla preghiera, che ciascuno di voi possiede, e gli impegni della vita che spesso erodono questo spazio fino quasi ad annullarlo. Ebbene, legato al passo di questa settimana c’è una storiella, tramandata dalla tradizione, di un ciabattino, cui il faraone per dispetto aveva proibito di leggere la Torah costringendolo a turni massacranti. Il faraone credeva che, togliendo spazio alla preghiera, avrebbe fiaccato la sua serenità ma passavano i giorni e questo sembrava non avvenire. Alla fine il dovette arrendersi e chiedere spiegazione al ciabattino della sua imperturbabile serenità. Lui rispose: “Io non ho bisogno della carta scritta per pregare, lo faccio ad ogni punto che cucio. Ogni volta che inserisco l’ago nella tomaia penso all’azione discendente dello Spirito che mi pervade, ogni volta che estraggo l’ago dalla tomaia penso alla risposta che la mia anima deve dare alla chiamata dell’Altissimo. Ad ogni punto io prego, ad ogni passo io saldo la mia vita all’esperienza del Divino e la mia anima si eleva ogni volta di più. Grazie per questa opportunità”

Questa prospettiva dunque è interessante perchè mostra come si possa superare la contrapposizione tra momento spirituale e momento mondano, tipica del problema che mi esponevate sopra. Ci troviamo qui di fronte a due idee diverse di relazione col divino e di preghiera in generale.  Da un lato la preghiera viene considerata come una isola felice, un’esperienza “santa”, ossia separata dalle altre esperienze mondane. Compito del fedele in questa prospettiva è dunque trovare il tempo e il modo per vivere un momento di puro abbandono allo Spirito. L’esempio di questo tipo di approccio può essere ritrovato, nel santo o nel saggio che si isola nei deserti per pregare. Dall’altro invece questa storia ci mostra un altro tipo di esperienza possibile: la preghiera non è una alternativa, ma il vertice delle occupazioni mondane, è una esperienza emergente da esse. Esempio di questo approccio ce lo danno le parabole del Maestro stesso, che ha spesso mostrato un parallelo possibile tra l’azione della preghiera e le varie attività più prossime e consuete per i discepoli: la pesca, la semina, la mietitura, la coltivazione della vite..L’azione mondana viene reinterpretata per essere vissuta in termini spirituali Parte dell’impegno del fedele è dunque quella di avere la volontà di reinterpretare il proprio agire quotidiano conferendo ad esso significato spirituale. Tuttavia, a rigor di logica ci sono ben tre modi in cui questa azione può essere fatta. Da un primo punto di vista possiamo pensare che questo avvenga semplicemente attraverso le opere, ossia io faccio un lavoro e attraverso di esso, rendo migliore il mondo o miglioro l’esperienza di vita di altre persone, pensiamo a uno spazzino, ad un insegnate, a un medico… e con ciò manifesto la bontà e la misericordia del Principale. Tutto questo è ineccepibile ma non esaustivo: il rischio è quello di limitare all’opera l’esperienza spirituale confinandola ad una prassi esteriore che potrebbe anche non essere frutto del lavoro interiore su cui oggi riflettiamo. Molte persone cercando di ovviare a questo problema lasciandosi dello spazio per pregare nelle pause, letteralmente portandosi dietro, in borsa o sul telefono un testo sacro, la Bibbia nel nostro caso, e pregare a partire da esso. In assenza di supporti ci sono tante semplici preghiere che possiamo recitare mentalmente durante le nostre occupazioni, il Padre Nostro ad esempio, ma anche altre. Paradossalmente anche la chiacchierata al bar con gli amici, accanto a temi di calcio, di politica e di fimmine, può essere occasione di riportare al centro dell’attenzione alcuni temi spirituali o morali di una qualche rilevanza. Attenzione però una cosa va detta con chiarezza, il nostro intento non sia l’evangelizzazione ma il confronto, non il travaso forzato delle mie opinioni nelle teste altrui, ma un dialogo che sia fertile in una prospettiva di crescita reciproca. Ma anche questa prospettiva rischia di non cogliere appieno l’esempio del ciabattino. Per comprenderla penso sia opportuno riflettere sulla capacità di simbolizzazione dell’uomo: ciò che rende qualitativamente saliente l’esperienza spirituale è il suo carattere simbolico, il suo alludere, collegando la banale esperienza quotidiana alla realtà ultima. Pensate alla Sacra Cena: da un punto di vista squisitamente mondano si tratta della semplice azione di mangiare un pezzo di pane e di bere un sorso di vino, ma pensate al valore della Sacra Cena da un punto di vista storico, culturale e spirituale, è immenso. Cosa conferisce questo valore? Il simbolo, la capacità di ammantare i propri atti di un significato rituale, vivendoli in relazione col Divino. Ecco dunque ciò che ribalta totalmente il significato, il mio sentire l’opera come un atto di relazione con Dio. Abbiamo esempi di questo discorso riferiti al pane e al vino, alla coltivazione, alla pastorizia, alla pesca, ora anche alle attività di cucitura… sta a noi cercare quale possa essere il significato dei nostri atti più banali nel momento in cui decidiamo di viverli come gesto esteriore di una preghiera interiore. L’aiuto del ministro, la sua vicinanza, le sue suggestioni, possono essere utile per questo percorso di consapevolezza, di ricerca di significato spirituale. Pregare dunque non si configura quindi come atto meccanico di ripetere a pappagallo 100 volte la stessa cosa mentre vi chiedete se abbiate spento il gas, ma in un impegno nel rendere l’esperienza spirituale sempre più significativa.

In questo giorno di preghiera e riposo, fermatevi dunque a pensare come ogni atto possa essere un gesto di accoglimento e di ricerca della presenza Divina in voi e intorno a voi e disponetevi a ringraziare delle piccole cose, come tanti piccoli ciabattini

Buon Sabato

Rob

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