Paul Nathaniel Carnes (1 Febbraio 1921-17 Marzo 1979), è stato per lungo tempo ministro alla Chiesa Unitariana Universalista di Buffalo, New York. Era un sostenitore della desegregazione e le libertà civili, ed è stato il terzo presidente della Unitarian Universalist Association (UUA), 1977-79.

Nato Metodista si è convertito all’Unitarianesimo perché a detto suo era “ripugnato dalla pietà sgocciolante dell’ortodossia che faceva dell’ipocrisia una virtù e rese inevitabile una personalità spaccata” dove non trovava “nessuna possibilità di risponsabilità morale o miglioramento morale”.

Nel 1952 la Beacon Press ha pubblicato il suo opuscolo, For Freedom and Belief: A Manual for Unitarians – Per La Libertà e il Credere: Un Manuale per gli Unitariani.

Ha marciato per i diritti civili con Martin Luther King, Jr. a Selma.

Nel 1963 ha scritto l’ultimo capitolo della pubblicazione The Free Church in a Changing World (Libera Chiesa in Libero Mondo). Scisse “il liberalismo religioso ha poco per affrontare la sfida del bisogno di oggi, o per superare i nostri bisogni personali, se tutto ciò che offre è una casuale ‘Vieni con noi e puoi creder in ciò che vuoi’— come se le convinzioni religiose fossero lasciate a giudici così efemere come il capriccio e il desiderio!”

All’inizio della sua presidenza della UUA disse che sperava che la chiesa liberale avrebbe potuto “dare agli uomini e le donne in ogni esigenza immaginazione e speranza ispirate — per fare in mezzo ad un mare di cambiamenti, della mente aperta e del cuore coraggioso realtà durevoli.”

Da uno dei suoi ultimi sermoni abbiamo estrapolato questo passo
L’attenzione all’individuo ha da sempre caratterizzato l’unitarianesimo. Mentre in altre chiese ci sono dei leader e dei libri che ti dicono con precisione cosa devi assolutamente fare, noi invece sembriamo più un romanzo del ciclo arturiano in cui il Graal compaia solo a chi è davvero pronto, spiritualmente vivo e preparato alla visione. L’eroe deve saper condurre la ricerca da solo. Dicevo che è difficile spiegare a qualcuno cosa sia l’unitarianesimo universalista e credo che la difficoltà stia nel fatto che per noi ogni singolo individuo è un fenomeno unico e il nostro compito nella vita è portare a superficie, a compimento questa unicità. Il compito di ciascuno è portare alla luce la peculiarità che che pertiene intimamente a lui e a nessun altro. E’ mia opinione che la grande virtù che noi perseguiamo è visibile solo negli individui. Nel cristianesimo Dio parla agli individui, lo Spirito può ispirare gruppi ma alla fine quelli che rispondono lo fanno in quanto individui Una Chiesa è da intendersi come comunità di un amore che non può essere disatteso o deluso e l’amore è primariamente rapporto con l’altro. E’ basato sulla profondità dei legami personali che ci legano gli uni con gli altri, e la comunità ha senso solo nella misura in cui riesce a incoraggiare e sostenere questo tipo di legami. Ma attenzione, la ricerca dell’Altro non può essere mossa dalla paura di noi stessi. Nessun legame può essere significativo stabile e duraturo se fondato sulla paura. Il legame e la Chiesa possono nascere se e solo se noi accettiamo di coltivare ed esprimere quella potenzialità peculiare che ci è propria. The Individual in Community (Rev. Paul Carnes, 1979)

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