Cari Amici
Pensate al nostro calice ardente. Abbiamo sempre detto che, almeno in uno dei molti sensi simbolici, esso rappresenta la relazione fondamentale uomo-Dio; la coppa del calice rappresenta la dimensione ricettiva, il nostro accogliere i doni divini, mentre il fuoco rappresenta la nostra risposta. L’immagine del fuoco ci fornisce alcuni spunti sulla qualità di questa risposta che è bene esplorare insieme.
1) essa deve anelare alla dimensione spirituale come la fiamma anela verso l’alto;
2) deve essere un minimo mobile come la fiamma per poter rispondere adeguatamente e senza paraocchi alle sfide del mondo di oggi
3) deve essere calda, viva volontaria appassionata.
C’è un aspetto però che sin qui abbiamo toccato solo tangenzialmente e su cui è bene tornare: la fiamma deve essere governata in modo da durare e non ridurre in cenere ciò che le sta intorno. La sfida non è dedicarsi a qualcosa totalmente per un po’ di tempo, ardere di passione, bruciare letteralmente per una idea e poi spegnersi repentinamente. Questo è un pericolo per ciascuno di noi e merita profonda attenzione. Come diceva il Maestro, nessuno è totalmente buono, come diceva il Rev. White l’altroieri, nessuno ci vuole santi, Nostro compito è piuttosto trovare un equilibrio perchè il nostro impegno, per quanto poco esso sia, possa durare nel tempo, negli anni. A ben vedere il problema è duplice: da un lato è un problema di intensità, se un fuoco non si alimentasse, per quanto possa essere forte la fiamma iniziale, prima o poi si spegnerebbe, l’altro è un problema di durata, se noi avessimo 10 pezzi di legna e li bruciassimo tutti insieme faremmo un falò grandissimo e bellissimo ma in una notte sarebbe estinto. L’impegno non è creare uno spettacolo pirotecnico che faccia un exploit una notte e sia svanito la mattina, ma regolare costantemente la fiamma in modo che possa spandere la propria luce costantemente nel tempo. Come si alimenta il fuoco? Come si governa?  Occorre trovare sempre nuova legna per alimentarlo, un pezzo per volta. Come? Non conosco modo migliore del dialogo, del confronto, dell’accoglienza delle idee lontane dalle mie per nutrire questo fuoco. Perchè dialogo? Pensate a uno dei modi per fare fuoco; sfregare due pietre. Una pietra da sola può far poco, ha bisogno di un’altra superficie per far fuoco-Un fuoco che sia nutrito dalle urla di chi batte pugni sul tavolo, volendo creare tante piccole fotocopie di sè, non è destinato a durare; così nemmeno un fuoco che si nutra di silenzi.  La parola è l’ossigeno che nutre la fiamma. Senza parola non ci sarebbe fiamma. Dialogo è anzitutto rinuncia. Ognuno di noi deve ammettere la possibilità di non essere sempre quello che dice l’ultima parola. Lo dico anzitutto per me in quanto ministro. Il dialogo ha senso se ci si pone nella condizione in cui anche il ministro possa imparare e crescere come tutti. Io lo dico da anni… dovrei ritirarmi su una amaca alle Bahamas… è che non sono sicuro di riuscire a salirci. Per questo sono molto importanti I Fiori della Comunione,  e i Venerdì le parti dove siete voi a contribuire, a portare spunti. Esse sono il segno tangibile del fatto che ciò che nutre il nostro stare insieme è il dialogo Il dialogo è inoltre apertura e ascolto.  Cosa me ne farei di dialogare se poi non fossi disposto ad ascoltare, a farmi toccare dalle ragioni dell’altro? Se mi considerassi investito di una qualche verità immodificabile, o se semplicemente pensassi l’ascolto come una perdita di tempo? La ragione che ci porta a insistere sul dialogo è che noi riteniamo che ognuno di quelli che incontriamo sia dotato di quella che Marlin ha opportunamente chiamato divine signature, firma divina. E’ quella che deve disporci al dialogo, all’ascolto e al rispetto dell’altro.Attenzione però: dialogo non significa accettazione acritica delle opinioni dell’altro. Guai se così fosse. Dialogo significa disponibilità al confronto. Confrontare due idee è la legna che alimenta il nostro fuoco. Vorrei proporvi 3 casi: se l’altro fosse d’accordo con me, dialogando, pur nell’accordo generale, scopriremmo di avere accenti diversi, prospettive diverse, significati diversi su molte cose; se l’accordo fosse invece su una piccola parte, ci troveremmo comunque a dovere esplorare un territorio nuovo e rivedere le nostre posizioni in senso più ampio ed inclusivo; se infine proprio non fossi d’accordo con l’altro, se fosse un energumeno poco raccomandabile in cui proprio non trovo nulla di buono, perfino questa esperienza rinsalderebbe la mia idea. In ogni caso dunque l’esperienza nuova nutre e arricchisce la mia idea, la precisa e la conferma, la nutre facendola crescere con le esperienze nate dal confronto, la precisa con gli stimoli forniti da altri. Infine il fuoco si governa con la costanza. Senza costanza non avremmo un calore misurato e duraturo.

Non voglio sostenere come i letteralisti che quel fuoco debba essere fisicamente sempre acceso, vi chiedo piuttosto di prendervi qualche momento in questo giorno di riposo per alimentare e governare la vostra fiamma e mantenerla accesa. Prima di attaccare con le bionde trecce, vi lascio…

Buon Sabato e buon riposo

Rob

Annunci