Nella giornata di oggi vorrei raccontarvi quella che penso siano stati i pensieri di Gesù nella prima notte a Gerusalemme dopo l’episodio delle Palme. Poi ne discuteremo insieme

Cosa sta succedendo? Mi hanno accolto in migliaia come se fossi Simone Maccabeo vittorioso contro Antioco. Vogliono davvero una banale guerrilla contro i Romani? A cosa è servito l’episodio dei Maccabei? Quante persone sono morte in nome di una libertà che non è durata? A distanza di qualche anno gli attori sono cambiati ma il copione è rimasto lo stesso.Avrebbe davvero avuto la forza militare di cacciare i Romani? Forse, ma per quanto… sarebbero tornati dopo qualche anno, più forti e sarebbe stato un massacro. Profezia? No buon senso E io? Era questo che volevo? Essere un soldatino che cospira nel segreto preparando una aggressione? Di tutto quello che ho detto, questo hanno capito? E i discepoli? Loro cosa vorrebbero? A parole mi dicono che ho ragione, ma nei loro occhi leggo l’umana luce della vendetta. Che orrore!! Padre, dimmi perchè sono qui? E’ davvero questo che vuoi? E’ questo il mio “premio”? Essere un signorotto triste e corrotto che vive collezionando oro e sfarzo? No, grazie. Ma che alternative ho? Una sola… la coerenza e la morte. Per quanto ancora mi lasceranno rompere le scatole? Poco… ho già tirato abbastanza la corda. I discepoli mi difenderanno? Non credo… un paio di fimmine, trenta denari e io sono un ricordo… Profezia? No, Buon senso. Ma Padre!!! Perche??? Perchè è così difficile insegnare il valore dell’amore, della carità, di una società plurale e più giusta??? Giovanni me l’aveva detto…. La predicazione deve essere nel deserto… solo per quanti davvero la vogliano, senza un loro volontario moto di assenso ogni predicazione è impossibile. Non gli volevo credere…, credevo e credo che questa gente avesse bisogno di una possibilità, che questa scelta andasse educata, coltivata, con pazienza… Non l ho ascoltato! Mi rifiuto di pensare che sia così Padre, mi rifiuto di pensare che la tua luce non risplenda nell’animo di qualunque uomo facendolo sentire membro del Regno nonostante tutto…Eppure… eccoli qui pronti all’odio, accecati da futili nazionalismi o inutili dogmatismi. Padre? Cosa vuoi che faccia? Andrò avanti Padre… mi fido di Te. Ho paura Padre, ho paura di non essere all’altezza di quanto tu chiedi, di non avere il coraggio… Andrò dritto Padre, sarò coerente… ma ho paura, ti prego stammi vicino

Immagino una notte di rabbia, di frustrazione proseguita fino al mattino.. Rileggete con me il cap 11 di Marco.. Vedete quanta ingiustificata rabbia contro quel povero fico? Il fico sterile.La sterilità che lamenta Gesù non è quella del fico poverino che non ne può nulla, ma simbolicamente quella di quanti lo seguivano senza voler comprendere quale fosse il messaggio ultimo della sua predicazione. Quale sarebbe? la citazione di Isaia parla chiaro, ma nessuno si è mai preso la briga di andarselo a leggere il capitolo 56 del profeta. La Parola di Dio è per tutti, stranieri, eunuchi, ebrei,cristiani…. Essa è quel vincolo d’amore che unisce tutte le genti, essa è quell’orizzonte che annulla i particolarismi e li compremde in un discorso unico, il Regno appunto. E allora perchè pare non funzionare? Perchè quelli che dovrebbero essere maestri in questa dottrina spesso ne misconoscono, colpevolmente e volontariamente, l’assunto principale, quello di “lasciar tutto”, come direbbe Gesù, trascendere se stessi, ritrovarsi in una unità spirituale più alta ed inclusiva ed agire a partire da quella. Cosa succede invece? Che ciascuno, appena può, non resiste ad affermare la propria visione miope e parziale ed escludere gli eunuchi di turno, siano essi gli extracomunitari, i gay, gli atei o i cristiani di altra strada…Invece è scritto: Sia la Mia casa, la casa di tutte le genti, di tutte le genti, cosa vuol dire tutte? tutti quelli che la pensano come me? No. Tutti vuol dire tutti. Lo straniero non dica: Io sarò escluso, poichè lo rallegrerò nella mia casa di preghiera e accetterò i loro olocausti. I loro olocausti, saranno diversi dai miei e dai vostri, ma il Principale accetterà tutto ciò che verrà offerto con animo sincero da quanti dimostreranno di volersi riconoscere come fratelli e figli, al di là dei particolarismi. Invece? Invece abbiamo l’egoismo narcisistico di bulletti da quartierino che pretendono di stabilire quale sia il modo giusto, ovviamente il loro modo, di servire il Principale. Abbiamo demagoghi che soffiano sulle piaghe del razzismo, degli stereotipi e delle etnie in nome di Dio. Per questo la predicazione del Maestro non funzionò, per questo se la prese rovesciando le tavole di quanti creavano all’ingresso un intollerabile  discrimine tra i giusti e gli sbagliati, tra i salvi e i dannati, senza averne il minimo diritto e, per di più, lucrandoci sopra

Penso sia stato un momento di grande sconforto che spero di avervi mostrato… poi era pure lunedì, già allora il lunedì si vede che metteva tristezza 🙂 eppure… Bastano poche ore al Maestro per superare il momento di sconforto. Proseguiamo a leggere il cap. 11 di Marco… Il messaggio del Martedì sarà “abbiate fede”. Torna l’insegnamento principale l’incrollabile fede nel principio d’Amore, da seguire anche quando tutto intorno sembra esserci avverso. Questo capitolo undici è una piramide di emozioni nell’anima dell’uomo Gesù, nostro Maestro: ai piani più bassi troviamo la delusione l’impotenza, la rabbia, la frustrazione, la paura, che possono cogliere ed hanno colto il Maestro come ognuno di noi… Ma accanto a queste, l’anima di chi vive con sincera fede è in grado di sperimentarne altre, più spirituali. Anzitutto la fede nel Principale, e la certezza di poter spostare le montagne se si è dotati di fede sincera; la fede che nutre contro la paura, nelle notti in cui tutto ci sembra avverso; la fede che alimenta il nostro coraggio, anche in situazioni estreme come questa.Nei piani più alti di questa piramide emozionale, che è di fatto l’invito a un percorso spirituale, troviamo l’amore, la carità che trascende ogni particolarismo, come abbiamo detto… e, accanto ad essa, quel Perdonate prima di pregare il perdono e l’accoglienza del fratello come condizione preliminare di ogni pratica spirituale. Non può esistere amore e accoglienza per il Divino che prescinda dall’accoglienza e dall’amore per il prossimo così com’è e non per la comoda proiezione di un nostro capriccio, ciò che noi vorremmo che egli fosse. Non esiste percorso verticale che prescinda da una rinuncia al proprio egoismo personale e da una apertura d’amore verso i nostri fratelli.

Molti mi chiedono quale sia per me il modo migliore per ricordare Gesù: direi dimostriamogli di averlo letto il cap. 56 di Isaia, dimostriamogli di saper perdonare il nostro prossimo e di saper fare un sorriso sincero a quanti non possiamo soffrire. Sarà il nostro modo per dirgli: Gesù, ero con te quella notte, grazie!

Nasè Adam  נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם Amen Rob

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