Maria, non sono mai stato molto prodigo di attenzione verso di te, lo sappiamo entrambi, però, in questo venerdì notte in cui immagino la morte del Maestro, il mio pensiero corre a te, sola, ai piedi della croce, mentre abbracci un corpo senza vita, sperando d risanarlo con il tuo amore e con il calore delle tue copiose lacrime. Nella testa ti passano le immagini di quella troppo breve vita di un figlio tanto amato. La sorpresa della sua nascita, le sere davanti al fuoco in cui leggevi la Torah al piccolo Gesù. Le ricordi? Ricordi quanto gli piacesse? A come quel piccolo frugoletto si sentisse un giorno Giacobbe a lottare con l’angelo, un altro Mosè a guidare il popolo nel deserto. Ricordi? Com’era attento e come imparava… e quel giorno? Ricordi quel giorno in cui si scottò un ditino con una pentola bollente e corse da te piangendo? Raccogliesti quell’ometto disperato e lo stringesti fra le braccia. Dicesti “Gesù mio, sono qui”, baciando quel ditino dolorante. Piangi? Piango anche io, Maria. Come è diverso quell’abbraccio da questo. Ricordi com’erano soffici quei capelli? Com’era vivace quel bambino! E ora? un corpo
martoriato, deriso, torturato.“Gesù mio, sono qui” continui a ripetere, a urlare, ma stavolta è diverso, non accade nulla, il tuo abbraccio non può più nulla. Quale terribile dolore per una madre sopravvivere ai propri figli! Continui a ripeterti che stavolta non hai potuto far nulla, che non l’hai protetto, che avresti… dovuto…. No, Maria. Gesù ha scelto, era consapevole. Non riesci ad accettare la purezza d’animo con cui andò incontro alla morte, ti chiedi se forse non hai sbagliato qualcosa nell’educare quell’animo così idealista. Per cosa? Per chi? Dove sono ora i discepoli, a chi importa più di quel corpo, dopo che ne hanno sfruttato fino all’ultimo la vocazione visionaria per tornaconti così bassi? Nessuno più attorno a lui. I militari sono già fuggiti, cercando un nuovo leader, i dogmatici finalmente potranno creare un mito di cartapesta, senza più badare a quel corpo, che oramai è scomodo, sia per gli uni che per gli altri. E’ stato facile per molti vedere un Maestro, militare o spirituale, ma pochi hanno visto in lui quell’uomo così buono, così coraggioso, e solo tu riesci ancora a vedere in quel corpo straziato i lineamenti di quel bambino così bello e sereno che giocava davanti a casa. Qualcuno intorno tenta di raccontarti qualche strana storia per consolarti; cercano di dirti che è stato parte di un progetto divino e che presto tornerà. Trattieni a stento la rabbia. Qualunque significato vogliano dare a quella terribile morte, nessuno ti riporterà indietro il tuo bambino, e nessuno ti potrà mai alleviare quel senso di impotenza per non aver saputo proteggere quell’anima così pura, per non averla difesa da un mondo così sporco, rozzo e vile che non l’ha meritato. Non voglio dirti nulla Maria, la tua impotenza, la tua rabbia, la tua frustrazione, sono le mie. Domani ritroveremo entrambi la speranza, ma stasera ti abbraccio e piango con te Maria. In silenzio. Ti voglio bene. Rob

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