Cari Amici,

La vittoria delle sue idee. Il nostro catechismo liquida con un’affermazione apparentemente così laconica, un concetto così importante. Me ne sono sempre chiesto la ragione, ho cercato e ricercato, ho trovato centinaia di collegamenti possibili, ma nessuno che mi ha mai soddisfatto del tutto. Immaginavo Ferenc Joseph, il compianto vescovo autore del catechismo, dimenticarsi di spiegare questo punto mentre scriveva, magari distratto dalla moglie che gli chiedeva se la caponata non fosse troppo sciapa. Ma poi lo spirito di Keats si impossessò di me e cominciai a pensare Questo è tutto ciò che sapete sulla Terra, questo è tutto ciò che avete bisogno di sapere. Se fosse vero? Ragioniamo meglio sulla nostra affermazione iniziale. La vittoria. In che senso vittoria? a) Una questione storico politica riguardante i sogni di libertà di un popolo tanti anni fa? Sarebbe un palese anacronismo, visto come andarono i fatti.  b) Una vittoria metafisica, Dio che vince le forze del male sconfiggendo il Regno di Satana e affermando la propria incredibile potenza? Non mi ci trovo, Star Wars non mi è mai piaciuto, sono un Trekker. c) La vittoria penso sia piuttosto la compiuta definizione di un percorso possibile. Essa è un farsi, non un fatto. Un farsi di cui il Maestro è un esempio, ma che tocca a noi scegliere di conseguire ogni giorno. Una vittoria delle idee. Quali idee? Uno ci piazza il vangelo e sta  a posto. Sì e no. Certo che il vangelo è la risposta, ma come ogni testo sacro, il vangelo non è che uno specchio, che riflette l’animo di chi lo legge. Bisogna saperlo leggere nella giusta prospettiva. Questo è un primo punto importante. ἰδέα deriva dal greco εἶδον che significa vedere, immaginare;  fare esperienza della discrepanza tra ciò che vorremmo e ciò che abbiamo; in questo senso avere una idea non è mai una esperienza neutra, ma  un percorso possibile tra uno stato iniziale e quello finale. Poi c’è quel sue, importantissimo, perchè tra tutte l’esperienze possibili, tra tutti i percorsi, Gesù ce ne ha dato uno preciso: quello per il Regno, una esperienza fortemente plurale di inclusione, rispetto, armonia. Questa è dunque la vittoria, l’eredità del Maestro. Egli è morto lasciandoci un tesoro inestimabile, le coordinate di quell’esperienza cui tutti vogliamo tendere. Gesù ha veramente cambiato la prospettiva di quanti credano in lui perchè ad essi egli ha lasciato il coraggio di pensare ad un mondo diverso. Ma, come direbbe Kant, pensare a 100 eur non significa averli in tasca.  Una delle prime volte, se non proprio la prima, in cui ἰδέα compare nella Septuaginta è l’episodio della lotta con l’angelo, a Peniel, ed indica la sembianza, la faccia Dio. Perchè dunque la lotta? Perchè vittoria? La risposta ci viene dal bellissimo sermone del Rev. Stewart di cui vi ho riportato solo un pezzettino, ma che merita di essere letto in toto. Tra la schiavitù e la libertà c’è il deserto, la fatica di una trasformazione, esteriore ed interiore.  La libertà di scelta implica anche la fatica nel raggiungimento della meta;una volta percepita la distanza tra ciò che vorremmo e ciò che abbiamo, ci tocca colmarla, usando la capacità di desiderare, di sognare, come motore per trascendere il dato reale, aspirando a una esperienza migliore Ma il termine ebraico פָּנָה panah, faccia, che è strato tradotto in greco con ἰδέα   non rende bene il processo di pensiero, poichè in questo caso il greco in ἰδέα ha una polisemia, forma o pensiero, che l’ebraico non ha. Per recuperare il valore di percorso di pensiero dobbiamo rifarci al verbo חָשַׁב chashab, che in effetti ci dice molto sia di quanta debba essere la forza, il coraggio, la perseveranza per far vincere questa idea, sia di quanto dura possa essere la lotta per rendere la vita all’altezza dei nostri sogni. La prima volta che viene usato חָשַׁב chashab nella bibbia è in Genesi 15(2-6). Abramo qui constata di non avere avuto figli, li avrebbe desiderati ma non è stato possibile. Egli è pronto ad accettare il reale, ma proprio quando ciò è avvenuto, il Principale lo invita al coraggio del desiderio, a prefigurare un mondo in cui i desideri siano realtà e a lottare per affermarli. Qui c’è un punto importante: questo pensiero prospettico inizia con una חָ, una fatica, una lotta. Qual è il campo di battaglia? Non possiamo saperlo, per ognuno di noi è diverso. Veniamo da strade diverse… recita la nostra liturgia. Per affermare questa idea, ognuno di noi deve affrontare una propria personale lotta interiore, su un triplice piano: razionale, nell’accettare un pensiero diverso dal mio, nel confrontarmici senza per forza pensare di sopraffarlo: emotivo, nell’accogliere qualche persona verso cui nutro pregiudizi di qualsiasi tipo e che mi costringo a superare; pratico, nel voler dispormi ad andare spiritualmente incontro all’altro, volendo meditare insieme, sentire insieme, far strada insieme. La CUI è una esperienza di questo tipo, Ognuno di noi la pensa diversamente e condivide una costante lotta per accettare ed accogliere gli aspetti della vita spirituale dell’alto che ci sembrano più lontani. La vittoria dell’idea la otteniamo dunque ogni volta che ci disponiamo ad accettare veramente di essere in un giardino multicolore di cui ognuno di noi è un fiore. Se davvero sapremo vincere la חָ emergerà la שַׁ dell’esperienza spirituale profonda. Panikkar ci ha avvertito molto bene su questo aspetto: ogni esperienza razionale è come una differente finestra da cui si guarda il medesimo luogo. Vincendo la lotta, supereremo la contrapposizione superficiale delle nostre differenti prospettive razionali per accedere a un medesimo co-sentire spirituale.Allora saremo pronti per la beth ב per trasformare noi stessi e la realtà che ci circonda, rendendola simile ai sogni che abbiamo. Che cos’è allora la resurrezione?  Un quotidiano atto di coraggio, cocciutaggine, ostinazione consapevole, nel voler trascendere la banalità di un reale in cui gli uomini si comportano come cavernicoli monocellulari, per affermare quell’idea di compiuta armonia di cui, come abbiamo visto, in Abramo, in Giacobbe e in Gesù, la Bibbia ci porta più di un esempio. Questa vittoria sta a noi conquistarla sulle loro orme, liberando quell’uomo inchiodato alle logiche della materialità per farne un essere ogni giorno più equilibrato e libero; questo equilibrio si ottiene solo manifestando fattivamente la nostra volontà di lottare contro noi stessi per accogliere razionalmente ,emotivamente e praticamente l’Altro nell’esperienza plurale e armonica del Regno. Se faremo tutto questo la resurrezione si compirà un minuto di più ogni giorno e la vittoria dell’idea di Gesù verrà riproposta quotidianamente nella nostra esperienza spirituale. Nasè Adam  נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם Liberiamolo quest’uomo, rendiamolo compiuto, riempiendo questo sepolcro vuoto con il corpo della nostra vita spirituale. Allora Ligabue potrà stare tranquillo, il mondo sarà all’altezza dei nostri sogni

Ancora buona Pasqua

Amen

Rob

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