Cari amici Che cosa vuol dire segno? La tradizione ha inteso questa parola in due sensi tutto sommato contrapposti: quello di miracolo e quello di richiamo. Quello di miracolo di solito è inteso come una palese violazione arbitraria delle leggi divine operata o da Dio o da Gesù o da qualunque altro essere umano. In nessun caso l’evento è sensato da un punto di vista unitariano: se fosse Dio a commettere tale violazione, egli cambierebbe idea rispetto a quanto egli stesso ha stabilito, si contraddirebbe, favorirebbe il punto di vista di una parte per il tutto. Tutte questioni che cozzano contro la comune idea di Dio. Se invece ammettessimo che fosse Gesù ad avere dei poteri speciali concessi dal Padre, sarebbe strano che egli abbia dato al Figlio il potere arbitrario di stravolgere tutto, le obiezioni fatte nei confronti del miracolo sarebbero ancora più valide in questo caso. Diventerebbero infine insormontabili se pensassimo che un umano qualsiasi, sebbene santo, possa permettersi di fare ad arbitrio ciò che ci sembra strano possano fare il Padre e Gesù stesso. Insomma i miracoli non fanno proprio per noi, pur rispettando fraternamente quanti vi credano con sincerità d’animo e purezza di fede. Cosa dicono i miracoli a un unitariano? Essi sono proiezioni narrative delle intime, ataviche paure del genere umano.Essi rappresentano un farmaco contro la paura della morte, della malattia, dell’indigenza… Solo che sono un farmaco che non cura ma copre e stordisce, una cura antidolore che non pensa alle cause ma lenisce semplicemente i sintomi. Usare i miracoli per avvalorare la dignità del Maestro e da essa trarre quella fede dogmatica in un paradiso in cui finalmente si starà meglio, è una sequenza facile, che funziona, ma a cui non siamo interessati. Noi preferiamo dare a “segno”  un altro significato, quello di richiamo. Quando un segno ci si pone davanti ci chiama a dargli un senso, a integrarlo nella nostra esperienza di vita. Il richiamo deve dirci qualcosa di vecchio e di nuovo allo stesso tempo. E’ un evento che sostanzia e nutre la nostra complessiva esperienza di vita, ma non è una semplice aggiunta, non è un sassolino che si somma semplicemente ad altri sassolini… esso è un vento che scuote profondamente la fermezza e la profondità delle nostre credenze precedenti richiamando, sfidandoci ad accoglierla, a comprenderla, a farla parte di noi. Ma non è solo questo: essa è richiamo anche e soprattutto perchè chiama noi, singoli individui nella nostra intimità profonda a dare un senso. Il senso ai segni non lo deve suggerire la chiesa di autorità ma deve scaturire dal modo in cui i singoli rispondano al richiamo. E’ questo che costituisce il vero banco di prova e che distingue di fatto il richiamo dal miracolo.  Per poter essere richiamo l’evento deve trovare in me terreno fertile, delle esperienze precedenti che lo possano leggere e considerare come occasione di crescita, come metà di un percorso, come allusione a un obiettivo. E’ questa dunque una visione prospettica che ci richiama ai dati salienti della vita spirituale, la rinascita a una vita autentica, la percezione di un possesso profondo e durevole nelle esperienze del percorso, la correzione di qualche imperfezione dalle nostre precedenti esperienze di fede. Se  dunque l’esperienza del cammino compiuto è fertile e salda allora il segno può volgere appieno la sua funzione e, da un lato fornire nuovi spunti, nuove idee, nuove prospettive; dall’altro consolidare ciò che di cui noi abbiamo già avuto esperienza (spirituale). Se l’anima non è pronta, se il seme cade sulla pietra, allora resta solo una bella favola da leggere con distratta curiosità, o, peggio, viene frainteso, accolto non come una opportunità di crescita ma come un cancello che si chiude, non come un richiamo ma come un ordine, non come percorso ma come dogma. L’aspetto più desolante del dogma in quanto miracolo è proprio questo: è un fatto che non può essere sotto la nostra responsabilità, che non può essere un obiettivo di crescita ma che tutt’al più è un invito alla sottomissione al Cristo monarca di cui parlava Emerson, un invito alla preghiera per ricevere una elemosina, un prostrarsi. Questo aspetto è deleterio perchè fraintende totalmente l’idea di uomo secondo noi alla base del percorso spirituale. Ciò che noi proponiamo rimette in discussione questa idea che dura da secoli, chiama a rivivere il segno nella sua ventata di scandalo che scuote dalle fondamenta ogni precedente esperienza. Pensate a due immagini: i centurioni romani sotto la croce che prendevano in giro Gesù dicendogli “se sei veramente figlio di Dio, salvati, scendi dalla croce (Mc 15:30)” Pensate poi a quella di Pietro che tenta con fatica di imitare Gesù nel camminare sulle acque, pensate a come riesca per qualche passo e poi cada miseramente (Mt 14:29) . Sono due atteggiamenti antitetici. l’uno, quello dei centurioni, è un invito  apocalittico, un invito ad un anticipi di Guerre Stellari che non mi risulta si sia verificato. l’altro, quello di Pietro è centrato sul richiamo del Maestro, sull’invito a comprendere ed a compiere noi stessi il percorso… Certo è un richiamo più difficile, certo, può prevedere delle cadute, ma è l’unico percorso che possa far crescere davvero l’uomo nella somiglianza col divino. Lasciarsi scuotere, disporsi a interrogarsi, a crescere, lasciare che una esperienza possa essere talmente dirompente da poter rivedere l’intera nostra vita, senza stravolgerla, ma ricomprendendola in nuove prospettive di senso e di crescita spirituale, è un vero atto di coraggio, un salto di fede che, se in un primo tempo ci sembra assurdo, nel tempo di viene apertura, crescita possibilità. Nel tempo questi semi, questi segni, se non li rinchiudiamo nelle anguste celle del dogma, segneranno e nutriranno il nostro percorso, aiutando a vivere autenticamente, profondamente, quel tesoro singolo, quel pezzo unico che è la nostra vita. Per questo i segni del Maestro sono molti, per questo Giovanni non può raccontarli, perchè i segni sono segni per ciascuno di noi in modo unico bello, profondo e irripetibile. La crescita spirituale non è l’immagine di Gesù riprodotta con lo stampino, non è una icona clonata miliardi di volte, ma l’espressione compiuta di una potenzialità spirituale che ci è stata donata e che tocca a noi realizzare consapevolmente e responsabilmente, avvalendoci di quei segni, come la voce del Maestro nella parabola del Buon Pastore (Gv 10:4) E allora seguiamoli questi segni creiamolo quest’uomo, il nostro uomo, abbiamo il coraggio di diventare, ciascuno in maniera propria e irripetibile, quello splendido miracolo che ci è stato donato di poter essere. Nasè Adam  נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם Amen Rob

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