8 Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento, e non cominciate a dire in voi stessi: “Noi abbiamo Abraamo per padre!” Perché vi dico che Dio può da queste pietre far sorgere dei figli ad Abraamo. 9 Ormai la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero dunque che non fa buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco».
10 E la folla lo interrogava, dicendo: «Allora, che dobbiamo fare?» 11 Egli rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne faccia parte a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
12 Vennero anche dei pubblicani per essere battezzati e gli dissero: «Maestro, che dobbiamo fare?» 13 Ed egli rispose loro: «Non riscotete nulla di più di quello che vi è ordinato».
14 Lo interrogarono pure dei soldati, dicendo: «E noi, che dobbiamo fare?» Ed egli a loro: «Non fate estorsioni, non opprimete nessuno con false denuncie, e contentatevi della vostra paga».

Cari Amici,
Lo so sono un po’ noioso ma, è bello questo verso non trovate Perchè bello??? Anzitutto perchè, essendo stato proferito da qualcuno che non era Gesù, ci fornisce la misura di quanto alcuni temi fossero urgenti in seno all’ebraismo di quel tempo, e di quanto la nuova dottrina, la lieta novella, arrivata a piena maturazione con Gesù, sia passata attraverso un lungo dibattito e si sia nutrita del contributo spirituale di altre menti. Cardine dell’unitarianesimo è infatti che non esista frattura netta tra Gesù e la propria cultura, ma che il Maestro abbia semplicemente vissuto al meglio un’esperienza spirituale che andava maturando in quel tempo.
Iniziamo allora a sviscerare un dibattito molto vivo a quel tempo. Cosa vuol dire essere eletto? C’è chi, in ragione di un atto, variamente chiamato circoncisione o battesimo, pensa di essere comunque nel giusto. E’ così? Basta sopportare qualche minuto la recisione di un lembo di pelle (ahiachemmaleeeee) o un po’ d’acqua sulla testa per essere in salute? Questo verso ci dice di no. Per una ragione semplice: la relazione col Principale è data da due poli. Il primo stabile e immobile, quello divino, il secondo cangiante e mutevole quello umano. In ragione di questa mutevolezza, la qualità della relazione uomo-Dio non può mai essere una salvezza intesa come qualcosa di dato e deciso, per cui ci siano salvi una volta per tutte, o siamo assolutamente salvi qualunque cosa facciamo, ma come uno stato da ricercare, perfezionare e mantenere attraverso la condotta, una salute insomma. Troppo spesso sentiamo gente convinta di essere a posto con la propria coscienza solo per diritto di nascita o per le donazioni che fa in chiesa la domenica. Non è così. La salute spirituale non nasce dal censo o da ragioni genealogiche, ma dai buoni frutti. Sono i buoni frutti che fanno guadagnare e mantenere salute spirituale.E cosa sono questi frutti? Basta collezionare un numero imprecisato di Padre Nostri? Dirne cento biascicandoli mentre si pensa al 4 verticale di Bartezzaghi? Serve a qualcuno? Non guardare qualche fimmina salvo a poi fare a botte per un parcheggio non concesso? E’ questa la salute? No di certo. Nessuno vi chiede di essere monaci o santi. Ciò che si chiede è di sfruttare al meglio il vostro talento spirituale, il vostro logos vivendolo, potenziandolo, facendolo fruttare.
Anzitutto
1) Riconoscendo il logos nell’altro uomo per quanto diverso e scostante possa essere, un essere umano dotato della nostra stessa dignità e quindi bisognoso di aiuto (il significato messo in luce esplicitamente in questo passo) questo sia nella congeregazione, che è la nostra prima forma di collettività, sia nella vita di tutti i giorni
2) Di seguito riconoscere che lo stesso logos anima il creato e quindi dobbiamo impegnarci a rispettarlo e conservarlo nel migliore dei modi
3) Ma se fosse solo questo, saremmo solo attivisti impegnati in un servizio di volontariato, ma non noi siamo solo questo, siamo un gruppo spirituale e come tale dobbiamo anche amare noi stessi e coltivare il nostro stesso logos, sia impegnandoci nella cultura convenzionale, sia in quella spirituale, assecondando la nostra naturale vocina interiore.
4) Questo potremo farlo soprattutto se faremo risuonare il nostro talento interiore con quello che è nascosto sotto la superficie dei versi del testo sacro che più ci identifica, per noi la Bibbia. La Bibbia è la nostra palestra con cui allenare la nostra salute spirituale
5) Facendo tutto questo, al meglio che possiamo, ci renderemo conto di servire al meglio il Logos Divino, la parte a noi comprensibile dell’amorevole presenza divina

Piantiamola di voler vincere la partita una volta per tutti, di voler essere i migliori per questo o per quel motivo, e impegnamoci invece nel servizio al Logos Divino attraverso i buoni frutti che ci mantengono in salute

Buon Sabato e Buon Riposo a tutti
Rob

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