Recensione di Alessandra Marinacci al libro
Valentino Gentile e il dissenso religioso nel Cinquecento. Dalla Riforma italiana al radicalismo europeo
del Prof. Luca Addante
edito da Scuola Normale Superiore, 2014 [Acquista]

Calabria : terra aspra di vigorosi intenti. Ci sono testi che
rappresentano una sfida, per chi li voglia recensire; il testo del
Prof. Addante è, indubbiamente,uno di essi per la complessa trama,
colma di rimandi storici e filosofici, ma soprattutto perché scorre
come un fiume carsico nelle profondità di una terra , la Calabria del
‘500, irta di contraddizioni . L’incipit è , appunto, una descrizione
quasi pittorica, di territori aspri e magnifici, racchiusi tra un mare
da ulissidi e il baluardo montuoso della Sila; viene creato un
cronotopo. Già dalle prime pagine, l’Autore, ci permette di
comprendere che le vicende avvenute non potevano avere altro contesto.
Tutta la sofferta storia dei movimenti ereticali e della
controffensiva di stampo post-tridentino, lì acquistò un carattere
particolare perché si fuse con istanze sociali di rinnovamento
sociale, assente in altre zone del territorio italiano. L’affresco
iniziale spiega come sia stato possibile,per alcuni eretici, sfuggire
lungamente alle inique maglie dell’Inquisizione e come l’eccidio dei
Valdesi di Guardia Piemontese non sia stata sostenuta a livello
popolare. Intendo seguire due percorsi diversi ma di uguale spessore :
la macro-storia degli avvenimenti legati alle figure del
Valdesianesimo e la micro- storia del Gentile.

Staffetta diabolica. Impresa non da poco seguire l’Autore che, con
dovizia di particolari suffragati da un solido impianto bibliografico,
accompagna i Nostri nella lunghissima marcia per diffondere
l’insegnamento valdesiano, anche nelle sue forme più radicali. Una
vera “staffetta diabolica “, secondo gli inquisitori sia Cattolici
sia, anche se in misura minore , Riformati. Le idee partivano dal
Nord, con il gruppo stretto intorno a Gerolamo Busale, lambivano la
Toscana, sempre meno rinascimentale e sempre più controriformistica,
arrivavano in Calabria . In Calabria trovavano un alveo molto
particolare ; la popolazione versava in condizioni socio-culturali
gravissime ed era eterogenea. Si mescolavano etnie greche, bizantine,
albanesi e rom; a ciò si aggiungevano parecchi cosiddetti Marrani e
Islamici esiliati dalla Spagna dopo la gravissima epurazione decisa
dai regnanti nel 1492. In più vi era la colonia dei Valdesi di Guardia
Piemontese. L’ analfabetismo era estremamente diffuso e molti
mescolavano credenze religiose cattoliche con elementi pagani e
animistici. Viceversa, nel ceto elevato e tra i porporati
serpeggiavano istanze di rinnovamento e sentimenti di ripulsa verso le
azioni del Sant’Uffizio, sempre più invasive . Accuse, controaccuse,
delazioni e abiure piuttosto sospette costruiscono una trama
avvincente ma tragicamente vera che l’Autore delinea con chiarezza ,
aggiungendo via via informazioni sugli aspetti teologici della
questione. Citare qui tutti i nomi “importanti” non è possibile ;
inizialmente, ho paragonato la storia delle eresie a un fiume per
lunghi tratti sotterraneo. Impossibile tagliare l’acqua, se non
fermandola ma, questo, impedirebbe di cogliere il dinamismo
dell’azione di coloro che si vollero fare spargitori di speranza e che
il potere congiunto di Chiesa e Stato ( sia monarchico sia, per così
dire, repubblicano) volle dipingere come pericolosi untori di peste
blasfema.

Togliere fuoco all’inferno. Il filo azzurro, che ci ha guidati
finora, ci conduce alla meta; come tanti affluenti che arricchiscono
il corso del fiume rendendolo impetuoso e trascinante , le vicende
personali,gli ideali e le dottrine teologiche dei Nostri hanno
modificato l’originario alveo. L’attenzione si sposta su Valentino
Gentile, indiscusso protagonista di interminabili e letali diatribe
con la Ginevra post-servetiana. L’esito, ormai è noto, fu infausto per
l’eresiarca calabrese ma egli contribuì, con la sua fede nelle idee
valdesiane più radicali, a togliere molto fuoco dall’inferno
ultraterreno, assolutamente speculare alla realtà sociale di Paesi sia
Cattolici sia Protestanti. Dissertazioni dottissime, escamotages e un
vagabondare doloroso in tutta Europa tra una prigionia e l’altra , tra
un processo e varie abiure per nulla condivise dall’anima, ne fecero
un caso emblematico dell’intolleranza . Ingiusto sarebbe, a distanza
di secoli, giudicare se, tornando ancora a Ginevra, Gentile fosse
consapevole di firmare la propria fine o se pensasse di riuscire a
diffondere il valdesianesimo, finalmente protetto dagli interventi di
altolocati e stimati difensori. Insomma, non possiamo leggere la sua
anima; quanto contò nella sua scelta la stanchezza dell’esule, il
timore di una morte estremamente dolorosa? Possiamo dire qualcosa di
ben più importante per noi, che crediamo nell’umana natura , con le
luci e le ombre che la contraddistinguono. Gentile proclamò, con
dignità e vigore, il proprio credo fin sul patibolo, mostrando come
muore un leone della Terra dei Bruzii.

Conclusione temporanea ,con progetto di vita.
Siamo arrivati alla foce che, essendo Unitariani Universalisti, non può
che venir rappresentata da un delta ; tutti i percorsi , preziosi, fini
scono nel mare della storia umana , spesso tumultuoso ma denso di vita.
I Nostri ci hanno stimolato non solo dal punto di vista cognitivo, funzione
precipua di un saggio ,ma ancor più offrendo spunti di riflessione etica e di
introspezione .
La nostra società europea attuale è profondamente cambiata, in meglio, e, anche
se sussistono situazioni discriminanti  da modificare, a piccoli passi
si sta acquisendo
un diverso modo di concepire la diversità.
Forti di questa libertà di espressione, sentiamo nostro dovere
continuare le lotte
dei secoli passati.
Il futuro non sarà affatto semplice, non lo è mai stato  per chi era
immerso nel vivere,.
ma crediamo di doverlo costruire e questo testo offre il senso di farlo.
Facciamo l’Uomo.

Si ringrazia il Professor Addante per l’interesse dimostrato nei
confronti  delle
elaborazioni e riflessioni nate in una piccola comunità.Un torrentello nel corso
degli eventi.

Alessandra Marinacci

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