Cari amici,
So cosa avete pensato sentendo il sermone del rev. Pap l’altra sera “Guarda, la sua madrina fa sermoni da 2300 parole e lui arriva a malapena a 1000… vogliamo anche noi un sermone da 2300 parole ecco!!” C’avete ragione…. mo’ vi tengo qui fino a domattina… roba che perfino i figli di Charlotte fanno in tempo ad andare in pensione. E sono contento di farlo su un passo molto sottovalutato, frainteso… C’è infatti un rischio piuttosto comune tra i miei colleghi stipendiati, quando Gesù sembra fare cose incredibili e roboanti giù fiumi di inchiostro… quando Gesù propone una lezione spirituale vecchia maniera quasi non se lo filano. Se Gesù sta sospeso a mezz’aria a parlare con gli angeli è degno di credito, se invece sta seduto a un tavolino a insegnare con la Torah davanti… quasi viene ignorato….
Ebbene questo è proprio il secondo caso e io, manco a dirlo, adoro il mio Maestro quando fa lezione… mettiamoci comodi, prendiamo appunti, mettiamo la data sul nostro quadernetto e scriviamo il titolo della lezione con la penna rossa…. Nicodemo e i 100 metri piani. Cominciamo. Come sapete il testo sacro, qualunque sia, va letto a più livelli, la tradizione ne cita almeno 4 (letterarale, metaforico, ermeneutico e morale) ma in realtà, come abbiamo visto, ogni volta che apriamo il testo sacro la situazione è molto più complessa, ogni singola volta che io riapro il testo, esso deve essere in grado di pormi una nuova qashah קָשָׁה difficoltà, proporzionale al mio attuale livello di comprensione. Se infatti così non fosse, se io mi considerassi già imparato, se non mi disponessi all’ascolto… che lo apro affà er Vangelo? Questo deve essere vero per un neofita, che lo apra la prima volta, per me che lo ho aperto qualche volta in più, e per il più grande super studioso della Bibbia che il mondo possa conoscere. Se tutte e tre queste figure non si disponessero ogni volta ad imparare qualcosa di nuovo, se non mostrassero ciascuno la volontà di crescere attraverso una migliorata esperienza del Vangelo, allora sarebbe meglio che facessero altro e si occupassero di giardinaggio. Ma stiamo perdendo tempo…. Qual è la difficoltà di oggi, che il Maestro, per una volta comodamente seduto, ci pone? Allora… cominciamo davvero… con la penna verde da bravi allievi mettiamo primo sottotitolo..

1) piano letterale: Il vento soffia dove vuole
Chi sia sto Nicodemo non lo sappiamo, e manco sembra importare a qualcuno, sinceramente… vi siete mai chiesti chi fosse? Manco io, prima di intraprendere questo cammino… Eppure, pensateci, se uno vi dicesse guarda che ho visto il tuo amico Giggino parlar con uno che si chiama Nicodemo… la prima cosa che chiedereste non è forse “Chi è Nicodemo?” Il piano letterale non si scomoda molto a cercare una risposta… perchè dovrebbe? Deduce pigramente dal contesto che fosse uno del Sinedrio, che, pur essendo un giudeo, avesse preso il nome greco di Nicodemo, vincitore di popoli, per fini politico-amministrativi. Era in pratica un fariseo anziano e importante, e ci si accontenta di fermarsi all’idea che Gesù fosse tanto figo che perfino i capi dei farisei andavano di notte a sentirlo. Ok va bene. Ma cosa andassero a sentire, quale fosse la lezione del Maestro non importa a nessuno. Invece… cominciamo dal titolo. Prendiamo il verso 8 Il vento (πνευμα) soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito (πνευματος)».
Povero Maestro mio, hanno completamente travisato le tue parole costringendosi a una palese schizofrenia esegetica pur di non ammettere l’ovvio. Il Maestro in tutto il passo sta facendo un gioco di parole sulla parola pneuma (soffio, vento spirito). Alcuni esegeti tuttavia, pur di confermare la loro interpetazione discriminante, traducono Spirito per tutto il passo, salvo scegliere “vento” nel punto teologicamente più compromettente per loro. Possiamo anche parlare di vento, ma allora dovremmo parlare coerentemente di figli del vento e quindi pensare il povero Nicodemo costretto a sfidare Carl Lewis… Cosa c’è che sconvolge tanto gli esegeti di questo passo? Semplice… che il Maestro dice che lo Spirito divino soffia dove vuole. Sottointeso, dove vuole il Principale e non dove decidono loro. E dove soffia sto spirito? Può soffiare ovunque, il Maestro spesso ci dice di trattare ogni nostro prossimo, ogni nostro incontro, con la stessa serietà che avremmo se fossimo con lui, o con la stessa infinita deferenza che avremmo al cospetto del Principale. Ma se lo Spirito soffia dove vuole potrebbe soffiare anche nella bocca di un pagano, di un musulmano, di uno juventino? Certo, perchè saremmo universalisti se no? La cosa che turba tanto gli esegeti è appunto proprio questa. Il Principale se ne frega delle patenti di autenticità che loro si arrogano il diritto di dare, e parla dove e come vuole. Sapete che considero il Principale un grande umorista… ebbene… spesso egli si fa gioco dei convenzionalismi dogmatici e parla attraverso le persone più lontane possibili da essi. Quindi compito primo di un unitariano è considerare ogni secondo della propria esperienza di vita come opportunità spiritualmente rilevante, senza decidere arbitrariamente che solo una parte di essa possa essere decisiva. La vita è un dono in toto, la vita è un dono ricco bellissimo e complesso e noi dobbiamo assaporarla tutta, dobbiamo goderci il miracolo dell’incontro con l’Altro da qualunque parte avvenga, senza pensare che ci siano incontri di serie A o di serie B decisi ad arbitrio da qualcuno che non sia la nostra coscienza. Detto questo però una selezione la nostra coscienza la deve fare, non è plausibile che l’insegnamento di uno che si privi del mantello per darlo ai poveri, sia paragonabile allo strillo di uno che al mercato venda carciofi a un euro al pezzo. E come si fa a selezionare? Iniziamo col ribadire che la nostra coscienza non si deve fidare a priori di nessuno, in primis di me. Anche io posso dire fregnacce (e non sapete quante ne dico!!!) quindi sarà solo la vostra coscienza a dover valutare e soppesare il valore del cibo spirituale che le viene offerto. Ma come fa la coscienza a valutare? Il Maestro ci invita, come spesso gli capita, pensiamo alla parabola del buon Pastore, a valutarne la voce (φωνη) (lasciate perdere i figli del vento che traducono con rumore… Povero Maestro). Bisogna saper valutare con la coscienza il contenuto spirituale di ciò che viene detto, indipendentemente da chi sia a parlare. Ma, come spesso accade, quando il Maestro antepone un contenuto uditivo (simbolico, spirituale) a uno visivo (letterale) ci sta invitando a salire di un piano. Per cui penna verde e scriviamo il secondo paragrafo

2)Piano simbolico: Bunai ben Gurion detto Nakdimon
Da un punto di vista simbolico l’allusione molto forte è a Bunai ben Gurion, un ricco ebreo che si occupava dell’approvvigionamento di acqua durante i pellegrinaggi, testimone del miracolo che abbiamo visto, e la cui vicenda ricorre spesso in Giovanni. Egli viene detto Naqdimon perchè ha visto lo squarcio di sole. Certo l’identificazione dei personaggi pare complicata, (anche se non del tutto impossibile). Ma perchè il riferimento è stato fatto? Perchè, tra i criteri per riconoscere la voce dello spirito, avendo scartato la patente dogmatica di chiunque dica la verità ce l ho solo io e gli altri sono dei puzzoni, si potrebbe essere tentati di cercare la risposta in una particolare disciplina di purificazione, fatta di rinunce, privazione e ascetismo. Ma Nakdimon in persona, nell’atto di tentare di vendere l’acqua in eccedenza, ci dimostra quanto si può essere lontani dall’autenticità spirituale anche dopo aver fatto tutti gli esercizi di sto mondo. E allora? Allora, avendo scartato sia quelli che si presentano col certificato, sia quelli che si mortificano alla ricerca di un segno di elezione divina, uno potrebbe pensare di poter scegliere attraverso un miracolo. Sarà il Principale a indicarmi con un miracolo quali saranno i contenuti più validi da distinguersi dalle urla di mercato. Eh ma abbiamo la vicenda di quel non ebreo che di miracoli ne vede ben due, e non li considera, o proprio se ne frega. Allora come comportarsi? Se la patente non va bene, se la mortificazione neppure, se il miracolo manco, che dobbiamo fà? E’ qui che c’abbiam bisogno di un Maestro, è per questo che c’abbiamo Gesù e fu a questa domanda che rispose quella sera, per cui ci tocca salire di un livello. Penna verde a capo titoletto

3 piano ermeneutico: nascere di nuovo.
Il Maestro avverte subito che l’acqua da sola non basta, il mero esercizio di disciplina, di purificazione non basta. Occorre lo Spirito. Se all’atto esteriore di dire tutte le preghiere della terra non segue un atto interiore di nutrire la propria anima e farla crescere nello Spirito, è tutto inutile. Finchè si rimane al livello dei nati da carne, come quel commerciante del Talmud, si può assistere a tutti i miracoli del mondo, ma se non scatta nulla… è come se non ci fossero… Occorre rinascere nello Spirito per saperli vedere. Occorre una disposizione proattiva che voglia disporsi a soppesare le voci, indipendentemente da dove arrivi, scegliendo volontariamente, attivamente tra esse e scegliendo con esse. Se non c’è questa disposizione a prendere le redini attivamente della propria vita, mettendo in gioco il proprio talento, realizzando quel cambio di mentalità di cui parlava il Battista, sarà tutto inutile e faremmo meglio a darci al giardinaggio. Ma allora dovremmo dividere il mondo in dannati ed eletti, carnali e spirituali, bianchi e neri? Già ci vedo ad andare in giro a riproporre una bella crociata…. E’ questo? Abbiamo già scartato questa ipotesi 1500 parole fa. Il Maestro espone una teoria molto più complicata di un semplice bollino da appiccicarci sulla fronte…. E per esporla dobbiamo passare al quarto livello, l’ultimo lo prometto. Quindi penna verde e scriviamo

4) Livello anagogico morale: Innalzare la nostra carne
L’esempio del bastone di Mosè, che abbiamo letto, e che il serpente deve usare per risalire è proprio la metafora adatta per spiegare che rinascere nello spirito è un compito che ciascuno di noi deve darsi e deve realizzare nel tempo, con un periodo di gestazione lunghissimo. Non è una folgorazione, un meccanismo acceso spento, che capiti come un fulmine a ciel sereno, nè una cosa che, una volta accaduta possa essere archiviata senza una costante e continua opera di miglioramento. Rinascere nello Spirito è una pratica spirituale che per essere significativa necessità di 3 elementi: a) Fare esperienza della propria carne, del proprio serpente. La morale unitariana non vuole mortificare la carne… non potrei mai esserne ministro se no; essa vuole piuttosto che della carne si faccia esperienza (la fase discendente di cui parla qui il Maestro) per poi moderarne gli eccessi, preferendo di volta in volta esperienze sempre più spirituale. Attenzione però. Nella morale unitariana il serpente non deve morire, deve essere educato, ammansito e deve elevarsi. Ciò vuol dire che, per quanto santi noi potremo mai essere, ciascuno di noi, dovrà sempre accettare una parte più debole, più fragile di sè, che lo porterà di tanto in tanto a far cavolate. Non si tratta di negarla, di nasconderla ipocritamente, ma paradossalmente di offrirla al Principale con tutto il pacchetto. Ciò che il Maestro qui ci indica è un percorso di salute, che già prevede che noi siamo un po’ fessacchiotti e abbiamo qualche cosa con cui convivere di cui noi non andiamo fieri. Nostro compito non è essere immacolati, ma convivere con le rughe della nostra anima, rinnovando ogni giorno l’impegno a rendere sempre un poco meno profonde b) Per far questo ci vuole nutrimento spirituale, senza il quale non si avrebbe la forza di rinascere… cibo per l’anima in grado di tenere sempre vivo e desto l’appetito spirituale c) e inoltre volontà e costanza d’applicazione… senza la quale… meglio il giardinaggio d) degli esempi che siano utili e che ci mostrino la via non tanto additando i puzzoni, quanto mostrando il cammino in prima persona. Questo che il Maestro ha descritto è un percorso di antropologia spirituale che riguarda ogni uomo, nessuno escluso. Anche ai più carnali viene offerto il bastone attraverso il quale crescere spiritualmente, e il Maestro di per sè è il migliore bastone che io conosca… la congregazione stessa può essere un bastone per coloro che la vivono. Con un invito ci lascia il Maestro: quello di vivere l’esperienza comunitaria come una mano tesa e non come uno sprezzante giudizio.3:17 Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui Questo verso può essere interpretato almeno in due modi, ma, sia quale sia, il senso è chiaro: sia che per figlio dell’uomo si intendano tutti gli uomini, sia che si intenda il solo Gesù e, con esso, tutti gli eredi, ossia i cristiani, IN OGNI CASO il nostro compito non è giudicare, non è offrire un’anteprima del giudizio divino, cosa che non ci compete, ma tendere una mano, nel tenace tentativo di condurre allo Spirito più persone possibili.
La vita ha una indubitabile dimensione plastica, fatta di opportunità e di eventi possibili, ogni giorno è un giorno buono per portare a termine quel pezzettino di uomo spirituale che vogliamo costruire
allora
Prima di giudicarlo, Facciamolo quest’uomo
Nasè Adam נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם Amen Rob

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