Mt 4:4 Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio”».

Cari amici,
Leggendo il verso 1 di Matteo vediamo che Gesù pare apparentemente posto di fronte a un bivio, lo Spirito da un lato, e “il diavolo” dall’altro. Vi ho chiesto cosa fosse per voi il diavolo. Mi avete dato due risposte molto interessanti. La prima, molto unitariana, consiste nel non poter concepire un reale antagonista al Principale, per un monoteista puro basta un semplice Shemà per sciogliere eventuali spiritelli come un ghiacciolo nel micro-onde. Però Ian ha fatto anche notare che sto capitolo 4 qualcosa ci dice… E anche Ian c’ha ragione. Come conciliare le due prospettive? Questa la so. Dobbiamo distinguere due piani: la prospettiva divina e quella umana. Da un punto di vista divino il problema non si pone… il ghiacciolo è sciolto senza problemi, da un punto di vista umano non è così semplice. Si tratta di una metafora avete detto… c’avete ragione… sta settimana sono pigro, copio senza ritegno. Ma metafora di che? Abbiamo due strade possibile, una cognitiva e una morale. Da un punto di vista cognitivo si tratta di scegliere come guardare i singoli tasselli del mosaico della nostra vita. Diavolo deriva dal greco e significa frammentare, ridurre in parti scomporre. E’ conseguente quindi che ogni volta che nella nostra vita non riusciamo ad andare oltre il dato, ci fermiamo al singolo tassello, perdendo di vista il quadro di insieme stiamo cedendo alla tentazione. Non c’è bisogno di enti soprannaturali per capire che, come qualsiasi altro organo, un uso smodato della ragione può essere improprio, che l’abitudine a concentrarci su realtà sempre più piccole, neutrini, antimateria, rischia di annichilire la nostra prospettiva. Accanto all’attività frammentatrice della ragione l’uomo è però dotato di altro: un antidoto, una arma segreta, un equilibratore, lo Spirito. Il nostro essere parti della complessiva esperienza spirituale è infatti ciò che ci permette di inserire i singoli parziali tasselli dell’esperienza quotidiana, in un quadro complessivo della nostra esperienza sociale e spirituale. Noi affermiamo la comune interdipendenza dell’esistente, ma affinchè questa sia una esperienza vissuta e non lettera morta, dobbiamo impegnarci nel vivere la vita spiritualmente e vedere il disegno al di là dei singoli tasselli. Pensate a quanto carina sia la situazione che il Vangelo ci mette davanti: pochi elementi, come un quadro appena tratteggiato. Un uomo (qualunque uomo); due opzioni (una per aggregare, l’altra per il disgregare) e null’altro. Il deserto. Se scegliamo di disgregare il deserto resterà deserto, polvere, vuoto, aridità, nulla. Se scegliamo di aggregare ecco che la medesima esperienza del deserto inizierà a popolarsi in quanto esperienza interiore, oasi, traffici, carovane. Questo se ci pensate vale anche da un punto di vista sociale e morale, guardatevi intorno, pensate ai vostri amici e parenti, pensate a voi stessi… Trovatemi uno, uno solo che non abbia una macchia, un dubbio una imperfezione… che non sia discutibile per un motivo o per l’altro, perchè trasandato, perchè disabile, perchè juventino, perchè nero, perchè immigrato, perchè gay, perchè cattolico, perchè musulmano (a seconda della latitudine…) Che facciamo? Giochiamo a rimpiattino e dichiariamo diabolico il diverso? Oppure scegliamo di vedere le persone oltre le etichette, vederle come opera d’arte? A chi la scelta? Giudicare o Apprezzare? Sta a noi, solo a noi. L’uomo, due opzioni che lottano tra di loro e tutto il resto è fuffa. Come va a finire? E’ il lavoro intimo di ciascuno di noi a dovercelo dire. I più superficialotti vedranno nel sepolcro vuoto l’ennesima conferma che nulla esista di più importante della velocità della propria automobile; gli altri, sfortunatamente in numero minore, sapranno vedere se stessi riflessi nelle pareti del sepolcro, ne sapranno trarre utili indicazioni per riempirlo della propria esperienza spirituale, senza aspettare quella di qualcun altro. In questo modo, riassumendo, abbiamo recuperato entrambe le istanze da voi indicate: sia l’istanza teologica prettamente monista, sia l’istanza psicologica prettamente dualista. Ma siamo solo a livello letterale o poco più… Occorre una qashah קָשָׁה , una difficoltà per accedere ad un livello successivo. Qual è la difficoltà che propongo oggi? (Tranquilli rimango nelle mille parole) Se davvero Gesù fosse stato da solo nel deserto, come faremmo noi a saperlo? Tre ipotesi: O c’era qualcuno che ha annotato tutto nascondendosi dietro un cactus, ma allora Gesù non sarebbe più stato solo, oppure lo Spirito Santo ha mandato una mail a Luca, Matteo e Marco, (ma non a Giovanni perchè c’aveva la casella di posta piena) raccontando fatti di cui sarebbe stato a conoscenza il solo Gesù, oppure ancora… in queste parole riecheggia una importante lezione del Maestro, che è stata però reinterpretata dalle prime comunità, inserendo elementi molto in voga nella cultura popolare…
Sapete che le prime due ipotesi le lascio ai miei colleghi stipendiati, io mi occupo della terza. In questo passo riecheggia infatti una citazione dalla Torah. Dt 8:3 Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per insegnarti che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che vive di tutto quello che procede dalla bocca del SIGNORE. Probabilmente dunque, quella che conosciamo come tentazione e che ha turbato i sonni metafisici di molti non è altro che la eco di una lezione su questo verso. Quale ne sia stato il preciso contenuto non è dato sapere… comunque ci è sempre possibile buttare un occhio a cosa ne dica la tradizione unitariana per farci almeno una idea. Anzitutto una vistosa precisazione terminologica: la traduzione italiana contrappone il pane alla parola, in realtà il testo ebraico e quello greco parlano di “tutto ciò che procede dalla bocca di Dio”. Quindi non si tratta solo di parole, ma di qualcosa di più alto, di una esperienza, quella spirituale, che abbraccia ogni ambito della vita umana. Alcuni commentatori più attenti fanno notare che non c’è una reale tra il pane e la parola (e come potrebbe?) ma semplicemente tra il “non solo” e il “ma tutto”. Ossia il pane e il piano materiale sono solo una degli infiniti doni che il Principale c’ha fatto… Frammentare l’esperienza di vita, considerarla a pezzi, concentrarsi sul particolare è svilire il dono in quanto dono, snaturarlo, tradirlo, impoverirlo. Con queste parole siamo tornati all’inizio e forse abbiamo intercettato quale possa essere stata la lezione del Maestro. Fate attenzione che la vita è una esperienza ricca, densa fatta di una matassa di fili che si intersecano indissolubilmente che le conferiscono un sapore unico e irriducibile. L’esigenza di verità, tanto cara ai fondamentalisti, spesso ingrigisce esperienze di vita così ricche da non poter essere ridotte a crocette di vero o falso. Impariamo ad amare la complessità, l’unicità di ogni singola esperienza ed educhiamo uomini amanti del dubbio e non automi schiavi del sì o del no.

Nasè Adam
נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם
Amen Rob

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