Mc 5:6 Quando vide Gesù da lontano, corse, gli si prostrò davanti 7 e a gran voce disse: «Che c’è fra me e te, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Io ti scongiuro, in nome di Dio, di non tormentarmi». 8 Gesù, infatti, gli diceva: «Spirito immondo, esci da quest’uomo!» 9 Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Egli rispose: «Il mio nome è Legione perché siamo molti». 10 E lo pregava con insistenza che non li mandasse via dal paese.

Rifacendomi all’episodio dell’indemoniato di Gerasa il diavolo e’ immagine delle strutture che si radicano nell’essere e ne rompono l’unita’ in “moltitudini” non dialoganti Da un lato c’e’ la divisione, che richiama il concetto UU di unita”… ma la strutturazione della realta’ comporta una dinamica…
in cui le individualita’ o i gruppi si caratterizzano anche nella presa di coscienza della diversita’…
della propria specificita’…
Se l’unita’ non sa essere inclusiva delle identita’ che si strutturano e se le identita’ non sanno percepirsi in questa unita’… il processo di costruzione delle identita’ finisce per alimentare la divisione…
il “diavolo” e’ questo processo che si alimenta del proprio senso dell’Io (o del noi) contro tutti
in questo senso il diavolo e’ personale
perche’ ha quell’autoreferenzialita’ e quell’inerzia che e’ propria dei demoni…
E’ immagine delle “strutture del male”, insidiose proprio perche’ radicate nella propria storia di chiusura e di inerzia…
e lo spirito profetico che si erge contro di esse altro non e’ che richiamo all’unita’…
ma non solo all’unita’ da cui veniamo, quella dei legami che ci uniscono…
ma anche all’unita’ cui dobbiamo tendere, quella che ci include, riconoscendo le diversita’ e mettendole in dialogo

Alessandro

Annunci