Cari Amici,

Tre giorni dopo, ci fu una festa nuziale in Cana di Galilea.

Chi mai farebbe un sermone su queste poche parole? Il problema è che da un punto di vista letterale non si sono mai viste tante incongruenze in così poco spazio, e questo mi ha sempre incuriosito. Iniziamo da tre giorni dopo. Pensateci… tre giorni dopo che? Alcuni sostengono di legare questa scena al capitolo prima… a Filippo e Natanaele ma… il legame è molto labile, si sostiene che il riferimento temporale sia dato per garantire la veridicità storica dell’evento… ma ci manca la data di partenza… quindi sapere che siano 3 giorni dopo senza sapere da che giorno partiamo… che senso ha? Che informazione ci dà?

Altri sostengono che in realtà non ci sia grammaticamente scritto Tre giorni dopo, ma il terzo giorno… ossia (partendo dallo Shabbath) il Martedì, si riferisce alle regole matrimoniali dell’ebraismo del tempo, per cui, a seconda delle condizioni, soprattutto pecuniarie, della famiglia, era lecito sposarsi in un giorno piuttosto che in un altro… Ma a noi di tutto questo?? Cosa importa sapere che la famiglia fosse particolarmente ricca o particolarmente povera… cosa importa? Le cose non vanno meglio per l’identificazione topografica di Cana di Galilea… Gli studiosi hanno scritto fiumi di inchiostro per identificare il posto ora qui ora lì, ma senza prove conclusive. Allora che dire? Facciamo un po’ d’ordine. Personalmente concordo con quanti vedono nei tre giorni non una indicazione temporale ma spaziale. Dalla Giudea dove Gesù si trovava alla Galilea dove Cana si trova occorrono almeno due giorni di cammino e Gesù avrebbe potuto trovarsi a Cana solo il terzo giorno.

Su di un piano letterale questo conta poco, ma su un piano spirituale questa precisazione è essenziale. Come sempre nella Bibbia a un viaggio materiale ne corrisponde uno spirituale. Abbiamo visto spesso che da un punto di vista simbolico la Giudea rappresenti la materialità e la Galilea la spiritualità. Risalendo dalla Giudea verso Cana, l’uomo Gesù compie un parallelo percorso spirituale che lo porta ai vertice della consapevolezza. Con il ritorno a Cana spiritualmente si conclude la formazione dell’uomo Gesù. La festa dunque è anche la celebrazione di un percorso avvenuto. Solo adesso i miracoli possono cominciare, a percorso concluso.

Cosa possiamo dire di questo percorso che ha reso Maestro il Maestro? Biograficamente poco o nulla, il Vangelo ne tace, ma spiritualmente il fatto che il miracolo avvenga a Cana ci dice qualcosa di considerevole. Cana deriva da קָנָ֑ה sostanzialmente qualunque cilindro cavo di provenienza biologica, per brevità diremo canna. In questo contesto si parla di arte di mescolare acqua e vino. Oggi vedremo come discorso analogo si possa fare anche con la canna, nell’atto di preparare, mescolare l’inchiostro. Come Carlo Alessandra e Google hanno scoperto l’inchiostro da scrivere dell’epoca era un miscuglio di diversi elementi e la procedura di preparazione constava di 3 stadi ben definiti. Ora pensateci: 3 giorni di viaggio, 3 lettere della parola קָנָ֑ה , e 3 stadi di preparazione dell’inchiostro, che ai tempi veniva fatto con fiumi di cera, miele e noci di galla. Quello che vi vorrò proporre è dunque un parallelo tra il viaggio fisico, la preparazione dell’inchiostro e il riflesso sulla componente spirituale dell’animo che tutto ciò produce. Andiamo con ordine

  1. Primo Giorno, la קָ,, cera . Il primo dovere dell’uomo è fare una esperienza estetica, profonda, viva, autentica, emozionante, appagante del mondo. La vita è bella perchè si mangia si beve si ride si scherza, si viaggia, si fa l’amore, … e tanto altro. Il primo dovere è vivere e vivere appieno, senza rimpianti. Diffidate da quelle dottrine autoflagellanti che mortificano il desiderio di vita, vivete e divertitevi (nei limiti del lecito e della moderazione). Perchè i fumi di cera? Perchè la cera era materia di involucro, era la parte esteriore e superflua, una persona sincera è dunque una persona che, sappia capire quando è il momento di fare esperienza del mondo. E’ lo stadio estetico di Kierkegaard

  2. Però ci sono momenti in cui uno la deve piantare di fare il pirla. Sgombriamo il campo da un banale equivoco, questi 3 stadi vanno vissuti in una prospettiva sincronica e non diacronica. Cosa vuol dire? Che uno non può pensare come si vede in certi film di serie C di fare casino fino a 30 anni e poi diventare santo per folgorazione. No nessuno vi chiede questo. Vi si chiede piuttosto in ogni giornata di riservare uno spazio al divertimento e uno alle cose serie, a questo secondo e poi al terzo stadio. Il secondo stadio è quello נָ֑ della n, fedeltà ad una regola data, del miele Ognuno di noi sceglie di evolvere e lo fa seguendo una dottrina come oro colato (miele), come un dogma. Ognuno per imparare ha bisogno di Maestri, e di una fase in cui sperimenta ciò che il Maestro dice, facendo tesoro delle esperienze altrui. Se volete questo è lo stadio etico di Kiekegaard. Le teologie dogmatiche si fermano a questo stadio: qui ci sono le regole, se le segui ti salvi, se no sei condannato per l’eternità al solletico sotto i piedi. Questo approccio, come diceva bene Marlin l’altroieri è un approccio sottrattivo… si crea uno stampino, bello quanto volete, santo quanto volete e si chiede a tutti di somigliare allo stampino, di eliminare le differenze e di uniformarsi allo standard. Per amare si fa così, per pregare si fa cosi, per mangiare si fa così… il resto sono fuffe.

  3. Noi non siamo così noi abbiamo bisogno del terzo stadio, della ה, della noce di galla… che cos’è? Iniziamo dall’idea di una noce: la noce ha un guscio che si deve aprire se si vuole mangiare. La parte commestibile della noce era dagli antichi considerata allegoria del cervello per il preciso parallelismo possibile. Il processo di maturazione spirituale deve arrivare a superare l’involucro ostico delle regole, capirne la ragione e farla propria. Questo processo richiede apertura del guscio mentale, richede indagine razionale, responsabilità di giudizio e decisione. Non si tratta di aggirare, di alleggerire, di ignorare la regola, ma semplicemente di farla propria, accogliendola nel proprio percorso spirituale, secondo modalità che vedremo meglio più avanti.E’ importante qui sottolineare che si tratta di un processo spirituale di continuo affinamento ed evoluzione per cui il vino buono viene sempre alla fine.E’ il salto della fede, lo stadio religioso di Kierkegaard

Solo una persona che abbia saputo appropriarsi della regola, in modo che non sia un corpo estraneo da imporre a forza ad una realtà altra, ma che sia interpretata al punto di esser resa propria potrà dire di aver completato il percorso. La noce tuttavia non è una noce qualunque ma una noce di galla. La noce di galla è una escrescenza nel tronco di quercia causata dalle punture di insetto. La grandezza della noce dipende molto dallo stato del legno. Questo elemento ci dice molto anche del rapporto allievo Maestro: compito del Maestro è quello di pungere, spronare, solleticare; compito dell’allievo quello di preparare il terreno affinche la dottrina trovi terreno fertile per una elaborazione autonoma. E fondamentale che la regola non resti un corpo estraneo da imporre a freddo alla nostra vita, che potendo andrebbe altrove. No. Tra regola e vita deve esserci un rapporto dialettico per cui da un lato la regola disciplini gli eccessi moderandoli; dall’altro la vita sostanzi, umanizzi e renda propria e unica la regola. Nell’incontro regola – vita uno e molteplice si incontrano, rendendo unico e irripetibile ciascun singolo connubio. Ecco dunque che il fedele non deve annullarsi nell’automa prescritto dalla regola, ma al contrario autenticarla, renderla unica, renderla propria come un’impronta, funzionale solo ed esclusivamente al proprio percorso. Solo così la regola può incontrare la diversità senza annullarla, distruggerla o banalizzarla. Solo incontrando la vita la regola dismette i miopi panni della coercizione per incontrare la vita, l’esperienza del singolo, i bisogni di uno spirito vivente. In questo modo la regola diventa scelta libera e mai uguale a se stessa… naturale evoluzione del percorso spirituale che il Maestro stesso ha fatto e ci sta mostrando. Solo se mia e solo mia la regola può essere libera. Certo può avere delle “somiglianze di famiglia” con esperienze analoghe di amici e conoscenti, ma non è per questo che debba essere scelta. Essa viene scelta solo in quanto disciplina incarnata scelta per la nostra autentica esperienza spirituale.

Questi tre elementi, di cui abbiamo detto, vanno mescolati, in proporzioni utili a rendere efficace la grafia di ciascuno di noi. Così come non è vero che qualunque mescola vada bene per ottenere un buon inchiostro, non è nemmeno vero che gli unitariani accolgano qualunque scelta.Ciò che diciamo è che, fatti salvi alcuni principi di base, esistono comunque infinite combinazioni ed infinite gradazioni che differenziano una esistenza dall’altra. Dall’inizio dei tempi quanti saremo stati 20 miliardi? Il Principale ha creato 20 miliardi di opzioni possibili, ora tocca a noi a perfezionare la nostra. Come? Agendo e imparando. Come nello scrivere infatti possiamo rilevare un tratto troppo pensante, delle sbavature o delle imprecisioni, cosi nell’agire dobbiamo giorno dopo perfezionare ciò che siamo. Chiudo dicendo che tutti siamo sulla via di Cana, impegnati a mescolare il nostro inchiostro, i primi due giorni sono andati via lisci… ora siamo al terzo, quello che ci dice se siamo uomini o ominicchi. E’ in questo terzo giorno che dobbiamo provare la nostra capacità di mescere l’inchiostro in maniera adatta alla nostra sensibilità per poter fare della nostra vita una tangibile testimonianza di fede. Rompo un po’ gli schemi e chiudo con le note di una splendida canzone, immaginando che il Principale ci dica

Ti ho lasciato un foglio

Sulla scrivania,

Manca solo un verso

A quella poesia,

Puoi finirla tu.

Impegnamoci a finirla al meglio, Amen, Rob

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