Cari Amici,
In questi 8 stranissime versi si cela una grandissima lezione del Maestro Spesso sottovalutata. Essa riguarda due grandi interrogativi. Come riconoscere la bontà degli insegnamenti del Maestro? e anche come riconoscere l’azione della provvidenza divina? La lezione è complessa e travisata da mille anni di copia e ricopia. Il punto è che non c’è peggior sordo di chi non voglia sentire.: l’unico modo per riconoscere la bontà della dottrina del Maestro è sperimentarla. mettersi lì e farsi il mazzo cercando il più possibile di vivere secondo i dettami del Vangelo…. Solo che è faticoso, noioso, a volte paradossale…. a volte fuori moda.. No no prima di sbattersi la gente vuole la garanzia, il certificato che ne valga la pena…. Il miracolo. Ok ma metti caso che io accetti di provare, metti caso che mi sbatta, metti caso che… e poi mi rendo conto che non serve… chi mi garantisce…? Nessuno. Sei tu che devi imparare ad ascoltarti e sentire se la ginnastica spirituale che stai facendo funziona. Dico una cosa per cui potrei essere fucilato seduta stante, il Vangelo, come via spirituale in sè non è meglio di qualunque altra, Corano, Torah Tao. Ciò che la rende significativa è l’impatto che riesce ad avere sulla nostra vita spirituale, quanto, nel tempo, riesca a rendermi migliore, ma ciò non dipende dal Vangelo ma dalla applicazione con cui lo seguo. Non ci sono garanzie dell’efficacia del Vangelo se non la bontà delle persone che ne seguono i dettami. Ma c’è anche un secondo punto: Se non ci sono i miracoli, come riconosco l’azione del Principale nella mia vita? Senza asini che volano, senza nevicate in agosto, come riconosco senza ombra di dubbio l’intervento del Principale? Non puoi. Semplice. Noi siamo stati creati liberi, liberi significa anche liberi di scegliere per ogni singolo evento la spiegazione che più ci piace. Come disse il mio caro amico Teo, (Parker) Dio non è una etichetta a posteriori che aggiungo in forza degli asini che volano, ma un fondamento a priori, un correlato della mia personale scelta di donarmi, senza se, senza ma, senza certificati. Quando questo passo a priori sarà stato fatto, allora potrò rileggere l’intera mia vita alla luce della relazione col Capo ed evidenziare alcuni eventi particolarmente salienti nella mia personale crescita spirituale. Invece cosa accade: due cose che fanno imbufalire a ragione il Maestro. La prima l’abbiamo già vista: invece di tirarsi su le maniche e pedalare spiritualmente la gente aspetta l’intervento soprannaturale, ma c’è di più: il riferimento alle 2 presunte città non regge… Cosa c’entrano ora Corazin e Betsaida in una lezione sulla Provvidenza dopo aver parlato di bambini col flauto? E’ come se un conferenziere, chiamato a parlare a Milano a un convegno internazionale sulla crisi a un certo punto dicesse… Guai a te Opera.. Guai a te Rozzano (cittadine nel milanese) che senso ha? Nessuno. Peccato che Corazin in aramaico voglia dire araldi e che il flauto, i banchetti e l’araldo son tutti rimandi ai passi di Daniele che abbiamo appena letto. Cosa fa la gente quando capita qualcosa di saliente? Invece di inscrivere correttamente l’evento nella dialettica verticale col Principale, reputa più comodo e concreto genuflettersi orizzontalmente alla statua di turno… Il Principale potrebbe anche mandarci tutti i segnali di sto mondo ma se di qua trova solo tante piccole amebe da televoto nessun miracolo è possibile.Siamo noi a dover disporci con altri occhi, con nuove orecchie… allora il miracolo lo sentiremmo e lo vedremmo. Cora è anche il rinvio alla parola creatrice del Genesi, a Dio che chiama le cose facendole esistere. Anche noi abbiamo in piccolo un simile potere, anche noi possiamo dare una forza creatrice e provvidente alle nostre parole e alle nostre azioni. Prima di aspettare la pappa pronta dall’alto è compito nostro essere quella stessa provvidenza che vorremmo nel mondo. Noi siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio. Sapete cosa vuol dire questo? Che noi avremmo in noi il potenziale per risolvere domattina il 95% dei problemi. Pensate a BetSaida. Rinvia a quel passo che abbiamo letto dei fratelli di Giacobbe che trovano nel loro sacco una inaspettata provvigione. Anche noi saremmo in grado di trovare nel nostro sacco buona parte delle risorse per far fronte alla situazione solo che… Non lo facciamo. Chiudo con un punto interessante. Anche noi siamo dotati di una parola creatrice. Che cos’è la parola in fondo? Due cose: un modo per raccontarci la realtà e un modo per comunicarla ad altri Finchè la vivremo in un certo modo e la comunicheremo in un certo modo non potremo che avere queste risposte distorte. Serve, è urgente, oggi, subito una nuova antropologia che presenti l’uomo non come un verme inutile e dannato, che attenda solo la grazia per salvarsi, ma un tesoro di potenzialità e risorse. Non credete che ci sia un curioso parallelo tra come l’uomo venga presentato da certa teologia ed i risultati che si ottengono? Proviamo a invertire la rotta, a educare gli uomini alla ricchezza della diversità, al miracolo del quotidiano, al tesoro di ogni anima e sono certo avremo un mondo migliore

Nasè Adam
נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם
Amen Rob

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