La mia esperienza come uomo di chiesa
Mt 9:15 Chi ha orecchie per intendere, intenda

I “Se lo volete ricevetelo Badate, quindi, a come sentite “
[185] È una grande disgrazia non avere orecchie. Ma è una calamità ancora maggiore quando le orecchie sono troppo lunghe, e può essere pure un grande errore. In quest’ultimo caso, infatti, la sordità è interiore; nel primo caso, invece, è solo esterna. Io presumo che Gesù in quell’occasione non immaginasse che nessuno dei suoi uditori potesse essere sordo nel senso ordinario della parola. Quello che intendeva dire, presumo, era che alcuni di essi non avevano orecchie spirituali,
o che quei particolari organi interni erano stati chiusi in modo che la sua voce, quand’anche fosse
stata su di loro, non avrebbe potuto avere lo stesso significativo effetto.Il versetto indicato implica,
anche, o sembra implicare, che questo fosse colpa loro o per loro peccato.
Il versetto dice: “E se lo volete, ricevetelo”
“Non c’è peggior sordo di quelli che non vogliano sentire. Allo stesso modo, in un’altra occasione, Gesù, sembra ancora voler collegare questa sordità spirituale con il principio
di volontà, dicendo: «Badate, quindi, a come sentite>> Forse entrambi i passaggi possono essere presi come equivalenti…

II La Pro- Vocazione della Parola Indurre la gente a “sentire”
Alcune persone hanno una meravigliosa, una fatale propensione a [186] sentire solo ciò che è conveniente per loro. A volte sentono cose non dette; a volte prendono ciò che è stato detto in generale o in maniera impersonale, come se fosse specifico, personale, secondo le loro prevenzioni o pregiudizi. Certamente è impossibile, anche con l’oratoria più efficace possibile, indurre questa gente a sentire, nel senso evangelico di quel piccolo monosillabo. Essi sarebbero capaci di ascoltare la voce della tromba della resurrezione come una chiamata per far qualunque altra cosa, piuttosto che un potente richiamo contro loro stessi.Eppure ci sono ministri che si prendono infinita pena ad adattare il loro discorso agli organismi auricolari sottosopra di tale gente. Ma non ho mai conosciuto un ministro del genere avere successo, o uno che avrebbe dovuto aver successo.
Di cose dette in modo impersonale e ascoltate in un senso personale, ricordo molti casi nella mia esperienza pastorale.Riferirò di solo uno di questi. Una volta ho predicato sulla fretta di diventare ricchi. Il sermone infastidì, se ricordo correttamente , in maniera profonda dei bancarottieri fraudolenti.
Il giorno dopo ho ricevuto da un membro della chiesa una lettera quasi lunga quanto il sermone. Era una rimostranza contro la mia audacia ad avere indirizzato un discorso contro un gentiluomo che aveva avuto la sfortuna difallire, che non mi aveva fatto nulla di male, e che da molto tempo pagava la retta di sostegno del mio ministero.Quella era invece per me la prima volta che sentivo la notizia della bancarotta del mio amico avvenuta qualche giorno prima. Naturalmente ho risposto subito alla sua missiva inaspettata e questa fu la sostanza della mia risposta: [187] “Non ero a conoscenza della tua disgrazia sinquando non ne sono stato informato io stesso dalla tua nota. Io non predico ad angeli, e non so di nessuno nella mia società, che sia così buono o così cattivo da giustificare il fatto che un ministro lo faccia oggetto di un sermone speciale.Nel sermone che ho predicato ieri, io credevo intimamente. E ci credo tuttora. Mi dispiace solo per la debolezza con la quale sono state applicate le sue verità. Mi trovo costretto a sospettare che se quelle verità, sebbene non destinate a vostro particolare beneficio, sono tuttavia riuscite, come mi inducete a credere, a incontrare le esigenze del vostro particolare bisogno, allora contenessero davvero qualcosa di utile a insegnare, riprendere, a correggere o istruire sulla retta via. Se così davvero è stato, sono molto felice di averle pronunciate. Ora, sulla saggezza di tale risposta non ho niente da dire. Mi sembrava certamente brusca, ma era onesta. E’ una cosa che credevo allora così come credo ora, nell’omelia come nell’attento lavoro di un limatore che dica io modello la linea nonostante il rischio che qualche scheggia voli nei miei occhi E io sono felice di aggiungere che tale franco trattare, una cosi ingenua affermazione dei diritti di uno in piedi sul pulpito, non abbia rotto l’amicizia tra quel parrocchiano e il suo pastore. Io credo che quest’ultimo non abbia mai predicato, e l’altro mai sentito, un argomento più efficace-

III] Avvicinare al Divino.salvezza di tutte le creature
E adesso lasciatemi dire che non ho scelto le parole del mio testo, perché immagino che ciò che ho questa mattina da dirvi sia più importante di altri temi verso i quali, in precedenti occasioni, ho chiesto la vostra attenzione.La verità è che, a differenza di alcuni dei miei fratelli clericali, [188] non sempre mi trovo così felice da essere in grado di mettere il dito su un passo delle Scritture perfettamente adatto a servire come testo per l’argomento di cui desidero parlare. Mi è stato detto di uno che ha trovato non solo ogni versetto della Bibbia, ma ogni lettera di entrambi i Testamenti, così densa di tali significati, così diversi e così grandi da suggerire alla sua mente innumerevoli argomenti per i servizi solenni. Egli ha riservato la lettera S, che ha osservato esserela prima delle parole di Satana, sozzume, la salvezza, Salvatore,e così via anche con altre lettere.Spesso io invece ho scelto, e credo che spesso ancora sceglierò, un passo per un testo, semplicemente perché sarebbe andato bene.Una ragione non più profonda di quella che mi ha spinto nella scelta del mio testo di oggi.Mi propongo di dire qualcosa della mia esperienza come ministro, e dei suoi antecedenti.. Vorrei poterlo fare senza darvi la minima parvenza di egocentrismo. L’esperienza nel riferimento, anche se fosse anche se fosse oggetto di qualche conseguenza, che certamente non è, sarebbe presuntuoso da mettere in relazione a questa presenza senza alcuna connessione a questioni di acclarata importanza . Ho fiducia che questa mia intenzione possa aumentare il vostro rispetto per la semplice fede del nostro cristianesimo liberale.Il dottor Watts ha detto di non avere ricordo di un tempo in cui egli non amasse Dio. Spesso, tuttavia, leggendo i suoi formidabili ritratti lirici della Divinità, mi sono chiesto come fosse possibile. So che Egli cerca di essere identificato, e lui stesso lo ritiene identico a quello del profeta Geremia (Ger. I. 5), che, ci viene detto nel libro è stato chiamato e santificato con quel nome nome sin dal grembo della [190] madre Ma, anche concedendo a questa fantasia di essere una realtà, e che quella di questo notevole innista sia stata migliore, dall’inizio e perfino prima nel grembo, di quella di quasi tutti le altre creature umane, la funzione di una simile fantasia dovrebbe essere quella di aumentare lo stupore… invece sembra incredibile che un simile amore descriva un Essere che non possa o non voglia salvare tutte le creature da un destino cosi orribile come quello cui pare condannata una gran massa di gente in una delle popolari strofe del lirista sacro Pertanto sono propenso a considerare quei terribili ritratti come certe licenze delarte poetica, in cui anche così pio un autore come Dr.Watts può aver lecito occasionalmente lasciar indugiare la sua musa.

IV] Il dibattito su peccato originale
E so che è creduto da molti che la speranza sia venuta nel mondo, lo abbia permeato, e sia stata consumata e sprecata dalle imprese di Adamo, condannandone ogni figlio e figlia. Non concordo assolutamente, apprezzo piuttosto il pensiero di Gerrit Smith, che è sconcertato dal fatto che si possa credere nell’eternità di una punzione. o con Theodore Parker, che dice di coloro che professano una tale dottrina, che “credono solo di crederci.” Io credo che ci sono stati, e ci sono, persone che ci credono tuttora. I registri dei nostri manicomi penso lo dimostrino. Ci credevo io stesso una volta, e tale credenza ha avvelenato la mia giovinezza A volte temo che il virus di quel veleno non sia stato ancora del tutto espulso dalla mia psiche, benchè tanti anni siano trascorsi da quando ho espulso quel dogma in quanto tale dal mio sistema di fede, e rigettato per sempre con la stessa l’indignazione e disgusto per le talpe e pipistrelli delle più bieche superstizioni.

V] Teologia della Paura
[191]E non posso dire di me stesso in nessun senso proprio dell’espressione , che non mi ricordo di nessun periodo in cui non amassi Dio. La mia anima fanciullesca è stata ostacolata da una teologia spaventosa che guardava a Lui non tanto come un Padre amorevole, ma piuttosto inchinandosi tremante di fronte a Lui come sovrano onnipotente dell’universo.Theodore Parker dice di aver ottenuto molto dal liberarsi della questione della dannazione della vecchia teologia prima che avesse compiuto sette anni, e non ha avuto timore di Dio allora.Non sono stato così fortunato come lui. No, non la conosco come una cosa desiderabile l’idea che qualcuno, non ancora “perfetto” nell’amore- e chi di noi lo è?- dovrebbe essere devastato dalla paura di Dio.
“L’amore perfetto”, ci viene assicurato, e io lo credo, “scaccia la paura.” E ci viene detto che “la paura del Signore è l’inizio della saggezza “, anche sarebbe un triste errore supporre, come alcuni sembrano fare,che è anche la sua fine.

No, non sono stato così fortunato. Le terribili pupille di quel vecchio mostro, bulbi oculari terribili di quel vecchio mostro, il Calvinismo, mi fissarono sin quando non ebbi raggiunto l’età di ben più di 2 volte sette anni, e i suoi ministri, se ben ricordo, apparivano, alla mia immaginazione giovanile quasi l’incarnazione tale truce teologia. Tra coloro i quali ero abituato a sentire predicare c’era lo stesso Dr. Emmons, forse quasi l’ultimo dei calvinisti duri puri e clericali del New England. La loro predicazione, era una fervente spiegazione dei cinque punti del Piccolo Catechismo dell’Assemblea , che sono stato costretto a imparare a memoria erecitare perfino alla scuola elementare, spesso mi faceva rizzare tutti i capelli della mia piccola testa. E molto spesso, mentre trscrivevo e commentavo quei 5 punti e in attesa che le mia agonia fosse esasperata dal sermone futuro, sono stato spaventato dal terribile esordio
del servizio domenicale da parte dell’austero parroco. Spesso infatti costui apriva il servizio in
questa maniera: “Cantiamo, a lode e gloria di Dio, il secondo inno del secondo libro, sul metro comune. ”

VI] Nemmeno la compassione di Dio
I miei pensieri corrono su argomenti terribili,
la dannazione e i morti;
Quali orrori afferrano l’anima colpevole
Sul letto di morte!

Avvicinandosi a questi lidi mortali,
pur essendo molto in ritardo;
con la rapida forza di una inondazione
la morte spazza via i malvagi

Poi, rapida e terribile
lei scende Fino al fuoco;
Tra demoni abominevoli,

Lei stessa è un fantasma spaventoso.
Li c’è una folla senza numero di peccatori
e le loro catene sono forgiate dall’oscurità

Vengono torturati con viva disperazione e urlano
eppure aspettano dolori ben più atroci.
Nè tutta loro angoscia nè il loro sangue
Può essere riscatto per le loro antiche colpe,
e nemmeno la compassione di Dio risponderà ai loro gemiti

VII] La Vendetta
E poi nel chiudere il servizio liturgico, dopo un sermone su quanti pochi venisserp salvati,
dopo aver dipinto “la fiera indignazione di Dio” nei confronti dei non eletti, eravamo
quasi sicuri di essere invitati a cantare tutti insieme un “cantico spirituale” come il seguente

Osserva come cammina il vecchio peccatore
carico di colpe e pesanti dolori
fino al regno dei morti
e portando maledizioni infinite sulla testa

Perchè nel profondo, dove regna l’oscurità,
terra di orrore e disperazione
la giustizia ha costruito un tetro inferno
e lì ha stabilito la sua riserva di vendetta.

Peste eterna e pesanti catene
Torture tormenti e carboni ardenti
e frecce infliggono dolori immortali
tinti nel sangue delle anime dannate

Lì alberga Satana il primo peccatore,
ruggisce e morde le sue catene d’acciaio
Invano il ribelle tenta di alzarsi
Schiacciato dal peso delle tue mani

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