Cari Amici,

1) I carismi, classificazione
Non è davvero chiaro nel testo quanti siano i semi, si parla di seminare come un atto generico e si arriva a differenti semi come esperienza plurale. Perchè questo? Perchè l’atto di seminare è chiara immagine della grazia operante divina, dello Spirito manifestazione del divino, che opera in ciascuno di noi e che incontra ciascuno col proprio bagliaglio di esperienze biografico culturali. E’ così che dall’unione di un principio unitario con esperienze plurali, nascano semi sempre diversi
Cosa sono i semi se non i carismi, i doni della dottrina transilvana? Tra le varie classificazioni che di essi normalmente vediamo in giro ve ne cito solo 2 per il discorso che faremo oggi: quella peer generalità e quella per funzione. La prima li distingue a seconda del loro carattere universale o particolare. I carismi universali li possediamo tutti, sono quelli che enumera come fede, ragione, libero arbitrio, coscienza e amore. Essi ci distinguono come specie da tutte le altre e ci fanno meritare l’appellativo di figli di Dio.
Accanto ad essi ci sono carismi particolari, particolari doti, artistiche, di intelligenza, una qualche abilità che possa avere una qualche rilevanza nel rapporto col principale.
Abbiamo poi la distinzione per funzione: una prima funzione è quella verticale di elevazione verso il divino, alla quale simmetricamente ne corrisponde una orizzontale di servizio al prossimo e in particolare alla comunità dei fratelli.

2) La condanna del relativismo
Questo è punto davvero interessante dal nostro punto di vista UU. Oso paragonare il terreno roccioso al relativismo, che tutto giustappone senza comprenderlo e senza lasciare che mai nulla metta radici. Se consideriamo una scelta spirituale come una scelta di indifferenza ove una cosa valga l’altra, ove la fede sia ridotto a puro esercizio argomentativo razionale, qualcosa non funziona, così come non funziona se acconsentiamo a parole ad una tradizione, ma poi… “dentro” non scatta nulla. Aderire a un percorso spirituale significa darsi totalmente, dalla punta dell’alluce all’ultimo neurone, al percorso. In modo che non rimanga un puro esercizio di retorica ma diventi davvero una scelta di vita. Però i più attenti di voi potrebbero dirmi… ma come… uno UU che condanni il relativismo??? Ma come? Tu che in Chiesa ci accogli maomettani, ebrei, buddisti, teologi dell’unione, pastafariani e juventini condanni il relativismo??? Questo è un punto importante su cui dobbiamo respingere la vulgata superficialotta che spesso ci denigra senza conoscerci. Relativista?? Maddechè!! Facciamo un giochino: Prendiamo la popolazione mondiale e mettiamola davanti alla nostra chiesa in procinto di entrare. Poi prendiamo un megafono e cominciamo a dire: Chi ce l ha su coi neri e con gli immigrati torni a casa. Risultato ce ne giochiamo un 25%. Poi diciamo: chi ce l ha su coi gay torni a casa. Ce ne giochiamo un altro 25% per cento. Poi diciamo chiunque pensa che la propria verità sia la sola verità possibile, torni a casa… altro 25 % che se ne va. Infine diciamo: chiunque sia infastidito dall’espressione di una opinione che non sia esattamente la propria, torni a casa… Chi rimane? Rimaniamo noi 15. Siamo davvero così relativisti? Non credo. Per essere dei nostri serve una disciplina e una volontà di accoglimento non comuni. Noi non siamo relativisti perchè non ci va tutto bene, non ci va bene il fondamentalismo, il razzismo, il settarismo, l’ipocrisia, la violenza. Noi sosteniamo che lo L’Esperienza Spirituale sia un excessus mentis ineffabile e in quanto ineffabile non ci sentiamo in diritto di dire che sia in un modo piuttosto che in un altro.

3)La condanna della superficialità
Mi è capitato spesso di riflettere su un dato: quanto sia difficile il proporre un cristianesimo diverso rispetto a quello della vulgata e spesso, paradossalmente, penso che se noi proponessimo qualcosa di totalmente nuovo o totalmente altro avremmo maggiore fortuna, C’è anche da dire però che spesso le critiche sono piuttosto inopportune, esse riguardano legittimamente i comportamenti di alcuni sedicenti seguaci del Vangelo, che tuttavia non hanno nulla a che vedere con esso, ma anche, ed è la cosa più spiacevole, una critica che deriva dalla diffusa ignoranza, da fraintendimento e anche da una certa pigrizia nell’affrontare il testo. Il rischio di questo tipo di approccio è lasciarsi irretire dal mercato delle cornacchie, che offre esperienze veloci intriganti e a poco prezzo. E’ il rischio della nostra società , la cultura del massimizzare l’effetto, del non far fatica. del tutto subito. L’invito è ad allenare il vostro senso critico a saper riconoscere le cornacchie, capire che un passo del vangelo mi deve pro-vocare ossia chiamare alla crescita, creare uno spazio di crescita tra ciò che il testo sembra dirci al momento è ciò che pensiamo. Il lavoro spirituale, il senso dello studio e della preghiera, sta tutto in questa distanza che di volta in volta si crea tra il dato ed il desiderato. Se cosi non fosse, se ciò che ci viene presentato fosse solo e unicamente ciò che ci piace non ci sarebbe spazio per la crescita spirituale autentica, esperienza necessaria nel processo di ri- affermzione della nostra indole spirituale di cui andiamo dicendo

4) Le Priorità
Il seme impigliato tra i rovi. tra gli impegni….le convenzioni mondane, il celodurismo personale. Se subordiniamo la crescita del seme ai cavoli nostri… esso non crescerà mai…. La crescita del seme e l’affermazione mondana sono spesso in contrasto. Cosa vuol dire questo? L’ho detto tante volte…. smettere di pagare le bollette e non andare a lavorare pur di finire i Salmi del giorno? Certo che no. Significa “santificare” un po’ di tempo periodicamente alla ricerca e alla preghiera, significa amare talmente tanto quel momento da custodirlo gelosamente, tenendolo lontano dalle difficoltà e dalle preoccupazioni che popolano altri momenti del giorno. Significa sentire questo spazio come la nostra personale palestra spirituale che possa servirci da punto di passaggio verso le alte vette dello Spirito.

5) Il terreno fertile
Solo che l’uomo ha bisogno di una scala per arrivarci, e le differenti metafisiche sono differenti scale, messe a disposizione di ciascuno per facilitare la salita. Ma torniamo all’esempio dei semi dei fiori. Non tutto ciò che cresce in giardino ci sta bene: la zizzania non ci sta bene, la pula non ci sta bene. Noi abbiamo selezionato un nostro fiore, che cresce sui 7 principi. Una orchidea,ad esempio. Ma non esiste una sola specie di orchidea, ne esistono una fiorentissima gamma diversa. I sette principi, cosi come il nome orchidea, designa solo una somiglianza di famiglia tra fiori differenti, cosi come il nostro essere UU designa una somiglianza di famiglia tra percorsi differenti. Ognuno di noi è unico, ognuno deve impegnarsi a rendere il terreno più fertile possibile, prepararlo all’azione dello Spirito… e ognuno di noi deve disporsi da un lato a non copiare dal vicino (ognuno di noi è un mix unico, e la vita di ciascuno è un mix di eventi irripetibili per cui copiare è semplicemente un non seno), dall’altro ad accontentarsi di ciò che si ha, chi il 30, chi il 60 chi il 100 tutti avremo lo stesso premio… la differente resa, le differenti possibilità, non saranno oggetto di giudizio. Lo sarà piuttosto l’attenzione con cui coltiverete, l’impegno che ci metterete, il pragmatismo per comprendere quali siano i metodi migliori per la crescita e l’inventiva con cui saprete trovare nuove soluzioni quando la situazione apparirà a senso unico. Questi in fondo sono tutti consigli formali… consigli sostanziali non posso darvene, se non condividere con voi la mia personale esperienza, non per farvi copiare, ma perchè credo che, pur dovendo compiere ciascuno un percorso unico, il confronto, il consiglio l’esempio congregazionale possa essere un valido aiuto. Per cui chiudo semplicemente raccontandovi di me
L’esperienza che mi è stata donata l ho compresa che non è molto, la paragonerei a una splendida orchidea bruna ricoperta da bellissime tinte glicine. Più guardo il fiore che è stato messo sulla mia strada più mi rendo conto di quanto sia bello. Certo è difficile, spesso mi sento inadeguato a un simile compito, ma se il Principale ha voluto donarmi un simile fiore, pur sapendo che sono un pessimo giardiniere, il minimo che io possa fare è riconoscere la bellezza di un simile dono (quante volte sembriamo non renderci conto di ciò che abbiamo?) e tirarmi su le maniche per coltivare al meglio il mio fiore e non farlo appassire
Prendetevi cura anche voi del vostro fiore
e popoliamo insieme rendendolo bellissimo qui ed ora
quel giardino della vita spirituale che per brevità chiamerò Regno
Amen
Rob

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