Cari Amici,
Lo spazio d’azione
Cosa vuol dire in una prima analisi essere posseduti? Io direi non avere la capacità di autodeterminare le proprie azioni, controllando i propri istinti. L’essere figli di Dio ci distingue dall’essere marionette proprio per la capacità ritagliarci uno spazio, piccolo quanto si voglia, tra l’agire e l’essere agiti. Ciascuno di noi nel dono della libertà ha questo margine, che è un margine creativo, attivo, artistico. Però ci sono un sacco di però. Questo spazio di autodeterminazione va rigorosamente allenato e conservato. Come una stanza da tenere pulita, o gli addominali a tartaruga da mostrare in spiaggia, dobbiamo lavorare per preservare ed ampliare un simile spazio. L’argomento del sermone di oggi è: Cosa succede quando questo non avviene? Quando qualcuno con o senza un impedimento oggettivo non sfrutta questo spazio di azione? Abbiamo detto per scelta o per costrizione.

I ] La trascuratezza
Iniziamo ad analizzare l’ultimo caso: quello di uno che, pur potendo esercitare la propria libertà morale scelga di non farlo, opzione che, per brevità ho chiamato trascuratezza. Il Vangelo, attraverso i simboli, ci fa notare come ci siano diversi motivi per cui si possa rischiare di trascurare questo dono. Vediamone alcuni
a) Le catene
Capita ci siano dei motivi familiari e culturali che ci bloccano e ci legano, delle consuetudini locali che ci allontanano dal nostro proposito. Penso a una famiglia difficile, o a un gruppo di amici, o un partner che ridicolizzi l’esperienza spirituale. Questo è un primo elemento da considerare: attraverso la preghiera e l’esercizio spirituale noi dobbiamo s-catenarci. Lascia tutto e seguimi dice il Maestro. Noi dobbiamo essere nel mondo senza essere del mondo. Non si tratta di penalizzare famiglia amici, le fimmine o altre consuetudini locali, la mentalità unitariana non è in alcun modo censoria o proibizionista, si tratta però di impegnarci a fondo per recuperare un equilibrio in cui almeno il 10% del nostro tempo possa essere dedicato alle questioni spirituali
b) il sepolcro
Un altro elemento che può indurci a perdere di vista questo spazio di crescita spirituale è il sepolcro di una qualsiasi dottrina fondamentalista che snaturi e svilisca le potenzialità umane. Il sepolcro di qualsiasi dottrina che veda la libertà dei fedeli come una minaccia alla propria autorità, e voglia creare tanti piccoli automi tutti belli uguali e inquadrati. Noi non siamo così e lo rivendico con orgoglio 🙂 Noi abbiamo un amore smodato e viscerale per la natura umana e cerchiamo di educare tutti alla bellezza della vita. In cambio riceviamo spesso pugni e sputi… ma è un’altra storia 🙂 Il punto è quello. Non avere paura, non abbiate paura di uscire dalla caverna. Lo UUismo deve educare a questa esperienza di libertà. Perchè? Perchè come un piatto di trenette al pesto è gradevole, due è fantastico, tre è saziante… quattro è indigesto. Educare significa educare alla misura alla libertà nell’equilibrio e nel rispetto
c) I porci
Vado un poco veloce perchè lo spazio è pochino. Un altro rischio è quello di lasciarsi assorbire totalmente da una particolare esperienza, vissuta come una specie di dipendenza: il calcio, le fimmine, il cibo, la politica.. Quando qualcuno a caso di questi idoli ci ottenebra la mente allora… il rischio è alto. Non si tratta di non mangiare di non tifare… ma di non perdere il senso della misura
d) la legione delle istanze divergenti
C’è un bellissimo sermone del Pastor Falasca su questo… che cercheremo insieme e rimetteremo sul sito. E quando in noi coabitino istanze differenti e tra loro contraddittorie? cito le mie: essere un buon figlio, un buon fratello, un bravo studente, un disabile che si cura, un buon ministro un buon amico… e da ultimo ora anche un buon compagno? Come cavolo si fa?? Le ore sono 24… le energie sono quelle che sono… La risposta è nella capacità di pro-vocazione del Vangelo. Il Maestro è tale perchè sa suscitare in noi un senso della prospettiva che ci aiuti a determinare una nostra personale scala di priorità. Non ho tempo di approfondire… rimando alla splendida interpretazione di Ale ogni ulteriore riflessione sul punto [Leggi]

II L’ostruzione oggettiva
Però c’è anche gente che, per un motivo o per l’altro, non può oggettivamente condurre una vita sociale e personale all’interno di un range accettabile. Certo, possiamo ricondurre anche la trascuratezza a caratteristiche di personalità per cui, chi più chi meno, sia sensibile ad alcune difficoltà… Però è chiaro a tutti che, con uno sforzo in più, un buon risultato sia possibile. Ma ci sono persone per cui non questo non è proprio possibile. Qualcosa nel loro cervello non funziona come dovrebbe e non possono essere incolpati per questo. Che fare? Sicuramente gli unitariani si battono affinchè anche a queste persone venga garantita la miglior qualità della vita possibile e la migliore integrazione possibile, secondo lo Spirito del Tempo. Ai tempi di Gesù questo significava liberare l’individuo dai propri demoni, usando una spiegazione medico-scientifica che oggi ci appare obsoleta, ma che era adeguata al contesto di pescatori analfabeti; ai tempi di Dorothea Dix questo significava la creazione di strutture accoglienti ed adeguate; ai nostri tempi probabilmente questo significa qualcosa di più: garanzia di integrazione sociale. In ogni caso è a questo che dobbiamo mirare: in ogni essere noi vediamo la scintilla del Principale e dobbiamo agire di conseguenza. Però c’è una difficoltà: noi dobbiamo essere accoglienti, comprensivi, dobbiamo batterci perchè alcuni valori di inclusione siano rispettati, ma il nostro compito non è solo questo. Questo ne è un atto preliminare ma la CUI si fonda su una proposta spirituale declinata sui tre pilastri cristiano, universalista e umanista. Noi esistiamo per proporre un percorso spirituale, non per giocare a canasta. La proposta può essere declinata differentemente a seconda delle diverse componenti culturali e tradizionali, ma ci deve essere, e deve essere incentrata su alcuni valori (7 Principi). Come proporre tali valori a gente che non è in grado di capirli? Non li si propone direte. Da un punto di vista meramente logico avete ragione ma…
Vi racconto una storia che ho vissuto personalmente. Non riguarda nessuno di voi, quindi la posso raccontare. Una volta mi contattò una mamma con un bambino piccolo (5 anni) autistico. Questo bambino non comunicava per la maggior parte del tempo, sembrava immerso nel suo mondo fatto di strani e incomprensibili vocalizzi, di sorrisi fugaci e di pensieri assorti. La mamma addolorata mi disse Sono turbata dal fatto che mio figlio sia sempre così solo, che io non riesca a capire quei versi, che io non riesca a rispondere. Vorrei che avesse un compagno di giochi, qualcuno con cui parlare, confidarsi. Una strana risposta mi uscii di bocca… non so se oggi a 4 o 5 anni di distanza sarei ancora d’accordo o risponderei la stessa cosa, ma questo è quello che dissi: Mia cara, io sono credente, e in quanto cristiano io credo che ci sia Qualcuno con cui il tuo bambino comunichi, Qualcuno che gli risponda, Qualcuno con cui giochi e Qualcuno che popoli ogni secondo il suo mondo, essendo il suo migliore amico. Questo Qualcuno per me da cristiano è Dio e sta giocando con lui anche in questo momento Piangemmo insieme e tempo dopo la mamma mi disse che quelle parole le furono utili. Lo penso ancora? Sì. Voglio costringervi a pensarlo? No. Ciò su cui vorrei però che vi soffermiate è quella particolare tradizione platonico buddhista schopenhaueriano – Nietzscheana per cui tutto ciò che ci libera dalla logica vero o falso ci avvicina a Dio. Platone la chiamava Divina Mania, Nietzsche Divina alogia. In questo senso pensare che queste persone possano essere più vicine ad una esperienza spirituale può non essere così una cavolata. Questo solo per dire che accanto alle motivazioni di carattere sociale e inclusivo, è possibile rileggere il compito anche da un punto di vista spirituale, esperienza che penso sia più consona alla natura del gruppo… E qual è il segno tangibile che questa nostra azione ha un senso? La mia esperienza con quel bambino mi porta a parlar di meraviglia. Una particolare espressione, un sorriso, un gesto, che noi dobbiamo rendere possibile. Dobbiamo lasciare che questa Voce risuoni, e dobbiamo creare le condizioni per cui possa essere ascoltata da quanti siano in difficoltà.
C’è davvero questa Voce? Alcuni possono davvero sentirla meglio di altri? Non ha senso che io vi risponda parlando di ciò che sento io, il mio invito è quello di coltivare quello spazio del vostro essere Figli in modo che quella Voce possa essere riconosciuta ed ascoltata da voi stessi. Parafrasando Churchill chiudo dicendo: Tutti sono buoni ad alzarsi e parlare; pochi hanno il coraggio di sedersi ed ascoltare.
Abbiate coraggio
Amen Rob

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