Cari Amici,
Sapete quanto io ami questo passo, e anche quest’anno vi beccate la tiritere su di esso. Ho pensato di risparmiarvela e far qualcosa di nuovo ma… non ci sono riuscito, scusatemi.
Riprendendo un passo di Isaia, il Maestro dice Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me.7 Invano mi rendono il loro culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.8 Avendo tralasciato il comandamento di Dio vi attenete alla tradizione degli uomini».
Gli articoli sono importanti. Da un lato abbiamo UN SOLO COMANDAMENTO, (non 10, non 613, non 3000) dall’altro infinite tradizioni.Qual è IL comandamento? E’ un comandamento d’amore, che potremmo riassumere con “Amate la vita”. Cosa significa amare la vita?
Significa:
1) Amare l’esperienza del reale, e viverlo profondamente, totalmente, significativamente, non buttarla via
2) Amare la natura, rispettarla e valorizzarla
3) Amare il prossimo, soprattutto il diverso da noi, soprattutto quelli per cui è più difficile
4) Amare noi stessi. E qui casca l’asino. Significa non limitare le potenzialità dell’uomo misconoscendo il valore della meraviglia di fronte al mistero dell’esperienza spirituale. Significa avere un progetto su di sè che metta al centro questa esperienza come una sfida e che percepisca l’agire come percorso di crescita in essa e verso essa. A me non spaventano le frange UU che affermano cose per me astruse e difficilmente comprensibili. Fatti loro. Auguri. A me spaventa chiunque pensi di poter essere UU senza una chiara antropologia, senza un progetto sull’uomo, senza uno sguardo prospettico che crei lo spazio di crescita per un lavoro spirituale. Noi non siamo una accozzaglia di indifferenti, ma siamo persone che condividono questa esigenza prospettica, la necessità di un lavoro per metterla in atto e alcuni presupposti antropologici di base
5) Amare questa esperienza spirituale ponendola come vertice prospettico del nostro agire non solo in senso orizzontale, ma anche in senso verticale. Si chiamino valori, si chiami Allah, si chiami Nirvana, si chiami Hashem, si chiami Dio. Non importa, deve essere al centro di un percorso di trascendenza del dato sensibile, di una volontà di scoprirne un sostrato ricco e significativo

Ma c’è un primo guaio: come lo mettiamo in pratica? Con le diverse Tradizioni potreste dirmi voi….Sì certo ma… Segnatevi questa frase.. Qualsiasi tentativo di rinchiudere in formule fisse una esperienza di vita e d’amore è destinata a fallire o orizzontalmente, una stessa esperienza può non andar bene per tutti, o temporalmente, sia perchè nella vita di un singolo la sensibilità cambia nel corso del tempo, sia perchè la cultura di un popolo cambia nel corso dei secoli.
E come facciamo noi Rob a sapere quando un aspetto di una Tradizione è vivo e quando è obsoleto? Ce lo dici tu? No dovrete sentirlo nello stomaco…Quando è ora sarete voi a doverlo decidere. E Rob… senti ma… se noi non ce l’avessimo questo stomaco? 

Lasciate che vi spieghi come si forma la sensibilità spirituale secondo le contemporanee teorie psicodinamiche: attorno agli 8-10 anni il fanciullo fa una prima esperienza del lato spirituale. La frequenza di queste prime esperienze si coagula formando un primo nucleo che starà alle esperienze successive in un rapporto di equilibrio dinamico: da un lato recependo le ulteriori sollecitazioni provenienti dall’esterno, dall’altro cominciando a selezionarle spontaneamente maturando un gusto coerente con le prime che sono servite da base. Attorno ai 20 anni questo nucleo potrà dirsi formato, e sarà più o meno congruente con una certa tradizione. Ma segnatevi quest’altra frase: il nucleo spirituale di qualcuno è qualcosa di talmente unico, talmente individuale e personale, da potersi ritrovare in una singola tradizione solo ad uno sguardo molto superficiale.

E’ questo nucleo, frutto delle vostre passate esperienze, man mano solidificate a costituire la cartina di tornasole che vi aiuta a scegliere cosa è autentico e cosa no in qualunque situazione. Questo nucleo è la base sicura che vi farà sentire convintamente in pace con voi stessi anche se tutto il mondo intorno a voi la pensasse in modo differente. Io sono giudeocristiano e il mio migliore amico è un sufi islamico, il mio filosofo preferito è un ateo e il mio vice un taoista. Nel momento in cui io sia sicuro del mio nucleo non avrò bisogno di litigare, di affermare me stesso in un contesto inospitale perchè la mia esperienza spirituale è salda e radicata

Ma pensate a un’altra cosa. Nel momento in cui siate sicuri del vostro nucleo, potrebbe essere persino utile, interessante, fertile, proficuo, fare esperienze diverse. Io sono sempre giudeocristiano, ma ascolto con estremo interesse questioni taoiste e i cardini della teologia dell’unione. Io sono etero, ma scrivo con piacere per un gruppo spirituale gay, ho cari amici gay, e mi batto con loro e per loro. La vicinanza di un gay potrebbe mettere in discussione la mia preferenza per i fimmini? Siamo seri… non diciamo fesserie. Come UU vogliamo agire sul nucleo dei nostri fedeli secondo una duplice prospettiva: da un lato lo spazio del consolidamento, vogliamo confermare e rafforzare l’impostazione metafisica sentita  come genuina da ogni singolo; dall’altro, uno spazio del confronto, dei criteri formali molto rigorosi sui principi condivisi attorno ai quali sviluppare la ricerca di ciascuno. E’ nostro costume non agire troppo sui contenuti, ma essere molto attenti alla forma con cui vengano proposti Siamo un supermercato della fede allora? No! Ed è proprio il nucleo a dimostrarcelo. Le richieste formali che rendano accettabile una esperienza spirituale all’interno della CUI ci portano a dover rifiutare alcune idee, a bandire l’omofobia, a bandire il razzismo, il dogmatismo

Quali sono dunque le dottrine degli uomini contro le quali il Maestro si è così apertamente schierato? Tutte quelle che seminano odio e discriminazione. Ogni volta che nella Bibbia troviamo la minima giustificazione della violenza, o anche una rappresentazione rancorosa e inadeguata del Divino, sapremo di essere tra le dottrine degli uomini. Sappiamo che la Bibbia è uno specchio e dobbiamo perdonare la superficialità di quanti, pur volendo rappresentare Dio, hanno mostrato se stessi.
Prendiamo l’immagine della discordia. il mio incauto azzardo ignorante. Non l ho scelto io, ma è stata una scelta casuale googleando in giro. Mi è tuttavia piaciuto perchè, come dicono Maestri molto più degni di me, nulla accade per caso.
Cosa ci dice Geremia in questa pagina? Si schiera contro la desolatezza di Gerusalemme, città dedita a idolatria, nominalmente di idoli contrapposti al Principale, simbolicamente a pratiche come la corruzione, il denaro il dissolvimento dei costumi, e a comportamenti discutibili e disgustosi. Nominalmente la Torah era letta e venerata, nominalmente si era tutti pieni di zelo, ma di fatto… Il re di allora Giosia, ci aveva provato a promuovere una riforma morale, ma già dopo una generazione, ai tempi dei figli Sallum e Ioachim le cose erano tornate ad andare per il verso sbagliato Giusto lo sdegno del profeta, sbagliata la soluzione. Se davvero è opportuno pensare male di re che attuino un comportamento riprovevole, dobbiamo usare questi esempi negativi per dedurne e contrario il nostro personale comportamento positivo. Dobbiamo dedurre il buon esempio vedendo la miseria del cattivo esempio. E’ tuttavia riprovevole che ci si lasci andare a parole d’ira di vendetta, di maledizione in nome di Dio Giusto lo sdegno, sbagliata la maledizione. Ecco il punto in uno stesso passo, questo di Geremia scelto a caso, vediamo sia l’azione del comandamento d’Amore di Dio, che giustamente disapprova la pochezza morale in cui vive l’uomo buttando via i suoi doni, sia le dottrine degli uomini, ossia che questo causerà la dannazione e l’inferno. Tutto questo in un verso solo. Come facciamo a capire dove finisce l’Amore e dove inizia l’odio? Ce lo dice il nostro nucleo, il nostro cuore.Ci sono pagine in ogni testo sacro che sono indegne del Principale. Allora che facciamo, andiamo in giro con la penna rossa a segnare tutti i passi di cattivo gusto? Oppure ci inventiamo un nostro percorso fai da te? Sapete che per indole non sono portato per nessuna delle due strade. Il testo sacro è come una moglie, non si butta via alle prime rughe ma si ama ogni giorno di più per ogni ruga, Nel momento in cui il nostro nucleo con i sette principi è saldo, qualche pagina lontana dalla nostra sensibilità non deve spaventarci anzi, più avremo chiara la percezione dell’inadeguatezza di qualche pagina più il nostro senso critico, il nucleo, avrà funzionato mostrandoci sulla buona strada.

E cosa accadrà ai trasgressori? E’ questo il punto!! Non è affar nostro, non lo sappiamo, non possiamo saperlo. Noi non dobbiamo vivere moralmente solo per la paura che nell’aldilà ci tocchi il rock etnico neomelodico, o solo per la sadica goduria che proviamo nel vedere puniti i trasgressori… Noi dobbiamo scegliere una retta morale perchè crediamo che quello sia il modo migliore per vivere bene, per non sprecare i nostri doni, per sentirci orgogliosi di ciò che facciamo. Se noi avremo compreso nel nucleo questo… allora le punizioni degli altri, il sottile gusto di vendetta, lascerà il posto al sentimento dell’impegno per far si che altri, lontani dalla serenità spirituale, possano condividere la nostra pace interiore

Riprendendo il discorso fatto ieri.. dovremmo forze astenerci dal mostrare il senso corretto a questo pagine? Tutt’altro!! Piuttosto dovremo iniziare a pensare che due sono i modi in cui il testo sacro può insegnarci: a) direttamente mostrandoci esempi da  imitare b) indirettamente, mostrandoci esempi da non imitare. Di fronte a un testo discutibile e scostante dovremo avere il coraggio di riconoscere un primo livello molto discutibile e impegnarci a cercarne altri. Qual è il senso giusto per leggere quei versi? Deve dircelo il nostro cuore. Qual è l’orientamento corretto? E’ davvero un fatto pertinente la grafia, la vista, le labbra? O non è forse il buon senso del cuore? Sono i 7 principi a dirci qual è l’orientamento corretto. Sono i 7 principi a dirci se un passo della Bibbia è da imitare o da rifuggire, non è e non può essere un fatto solo fonetico grammaticale, non riguarda le labbra. Gesù è chiarissimo su questo, riguarda il cuore.

Non abbiate paura del vostro cuore. Tenetelo allenato, in buona forma, curatelo in modo che possa essere pronto quando serve, ma alla fine fidatevi di ciò che dice ed agite di conseguenza. Lasciate ad altri le guerre in nome di Dio e l’eccessivo zelo, Ascoltate il vostro cuore spirituale e lasciatevi guidare dal comandamento di Amore e carità che solo proviene da Dio. Usate l’amore e la carità nei casi dubbi per avere una norma certa di azione e impegnatevi ad essere ogni giorno di più uomini capaci di leggere con buon senso
Nasè Adam
נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם
Amen
Rob

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