Cari amici,

Bellows ci fa riflettere su una questione molto importante e molto moderna, benché egli scrivesse più di 150 anni fa. Cosa chiediamo noi alla nostra via spirituale?

Per 18 secoli almeno la richiesta è stata piuttosto semplice: ciò che si voleva era la garanzia di un miracolo, che fosse testimonianza di una realtà ultraterrena e preludio di un’epoca post mortem in cui saremo tutti a disfarci di pizza, discoteca e Margaritas sulle spiagge del Paradiso. Non era importante come si sentissero i fedeli, la loro qualità della vita. Era una specie di lunga apnea, la vita era uno spiacevole contrattempo da sopportare in nome di ricchi premi ultraterreni. Al cristianesimo dei primi 18 secoli veniva chiesto di essere una soteriologia, una via di fuga, una Starway to Heaven. Tutto questo, sia chiaro, c’entra poco o nulla con la dottrina di Gesù, ma molto ci dice del fatto che una via spirituale deve tener conto dell’ineliminabile componente storico culturale in cui è inserita,come di una variabile mutevole e cangiante di cui tener contro. Oggi al cristianesimo chiediamo altre cose. Chiediamo di essere un compagno dell’aldiqua, non ci importa più tanto di come sarà il paradiso, del numero delle vergini, della presenza del pesto, chi lo sa. Non vogliamo che ci parli del domani, ma che ci ascolti oggi. Non vogliamo che ci procuri la salvezza ultraterrena, ma che sia fondamento e parte integrante della salute terrena. Non vogliamo che faccia di noi dei santi, ma degli uomini migliori, non vogliamo una soteriologia ma un’antropologia. Il cristianesimo può rispondere positivamente a questa mutata esigenza? Enrico nostro dice di sì, purché sappia riprendersi dal terribile shock di non poter essere più cattolico,universale, di dover abbandonare la pretesa di una ortodossia (sto parlando ovviamente di aggettivi, non di dottrine). Lutero ha creatoun disastro! Nel suo legittimo mostrare una alternativa, una alterità al pensiero unico cattolico (universale), ha minato una delle poche certezze che il dogmatismo aveva, creando una situazione inquietante.Che senso ha dirsi cristiani, se non c’è più un solo modo di dirsi cristiani? Come faccio ad avere fede in una dottrina, pur sapendo che potrebbe essere in qualche punto fallace, quando non nella sua totalità? Come faccio a praticare serenamente una via, se la mia vicina di casa che pratica un altro tipo di cristianesimo sembra felice uguale, quando non più felice? Che autorità può avere il ministro Calogero quando dice una cosa, se contemporaneamente il ministro Gilberto ne dice una leggermente ma sostanzialmente diversa?Attenzione, Enrico ci dice una cosa ben più grave: questi interrogativi, che io vi ho posto come interrogativi dell’uomo di strada, sono in realtà, o almeno lo sono stati, gli interrogativi degli stessi ministri, molti dei quali di gran lunga più fighi del sottoscritto. La prima risposta fu “eliminiamo il diverso” abbiamo bisogno di tornare ad essere cattolici, ortodossi, unitari(aggettivi). Si avvallarono i tribunali della Santa Dottrina (che mi par tanto un ossimoro). Si fecero le crociate, tutto per fuggire l’idea che ci potesse essere qualcuno di diverso e felice. Noi? Io non sono il tipo da crociata, non ne avrei nemmeno il fisique du rol.Enrico mio nemmeno. Allora cosa? Cosa posso proporre, che possa essere significativo per chi ascolta, se non ho più io stesso la certezza del pensiero unico? Enrico ci avvisa che non possiamo sottrarci avvallando scelte di indifferenza, che dobbiamo comunque esserci.Come? Il passo del Vangelo che ho scelto oggi parla di silenzio e di ascolto. Forse l’unico modo di fare i ministri dopo Lutero è piantarla di fare i professorini con la verità in tasca, ma tacere ed ascoltare le due fonti che abbiamo scelto: Bellows direbbe ascoltate la vita,ascoltate l’Altro con la Bibbia in mano e non abbiate fretta di dire,siate semplicemente presenti di fronte all’inesauribile ricchezza dell’esperienza spirituale e il resto verrà da sé.

Se è vero che la richiesta dell’uomo di oggi è quella di vivere l’esperienza della propria salute nell’essere Uno con Dio, nostro compito è quello di essere i primi a percepire prospetticamente la distanza che separa l’altro da questa meta ed intervenire per renderla possibile. Significa rappresentare noi tutti, l’uno per l’altro,occasione di crescita; essere noi tutti, l’uno per l’altro, agenti di crescita ed invito alla crescita. Significa apprezzare dell’altro non la sua teatrale capacità di ripetere un credo, ma la costanza e l’efficacia del percorso spirituale.

Dopo un’epoca in cui si sono spese un mare di inutili parole proponendo una dogmatica del Padre nell’aldilà, è ora di proporre una teologia del Figlio nell’aldiqua in cui insegnare come essere figli oggi, ora.

Zaccaria non ha più potuto parlare fino al momento del parto. Perchè?Appunto perchè non aveva compreso come essere Figlio. Non si tratta solo di fare bene alcune cose, di seguire un numero imprecisato di regole, si tratta di disporsi all’Ascolto.

Disporsi significa lavorare su di noi per renderci in grado di leggere il mondo tra le righe e lasciarci sorprendere dalla meraviglia. Se non siamo disposti a guardare il mondo con meraviglia, se non riusciamo più a stupirci di un tramonto, di una carezza, di un sorriso, se non riusciamo più a riconoscere il dono in qualità di dono, allora non potremo essere Figli. Ascolto significa lasciare che l’esperienza spirituale ci parli e ci coinvolga, lasciarla crescere, percepirci prospetticamente immersi in un percorso che ci veda ogni giorno più vicini al nostro essere con Dio. Qual è dunque il dono che ha fatto il Principale a Zaccaria? Quello di abituarlo ad ascoltare, attraverso un periodo di silenzio forzato. Qual è la vergogna che il Principale ha cancellato con questo invito al silenzio? Non certo l’assenza di un figlio… se davvero quella fosse una vergogna agli occhi di Dio, cosa dovremmo dire di Gesù che non ebbe figli? No! La vergogna che l’esperienza del silenzio ha cancellato in Zaccaria è stata quella di non sapersi più sorprendere delle piccole cose, di darle per scontate,di aver bisogno di miracoli da film di fantascienza senza sapere che falaschianamente la vita è già un miracolo.Allora facciamo tutti un po’ di silenzio e sforziamoci di sentire il rumore di un battito d’ali e di un fiore che sboccia, dicendo sinceramente “Ecco quanto ha fatto per me il Signore!” Se ci riusciremo, un nuovo approccio al cristianesimo sarà non solo possibile, ma addirittura compiuto.

Amen

Rob

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