Cari Amici,
Pensate a questi versi:
7… 37 «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. 38 Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno». 39 Disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui; lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato.
Nei pressi di una festa ebraica analoga a quella che stiamo celebrando, il Maestro tenne questa importantissima lezione. Il contenuto sapienziale di questi versi viene urlato anche alle menti più distratte e, nella sincera volontà di seguirne la discussione tra i moderni teologi, sono andato a documentarmi su quanto mediamente viene detto di questo verso. Ebbene, credetemi che la sorpresa è stata tanta nel vedere che il 90% notazioni è legata a stucchevoli polemiche dogmatiche che, a suon di citazioni dotte, rischiano di perdere la portata reale delle bellissime parole del Maestro. Mi è sembrata la riproposizione teologica dell’amaro racconto di quell’amico di Tozzi che, pur avendo una ragazza che lo aspetta seduta sul divano, si mette a fare stelle di cartone; oppure, per quanti storcano il naso alle mie citazioni canore, (benchè Tozzi non sia gli AC DC) a chi di fronte a un dito che gli indichi la luna, si fermi a considerare la forma del dito, e non si volti a guardare in alto.
Il Maestro, come ogni maestro che si rispetti, deve ancorare il proprio insegnamento al testo sacro. E’ quindi logico che quel come dice la Scrittura si riferisca alla Torah come base di partenza di ogni riflessione. E’ consolante che almeno uno dei super teologi che si sono cimentati su questo passo, Godet, abbia guardato nella giusta direzione e colto il riferimento che reputo personalmente corretto ossia quel passo in cui Mosè fa scaturire acqua dalla pietra toccandola col bastone: Es 17:6 Ecco io starò là davanti a te, sulla roccia che è in Oreb; tu colpirai la roccia: ne scaturirà dell’acqua e il popolo berrà». Mosè fece così in presenza degli anziani d’Israele Ripreso poi in num 20:11 E Mosè alzò la mano, percosse la roccia con il suo bastone due volte, e ne uscì acqua in abbondanza; e la comunità e il suo bestiame bevvero.
Cosa ci dicono questi versi dunque? Pensiamo alle parole del Maestro «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. La scelta deve essere del singolo, in piena autonomia. E’ nostra la sete, è nostra la scelta di andare dal Maestro. L’uomo ha piena capacità di decidere su questo aspetto spirituale. Gli è concessa una continua esperienza di crescita, appagamento nella consapevolezza, di cui egli è libero di decidere tempi e modi. La presenza del Maestro ha due funzioni:
1) Farci capire che ciò che cerchiamo non è fuori ma dentro di noi
2) Aiutarci a coltivare il nostro potenziale di crescita, aiutarci a farlo sgorgare da noi.
Questo è l’insegnamento più alto di tutta la dottrina del Maestro: l’acqua non sgorga in qualche posto strano o dal Maestro per qualche fantascientifico super potere, essa sgorga da noi e solo da noi. Il Maestro ci aiuta ad essere consapevolmente ciò che già di fatto siamo. L’uomo per gli unitariani non è più quell’essere impresentabile e peccaminoso che altre teologie vogliono farci credere. L’uomo è un terreno fertile di esperienze positive per cui è nostro dovere ringraziare. L’uomo è dotato di un mondo interiore ricco e vario che deve sviluppare appieno e che lo renderà pezzo unico, opera d’arte. Il Principale non fa fotocopie su cui una istituzione umana, quale che sia possa mettere il bollino a garanzia prima di tutto di sé stessa. Quella che ci propone il Maestro è una verità chiara ma scomoda. Le stesse parole a commento delle affermazioni di Gesù mostrano il chiaro tentativo dogmatico di mitigarne la portata, sono parole pericolose che vanno disinnescate sin da subito
Il Ringraziamento dunque per noi non è un puro esercizio retorico in cui si finga di non vedere per un attimo le brutture del mondo, ma una presa di consapevolezza di quanto è in atto per noi. E’ infatti Ringraziamento al Principale:
1. Per la realtà data, per il sole che sorge, per i fiori che sbocciano
2. Per la realtà contingente come pietra e come prova. Questo è un aspetto paradossale che merita una qualche attenzione. Il credente non vede la difficoltà dell’esperienza contingente come una sfortuna da evitare, la pietra contiene l’acqua dello Spirito, essa è un’opportunità per rivelare, prima di tutto a noi stessi, il dato obiettivo di crescita spirituale. In fondo ringraziamo per l’opportunità unica di essere ad un tempo sia gli artisti che l’opera d’arte stessa. Quale dono più grosso ci potrebbe essere di quello di autocrearci, autodeterminarci? Quale modo migliore di essere somiglianza? Come bene ha spiegato il pastor Falasca in un suo intervento di qualche tempo fa, l’essere Figlio è un dato, il come essere Figlio è un dono che è completamente lasciato alla nostra responsabilità e creatività. A rigor di logica uno potrebbe non far nulla, rifiutare il dono dello Spirito e vivere ad arbitrio, decidendo ad esempio di voler rivivere il 1942, ma non sarebbe felice. L’uomo è Adam אָדָם un uomo che non vivesse la propria alef אָ non potrebbe essere felice. Lo vediamo dal fallimento del dogmatismo di ogni sorta, sia quello religioso che quello ateo, nel tentativo fallito di bloccare la realtà come una stato di cose immutabile e di non riconoscere la naturale e ineliminabile esigenza di crescita spirituale di ogni individuo. Felicità è in fondo eudaimonia εὐδαιμονία ossia andare d’accordo εὐ con la propria parte spirituale δαιμον . Il Ringraziamento è dunque anche per il coraggio che dobbiamo avere (e abbiamo avuto) nei primi momenti, quando si trattava di essere così mondanamente insensati nel supporre che dentro la pietra ci fosse l’acqua. Il Ringraziamento è per essere stati in grado di avere sete, di ergerci e lottare per le nostre aspirazioni, crescendo con esse
3. Il ringraziamento è anche quello di avere avuto il Maestro, Gesù, che ci ha seguiti e ci segue nel lavoro solo nostro di estrarre da noi la nostra componente spirituale
4. Il Ringraziamento è per avere avuto il Vangelo in cui la dottrina del Maestro è sapientemente accolta e raccolta
5. Il ringraziamento è per il fatto che questo Maestro abbia avuto un bastone, la Torah, che ha sostanziato e reso efficace il proprio insegnamento
6. Il Ringraziamento è per tutte le dottrine che rendono ricca la CUI, dal tao allo yoga, dall’umanesimo religioso alla teologia dell’unione. Solo la ricchezza, la diversità e la concordia sono i sentieri utili per assecondare la complessità eternamente crescente e cangiante della realtà. E’ una prospettiva che non paga forse oggi, ma che è l’unica sul lungo periodo
7. Ringraziamoci l’un l’altro, perchè la CUI non è una giustapposizione di dottrine, ma una comunità di persone che, attraverso le dottrine, si aiutano l’un l’altro a tirare fuori l’acqua dalla pietra, arricchendosi reciprocamente

Allora mostriamolo questo coraggio, sforziamoci di vedere l’acqua dentro ogni pietra, abbiamo l’ardire di avere sete ed essere Figli davvero, non sulle labbra o sulla carta
Nasè Adam
נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם
Amen
Rob

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