Cari amici,
Nel riprendere la bella riflessione che abbiamo fatto insieme Giovedì, nonchè l’interessante documento su Spinoza scovato da Paola, vorrei accostare il concetto di pura cristianità, promosso da David a quello di innocenza, di Panikkar. Iniziamo da un fatto ovvio. Chi è innocente? Per la mentalità convenzionale è presto detto: in-nocentem è colui che non ha commesso peccato. Ma da un punto di vista pratico questo basta? C’è uno strano modo di non commettere peccati. Mettiamo che uno si ritiri in montagna, una frazione di un paesino sperduto. Non veda nessuno, non abbia internet, telefonini Tv e stia lì a meditare. E’ costui innocente? Certo,ma basta questo tipo di innocenza a qualificare una vita umana vissuta nel pieno delle proprie possibilità? Noi abbiamo del concetto di peccato una idea “sopra le righe”…. di solito pecca chi sbrocca per eccesso. Chi ammazza, chi ferisce, chi insulta… Un mio amato professore di università, vagamente di parte per la verità, sosteneva che la morale cristiana fosse monca rispetto a quella aristotelica per il fatto che non valutasse correttamente i peccati per difetto. Così anche nel nostro caso… chi non agisce non pecca, ma qualcosa non torna. Pensiamo a quanti si siano disinteressati del sofferente prima del samaritano, pensiamo a quelli che sotterrano il talento… certo male non ne hanno fatto… certo non hanno peccato… ma sono innocenti? Non direi. A cosa nuocciono allora? A chi? Penso a se stessi, rinunciando a sviluppare l’immenso potenziale che per brevità chiamiamo vita. Per far capire meglio ciò che intendo, direi che non è innocente chi non pecca nella vita, lo è chi non spreca la vita. Chi ne ha cura, chi la coltiva in ogni suo aspetto. Cosa vuol dire in soldoni? Vuol dire avere cura di sè, della propria dignità, avere l’amletico coraggio di essere e di essere unico. Coltivare la vita come una esperienza estetico artistica. Pensate a un foglio autografo di Beethoven. Lo avete mai visto? E’ pieno di cancellature ripensamenti schizzi rabbia passione. E’ vissuto come la sua musica. Cosa significa questo per la nostra tradizione? Anzitutto cambiare scala di valori. La metanoia, la conversione di cui parlava il Maestro, non è tanto, non è solo l’adesione formale a un sistema di valori precostituito. La conversione significa agire ascoltando i valori dell’anima e non quelli delle convenzioni sociali. Finchè non opererete questa giravolta non sarete mai del tutto innocenti, sarete colpevoli verso voi stessi. Messe le cose in questo modo, c’è il rischio che il peggior nemico che dobbiate temere siate proprio voi stessi, la vostra mancanza di coraggio nel vostro essere. Essere, o non essere, questo è il dilemma. Viviamo in una società in cui vi si chiede di non essere, di conformarvi, di spegnervi. Se accetterete non sarete innocenti, sarete conniventi e complici dello stesso sistema che vi affossa Vi sto dicendo di mollare tutto? Di fare la rivoluzione? Di mandare a quel paese questo o quello e godervi la soddisfazione di qualche vaffa atteso da una vita? Non posso decidere per voi. Non è compito mio. Io vi posso solo ricordare ciò che dicevo all’inizio, che la vera rivoluzione non sta in cosa fate nel quotidiano, ma nell’atteggiamento che avete verso ciò che fate. La prima grande rivoluzione da compiere è mettere al primo posto i bisogni della propria anima. Una volta fatto questo, l’importanza di ciò che accade nella vita, delle rivoluzioni e degli stravolgimenti è relativa, Una volta fatto questo potrete ascoltare i bisogni della vostra anima, potrete osservare le potenzialità della vostra crescita spirituale ed agire in funzione del nutrimento di quest’ultima. Magari ciò può significare semplicemente lasciare le cose esteriori come stanno e concentrarvi sul mondo interiore. Spinoza faceva il commerciante di lenti, Martinetti l’agricoltore, Thoreau vendeva matite… Magari no, magari è importante in questo momento della vostra vita un segno di discontinuità forte, un segno esteriore che testimoni un cambiamento interiore. Non posso dire i cosa dovete fare. Posso invitarvi a prendervi cura del vostro Sè spirituale, a vivere consapevolmente, a vivere pienamente, a vivere totalmente Questa è la nuova innocenza di cui parla Panikkar e di cui vi dicevo in origine. Non si tratta di un fatto meramente teoretico, nè dell’applicazione di un modello precostituito, si tratta piuttosto di mettersi in gioco nel campo che davvero conti per voi, nel modo in cui davvero conti per voi, vivendo appieno ciò che per voi risulta importante. Gesù e David sono stati innocenti. Non giudicate il libro dalla fine, pensate alla trama, pensate a ciò che ha reso uniche le loro vite, a ciò che le ha rese degne di nota. Non si tratta di imitarne la fine… per quanto paradossale possa sembrare, quella sarebbe la cosa più facile. Non si tratta di imitare come abbiano scelto di morire, ma come abbiano scelto di vivere.
Vivete intensamente, vivete pienamente, vivete completamente. Farete qualche errore? Chissenefrega. E’ molto meglio sbagliare da innocenti verso se stessi, che vivere una vita col freno a mano tirato, che restituire un talento inespresso. Pensate che per Gesù sia stato semplice? Chiaro i cugini trinitari lo vedono come uno che c’ha sempre un miracolo pronto in canna… ma noi siamo unitariani! Per noi Gesù era un essere umano come me, come voi. Pensate che per quell’essere umano lì sia stato semplice predicare per tre anni in giro per il mondo? Pensate che per David sia stato semplice fondare l’unitarianesimo nel Cinquecento? In Transilvania? E poi dire a Biandrata che a quelle condizioni non ci sarebbe stato, che sarebbe andato avanti, che avrebbe vissuto totalmente e pienamente quella che reputava la parte più genuina di sè. Ecco amici miei, in Gesù e in David vi presento due innocenti, non perchè io pensi che non abbiano mai peccato, sarebbe ipocrita, ma perchè penso davvero che non abbiano sprecato la loro vita.
Imitiamoli allora, siate davvero innocenti con voi stessi, costruitevi, col loro esempio, quell’uomo che meritate di essere
Nasè Adam
נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם
Amen
Rob

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