Lc 10:2 E diceva loro: «La mèsse è grande, ma gli operai sono pochi; pregate dunque il Signore della mèsse perché spinga degli operai nella sua mèsse. 3 Andate; ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. 4 Non portate né borsa, né sacca, né calzari, e non salutate nessuno per via. 5 In qualunque casa entriate, dite prima: “Pace a questa casa!

Cari amici,
E’ estremamente difficile avere la responsabilità di scrivere in queste ore, ma Cristina vuole che lo faccia e non posso sottrarmi, se no poi chi la sente! Il caso, (molti ministri più seri di me, penserebbero che caso non sia) ha voluto che il passo previsto dal nostro lezionario per questa settimana è il mandato che Gesù consegna ai discepoli casa per casa. Ebbene questa immagine si è accostata in me a quell’immagine dei francesi invitati ad aprire le porte alle vittime in fuga dagli attentati.
Gesù, senza per forza volerci trasformare in ossessionati spacciatori di rivistine, ci ha dato un mandato all’incontro, al dialogo, alla promozione della Buona Notizia, che non è affatto compito da sottovalutare, perchè apre a questioni di carattere pratico che meritano una attenta riflessione.
I] Anzitutto: qual è il fine dell’incontro?
Il fine dell’incontro è aiutare l’Altro a esplicitare il proprio vero Sè, che è diverso dal mio. Scopo del mandato non è creare fotocopie, imporre con la forza la mia visione del mondo sull’Altro. Da questo punto di vista ogni fondamentalismo è una violazione del mandato.

Un’altra domanda è: quando possiamo definirci pronti per il mandato?
Qui c’è un grosso equivoco, che è bene esplicitare: la tradizione UU impone che non vi siano criteri normativi su cosa insegnare.  Io non posso dire a Ian che la sua ateologia evangelica non è UU, o ad Ale che il suo libro non è UU (anche perchè prima dovrei leggerlo… ). L’orizzonte della proposta deve essere plurale ed è giusto che sia così. Ma possono esserci criteri ostativi. Se una persona predicasse cose contrari ai principi UU lo si sbatterebbe fuori, esiste un seminario fatto apposta per fornire le competenze minime necessarie e per verificare che la personalità cui si dà licenza di predicare non sia disturbata da rancori e rigidità personali. Io penso che sia necessario che anche altrove si maturi questa necessità, ossia che venga estromesso dalla possibilità di predicare chi non sia adatto. Proprio perchè da pacifista mi ripugna l’uso della forza, è necessario che io intervenga prima e combatta fermamente contro chi intende la propria responsabilità educativa come mezzo per creare delle piccole teste di quiz piene d’odio. La libertà di parola non deve essere fraintesa in una libertà di odio e di violenza. L’esempio della dieta di Torda una bella cosa, è splendida l’apertura alla predicazione collettiva, ma ha senso solo se si ha la certezza di avere una congregazione con un senso critico tale da fermare e allontanare le mele marce. Venendo con questo alle questioni di questi i giorni, gli amici musulmani a mio parere devono maturare una più chiara esigenza di allontanare dalla predicazione le teste di quiz, si deve costituire un gruppo che vigili sugli eccessi della dottrina e sulle teste di quiz. Già la dottrina: è importante che si affermi una versione moderata dell’Islam che chiarisca in maniera inequivoca l’accettazione di una pluralità di fedi. Questo è compito di tutti. Dico che è compito di tutti perchè molta parte del mondo musulmano questo impegno lo sta prendendo, sta affermando una prospettiva plurare e pacifica, solo che noi non vogliamo vederlo, ascoltarlo e dargli spazio.
La smania guerrafondaia dei massmedia è pronta a dar voce solo ai propangandisti d’odio, e i moderati, che non hanno spazio mediatico, paiono non esistere. Questa è una nostra responsabilità. Isolare le mele marce è un principio che deve valere per tutti, nessuno escluso. La CUI fa e farà la sua parte dando voce a prospettive moderate, ma è una consapevolezza che dobbiamo far maturare in fasce molto più ampie di popolazione

III] Infine come deve avvenire il dialogo?
Deve essere improntato su due grandi principi: disponibilità e parità. Deve essere paritario, sia in senso intellettuale che in senso sociale. In senso intellettuale perchè per poter promuovere un dialogo vero dobbiamo scendere dal piedistallo dei professorini ed essere disposti ad ascoltare ed imparare. In senso sociale perchè un dialogo tra una parte che muore di fame e una che naviga nello spreco non può essere un vero dialogo. Ma il dialogo non deve essere unidirezionale e non deve essere banale. Io dico 1 tu dici 2 allora non possiamo dialogare e dunque passiamo agli schiaffi. Un pò troppo sbrigativa come soluzione. Bisogna sedersi insieme e cercare insieme quell’1,5 che sarebbe l’ottimo in quanto riconosce le ragioni dell uno e dell’altro. Per quanto tempo? Il Maestro utilizza 70 volte 7 come idea per un numero considerevole di tentativi.
Dunque che fare in una situazione come questa? Mi sembra di non essermi sottratto alla mia responsabilità.
Una guerra servirebbe? Non credo. E non lo dico da buonista o pacifista, come mi bollano i soloni della partitismo e del giornalismo che ignobilmente speculano sull’accaduto, sottraendosi alla responsabilità politica primaria fatta di educazione alla tolleranza e al rispetto dell’Altro. Lo dico razionalmente: anzitutto guerra a chi? La modalità dell’attacco fatta di cellule con pochi contatti tra loro, rende l’idea di un attacco a uno stato un pò anacronistica. Si rischia solo di colpire civili innocenti con una triplice triste conseguenza: ne depauperi ulteriormente il territorio, ne aumenti il flusso migratorio, implicitamente trasformando in martiri proprio quanti stai cercando di combattere. Infine crei una sorta di mercato nero di materie prime di cui si nutrirebbe il tuo nemico. E’ ovvio che ci deve essere un servizio di tutela internazionale atto a intervenire anche duramente contro alcune teste di quiz verso le quali non è possibile il dialogo. Deve esserci una azione decisa contro i campi di reclutamento e addestramento, deve esserci una azione inequivoca consistente nella cessazione della vendita di armi a intermediari compiacenti,Ma accanto a questo deve esserci altro: l’ascolto e la promozione di voci moderate, l’impegno a far passare una interpretazione del Corano che non lasci equivoci all’idea di tolleranza, l’impegno ad a creare meccanismi di tutela e controllo che vigilino sui potenziali predicatori, riconoscendo ed allontanando dalla predicazione gli inadatti; l’impegno a una ridistribuzione delle risorse che permetta di placare povertà e risentimento di cui il fondamentalismo si nutre. E’ chiaro che non sarà un processo facile, ma sarà oltremodo necessario, come impegno pratico che dimostri l’efficacia concreta della nostra proposta, che si basa su ragioni razionali. E’ richiesto tutto il nostro impegno affinchè quell’uomo che vogliamo creare veda la luce

Nasè Adam
נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם
Amen
Rob

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