Mt 1:18 La nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo.
Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente. 20 Ma mentre aveva queste cose nell’animo, un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie; perché ciò che in lei è generato, viene dallo Spirito Santo.

Cari Amici,
(I)
I natali di Gesú avvennero in maniera discutibile stando alle convenzioni del tempo. In realtà se la questione da un punto di vista formale è abbastanza chiara, da un punto di vista sostanziale è piuttosto indefinibile: non sappiamo se la questione fosse dovuta a una violenza subita da parte di Maria, o ad un incauto rapporto avvenuto prima del tempo stabilito, in ogni caso ciò che sappiamo è che la Torah avrebbe permesso a Giuseppe di ripudiare Maria. (cfr. ad es. Dt 22:22 et sgg) L’evangelista sfrutta questa circostanza per farci riflettere su un concetto sapienzialmente molto importante: ciò che accade è opera dello Spirito santo

(II)
Ovviamente il primo passo che egli compie è quello di collegare l’evento occasionale sul quale vuole riflettere con un passo della Torah.Da un punto di vista compositivo questi versi sono quindi costruiti in perfetta simmetria con quello della genesi che abbiamo appena letto: in entrambi c’è un Giuseppe che sogna. Intenzione dell evangelista é quella di mostrare una continuità di atmosfere che possa essere segno tangibile della continuità sapienziale tra i due testi.

(III)
Cosa vuol dire allora che ciò che è generato è opera dello spirito Santo? Gli antichi lettori di cultura greca nel leggere questa frase avranno sicuramente pensato alle imprese amorose di Zeus, il quale passava il tempo assumendo sembianze zoomorfe per poter intrattenersi con qualche fanciulla. L’interpretazione dogmatica risente molto di questo topos culturale, ma non è detto che debba perciò essere vera, essere nostra, essere l’unica possibile. La tradizione derivante dalla Spagna di Valdes e Serveto, (che ha beneficiato in seguito anche di altri contributi che potremmo vedere in altra sede) ci propone un altro modo di vedere le cose: l’essere umano, come sorprendentemente confermato anche dalla moderna neurobiologia, non ha un solo modo di processare le informazioni, di dar significato agli eventi, ma dispone di almeno due grandi livelli: il primo MONDANO, che comprende le spiegazioni fisiche, scientifiche, razionali…; il secondo SPIRITUALE che comprende la prospettiva di crescita di consapevolezza nella relazione con lo Spirito. È chiaro dunque che uno stesso evento possa avere senso diverso nella duplice prospettiva. Pensiamo ad esempio ad un’operazione chirurgica: da un punto di vista mondano il merito del gran lavoro svolto, e della grande responsabilità che quotidianamente si assume sulle spalle, è certamente del chirurgo; ma dal punto di vista spirituale l’esperienza conserva un significato intimo che è nostro compito inserire in una prospettiva di crescita in termini di consapevolezza nella nostra relazione col Principale.Allo stesso modo la nascita di un bambino ha come causa mondana un padre biologico e rientra in una catena di spiegazioni fisico biologiche che stupido è ignorare, o peggio mascherare, ascrivendole a una riedizione dello Zeus amatore in salsa erbraica Tuttavia, la nascita di un bambino ha anche un profondo significato da un punto di vista spirituale ed è un evento attraverso il quale il Principale può offrirci occasioni di crescita di consapevolezza.Questo viene ricordato a Giuseppe: nel valutare le conseguenze mondane dei propri atti, non dimenticare mai il corrispettivo valore spirituale, il significato che quella nascita avrebbe potuto avere nella loro vita…
(IV)
Cosa intendo dire con questo? Che una martellata su un dito (mi scuso per l’insolito garbo che ultimamente sto tenendo, la mia super fidanzata mi sta davvero cambiando) possa avere un significato positivo? Che debba impegnarmi a cercare la bontà in eventi indubitabilmente negativi? Che debbo ignorare che al mondo capitino cose brutte, schifose, dolorose? No, semplicemente che il piano mondano per valutare gli eventi non è l’unico possibile, che accanto ad esso ne esiste uno spirituale in cui le cose possono funzionare diversamente. Questo è un punto da chiarire. Io non voglio sostenere che uno scudetto della Juve possa avere un qualche significato positivo moralmente, che io debba mentire a me stesso o perdere il mio tempo a trovare del buono dove buono non c’è. Ciò che dico è altro: dico che esiste un piano di valutazione degli eventi in cui ciò che sul piano materiale resta indubitabilmente positivo o negativo, da un punto di vista spirituale assume un significato nostro intimo fertile proficuo che serve a qualificare la nostra relazione col Principale. Di fatto sostengo che la vita di ciascuno è fatta di partite vinte e partite perse, di vacche grasse vacche magre, di sole e di pioggia e non possiamo mondanamente pensare che questa alternanza si arresti e diventi in qualche modo lineare, non ha senso perdere tempo a cercare un modo per annullare le ombre; possiamo però imparare spiritualmente da esse. Come? Anzitutto cercando un nostro equilibrio tra il grasso il magro, allenandoci a trarre il più possibile dalle esperienze positive mettendo in cascina energie e consapevolezza per i momenti meno fortunati. Inoltre possiamo pensare alla comunione dei fratelli, alla congregazione, come momento in cui offrire le nostre vacche grasse e in cui nutrire le nostre vacche magre. Uno dei sensi del Regno è proprio quello di agire collettivamente in modo da limitare tutti insieme l’azione della sfortuna. Uno dei più grandi doni che ci è stato dato e di cui abbiamo avuto nobilissimi esempi e quello della carità. La carità, se vissuta collettivamente e collettivamente condivisa, è quell’esperienza che ci mette al riparo dalle perturbazioni della fortuna. Quanto però siamo disposti a dare? Quanto ad aprirci verso il prossimo? L’esperienza di questi giorni ci dimostra che siamo molto lontani nell’aprirci e riconoscere nell’Altro il volto del Principale, siamo bendisposti solo verso ciò che ci somiglia… e questa non è la strada giusta. Infine c’è un ultimo livello, profondamente intimo. Riesco io a ritrovare il Principale dietro ogni accadimento? A comportarmi con gratitudine e carità nelle giornate di sole e ad amarlo nonostante tutto nelle giornate di pioggia? Riesco io a dare una risposta spirituale (cristiana) a comportarmi da figlio di Dio anche quando le cose non mi vanno bene? Sono domande complesse che però mostrano la cifra del significato che ciascuno di noi intimamente dà alla parola credere.
Se vogliamo farlo quest’uomo, dobbiamo farlo capace di essere consapevole e responsabile su entrambi livelli mondanamente riconoscendo Giuseppe ciò che è di Giuseppe e spiritualmente riconoscendo Dio ciò che è di Dio.
Nasè Adam
נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם
Amen
Rob

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