Cari Amici,
Uno dei compiti di un ministro penso sia quello di comprendere il sentimento della congregazione e di agire in risposta a ciò che quotidianamente emerge. Ebbene, circa la metà di voi ieri non avrebbe voluto vivere la giornata di oggi.Perchè ciò avviene? Ho chiesto una opinione a uno dei miei filosofi preferiti, e ho pensato che mi risponderebbe con l’aforisma come il mondo vero è diventato favola, invitandomi a riflettere sulla genealogia di questo disamore, articolata in diverse fasi.

1)
La storia del Natale inizia con la cerimonia nei boschi cui assisteva Follen, era in origine qualcosa di spontaneo, disorganizzato, non formalizzato, non ritualizzato. Il centro non era sull’oggetto ma sul significato dell’atto. Il dono era la rappresentazione esteriore di un sentimento di riconoscenza interiore che ribadiva il nostro senso di interdipendenza (dono e ricevo) e comune dipendenza (nell’atto di donare riconosco l’azione dello Spirito. I protagonisti erano pochi, i reali congiunti, quelli che possono stare attorno a un albero. Pensiamo al più grande dono che un cristiano possa pensare di ricevere, esso è una conversazione col Maestro: essa è estemporanea, occasionale, inattesa, informale. Essa ” accade” ed è la sorpresa di questo accadere che parla alla nostra anima, permettendole di evolvere

2)
Poi però col tempo le cose si ritualizzano in un senso che è di primo acchito deteriore: l’atto spontaneo del gesto diventa mimica rituale, si fa attenzione alla correttezza del gesto e alla qualità del dono. Si definisce un modo corretto di comportamento e lo si impone. La famiglia si istituzionalizza, si passa dall’atto spontaneo all’atto dovuto. dal piano dell’assenso individuale a quello del consenso sociale. Dal punto di vista cristiano poi la conversazione col Maestro diventa un libro, canonizzato per giunta, un dettato, che perde spontaneità e diventa imperativo. L’uomo biologico Gesù diventa un Cristo metafisico. L’evento si allontana dall’immediatezza dei presenti per diventare memoria di un luogo lontano, nel tempo e nello spazio

3)
In questo terribile percorso il rito si svuota, soffoca, perde di motivazione. Si fa ciò che socialmente è atteso, si sta con chi è prescritto stare. Il Cristo è qualcosa di lontano, distante, non più complice ma giudice Resta la forma e di una sostanza che fu. Il Natale è un obbligo da assolvere guardando l’ora e sperando che finisca presto. E’ una spesa che si fa per i figli, è uno stratagemma che si fa per sfangarla indenne.

4)
Ma ben presto si perde anche la forma. La celebrazione avviene in una lingua morta e sconosciuta. Non si può amare ciò che non si conosce. Nel momento in cui si perde il senso dello stare insieme, nel momento in cui non si capisce e non ci si vota all’intento di stare insieme allora sorgono malumori, dissapori e contrasti. Dell’amato Maestro non resta che un vago ricordo, ora al posto suo si celebra in una lingua morta straniera

5)
Ed ecco che il Natale non serve più, lo si elimina spacciando l’ignoranza per letteralismo e la pochezza per accoglienza. Il percorso di senso si risolve in un buco nell’acqua. E’ stata forse la vittoria della ragione? Non so, non credo; vedo piuttosto una automutilazione della ragione.

6)
Infatti cosa è rimasto? Nulla. Non il Nulla dei filosofi, quella superessenza negativa frutto di pratica e ascesi. ma il nulla disperato di una spiacevole abitudine il disagio e il disamore

Penso di aver riletto attraverso Nietzsche il disagio che molti di voi mi hanno palesato in questi giorni. E come risponderebbe a questo il grande filosofo di Rocken? Penso che ci inviterebbe a non subire passivamente la tradizione come distanza dall’esperienza originaria, ma considerarla come àncora, legame che ci regala ancora e nonostante tutto una traccia di ciò che era in origine. Non siate annoiati attori di una recita che non sta in piedi, decisa chissà quando e chissà dove. Siate piuttosto registi di un approccio nuovo. Celebrate la rinascita in voi della consapevolezza di quel legame antico che nonostante tutto ancora arde sotto la cenere. Ritagliatevi spazio e tempo per le persone che ritenete davvero importanti nella dimensione per voi significativa. Accanto ai megaraduni e ai mega conviti, fate in modo che ci sia uno spazio qualitativamente rilevante per le persone cui veramente tenete e impegnatevi a donarvi ed a saper leggere il dono dell’altro.

Vi lascio chiedendovi di farmi due regali. Leggerete auspicabilmente questo testo in tempo per fare ciò che vi chiedo e raccontarvelo nella comunione dei fiori

a) Poco prima che arrivi il camion di parenti semi sconosciuti, ritagliatevi uno spazio con i vostri cari, andate attorno all’albero e ditevi che vi volete bene guardandovi negli occhi. Poi fate un attimo di silenzio, se ve la sentite ringraziate, Basta questo. Sarete Pronti.

b) Per i cristiani. Una esperienza che potrete raccontare nella Cdf Prendete la Bibbia, prendetevi un momento per voi, tenetela in mano, chiusa. Ora pensate a cosa vorreste che rinascesse in voi questo Natale e pensate a quale insegnamento del Maestro rappresenti per voi questa esigenza in maniera più significativa. Fatto? Ora raccontatevela mentalmente, sempre a Bibbia chiusa. Fate uno sforzo di memoria e raccontatevi una parabola o un gesto del Vangelo. Fatto? Ora e solo ora andate a riprendere il passo del Vangelo che avete ricordato. Leggetelo con attenzione. Cosa c’è in più? Cosa in meno? Cosa nella vostra memoria avete inventato? Cosa avete dimenticato? In questo scarto, nella differenza, è nato qualcosa, qualcosa in voi stessi, un sentimento bambino, una fede nuda e indifesa che è solo vostra. Abbiatene cura, aiutatela a crescere.
Fate un uomo di quel bambino
Nasè Adam
נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם
Buon Natale a tutti
Rob

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