Cari Amici,
Buona volontà agli uomini. Grazie,belle parole ma cosa vogliono dire in concreto? Per rispondere a queste domanda, dobbiamo porcene due preliminari. La Prima: riteniamo la realtà immutabile? Riteniamo che il novero dei problemi cui il saggio è chiamato a rispondere non sia variato dai tempi di Mosé a quelli di Gesù fino ai nostri? La seconda è: esiste un solo modo appropriato di fare le cose, che possa essere definito una volta per tutte e fornito come traccia da seguire all’infinito? In genere si additano la scienza, e la medicina come esempi di discipline che abbiano realizzato l’ideale di una corretta condotta. Ma basta spendere cinque minuti e leggere un po’ di storia della scienza o della medicina, per rendersi conto di quanto questo sia falso, per vedere come ogni epoca abbia smascherato vergognandosene, gli errori in buona fede della precedente. E questo vale anche per la storia di una qualunque dottrina o tradizione spirituale. Penso allora sia opportuno ragionare su una via che ci tenga lontani da due estremi, entrambi da evitare: sia la supponenza di chi pretende di avere in un libro, scritto centinaia di anni fa, si chiami esso Torah, Vangelo o Corano, tutte le risposte possibili in ogni epoca e in ogni tempo; sia l’inconcludenza nichilistica di chi sostiene non ci possano essere risposte certe e univoche alle domande del vivere. Contrariamente a quanto la vulgata pensi, gli unitariani si sentono distanti da entrambe queste derive. Laddove i dogmatici si percepiscono come già arrivati al traguardo, e i nichilisti non trovano motivi per intraprendere il cammino, gli unitariani sono tra i pochi che sentano la necessità di questo cammino e l’asperità del percorso. La buona volontà non è dunque un dato immediatamente chiaro al fedele di ogni latitudine, ma è un’acquisizione progressiva che ci dice quanta parte del percorso sia da noi stato svolto. Viste le cose in questo modo, quali sono le caratteristiche di una buona volontà? Anzitutto buona è una volontà che si metta in discussione, che sappia di poter sbagliare, di dover far meglio, che senta l’imperativo di perfezionarsi come uno dei sinonimi spirituali di vivere, che sappia che chiunque si disponga ad una pratica spirituale, sia esso l’ultimo dei neofiti o il primo dei Maestri, deve e può far meglio, approfondire meglio la propria consapevolezza spirituale. Come può avvenire questo? Conosco un solo modo: il confronto con l’Altro,che intendo però in tre aspetti diversi: anzitutto il confronto con l’altro sociale, il diverso, il musulmano, l’ateo, un cristiano di diversa casacca. Ognuno deve essere visto da me come una opportunità per mettere in questione le basi del mio percorso spirituale, per imparare dal diverso, per approfondire. Fate attenzione che si può imparare anche dal contrario: cosa posso imparare da fondamentalisti che negano i diritti? L’importanza stessa di quei diritti, e della libertà di espressione. Ma Altro è anche ciò che questi altri sociali lasciano man mano, la traccia di sè in una tradizione. Io non posso/devo confrontarmi solo con gli altri che incontro fisicamente, ma anche quelli di cui so attraverso testi e libri, che costituiscono un patrimonio fondamentale per consolidare, saggiare, rafforzare la mia fede.Diffidate di tutte quelle pseudo dottrine che giustificano l’ignoranza, sotto qualunque forma la si intenda. Infine l’Altro sono gli altri me, alcune parti oscure della mia vita di cui devo far tesoro se voglio crescere spiritualmente,Pensate alla storia dell’umanità, pensate al progresso di consapevolezza morale, di difesa d dei diritti delle minoranze, di riconoscimento della pari dignità delle esperienze che si è avuto in questi secoli, non è tutto da buttare. Si è maturata una coscienza del Regno migliore di quanto potesse essere 2000 anni fa, si è affermata una cultura nella diversità, impensabile solo qualche secolo addietro. E com’è avvenuto questo? Attraverso l’esperienza del diverso. Non nascondo che sia stata traumatica, che abbia visto scrivere pagine terribili e innominabili della nostra storia, anche recente, ma dal confronto è nata anche quell’idea di società imperniata su dei valori spirituali che non ci sembrano più così impossibili come fino a pochissimo tempo fa. Quale può essere il nostro contributo? Educare le coscienze all’inevitabilità del contatto con l’altro, insegnare anche ai più restii tra i nostri amici, che vivere è un vivere-con, che il Regno è un’esperienza plurale in cui dobbiamo volere, non sono sopportare, ma volere che partecipi anche chi ci sta sull’anima, in quanto questa esperienza può essere per noi fonte di una consapevolezza spirituale rinnovata. Ma allora se questo essere-con è ineliminabile, tanto vale abbandonare la cultura della guerra, quell’inutile sofferenza destinata a soccombere perché contraria al primo principio divino. quello di carità che è ragione della creazione dell’uomo e del mondo, e anche della solidarietà tra gli uomini. Un ultimo appunto sul concetto di dialogo così inteso. Esso è concepito come punto di equilibrio tra due istanze che meritano entrambe di essere salvaguardate: da un lato il rispetto della posizione e della tradizione dell’interlocutore che pur trovandosi incidentalmente su posizioni diverse dalle nostre, merita non solo la nostra stima, ma perfino la nostra gratitudine, se è vero che proprio in ragione del suo essere-altro da un lato e del suo essere-con dall’altro, istituisce la comune esperienza di crescita spirituale. Accanto a questo però entrambi i dialoganti devono entrare nell’ottica di essere corresponsabili del destino di crescita comune. Entrambi devono agire come se la loro azione avesse per fine l’umanità tutta e non solo gli stucchevoli interessi di parte.
Perchè allora la pace è per gli uomini di buona volontà? Per due ragioni:da un punto di vista sociale è il riconoscimento che non può esistere pace senza dialogo e la disposizione a una crescita comune, dall’altro perchè un uomo troverà antropologicamente pace solo se si presta a mettere in atto quelle doti di cui è capace, che sono finalizzate alla crescita e al cammino comune
Facciamolo quest’uomo
dotiamolo di buona volontà

Annunci