Nuovo anno: qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo. La parola “novella” sembra contenerli insieme questi aggettivi, il “vecchio” di un racconto accaduto e di una saggezza antica, il “nuovo” di una novità annunciata e di una vita da essa rinnovata. Cosa si cela dietro ciò che sa essere nuovo e vecchio insieme in tal modo? Forse il racconto del flusso stesso del vivere autentico, dove la vita cerca costantemente la sua strada sempre nuova, eppure, appena trovata, essa si snoda come se fosse stata sempre lì, sempre esistita, sempre in attesa d’esser scoperta, tanto naturalmente si snoda il suo percorso. E’ così, ad esempio, anche per le grandi opere d’arte, che contengono un linguaggio ed un messaggio originali, ma che eppure si dipanano con naturalezza estrema. Come in un allineamento di pianeti. Come se tutto ciò promanasse dal centro delle cose. Come se l’esistenza tutta si muovesse in concerto. Come in una perfetta sintonia di connessioni ed intenti tra la rete di tutta la vita.
E’ quello che i taoisti chiamano il “De”, il potenziale naturale, il dipanarsi del Dao nelle singole cose, la Via inscritta in ogni singola via, ma che non è un destino già deciso, bensì un universo raccolto che si dispiega quando la vita si armonizza con la Via e la fa propria. Non dissimile è la novella del Vangelo, che è novità e potenza antica ad un tempo e che anzi lo è se sappiamo incarnarlo e farne Via del nostro vivere. Perché il Vangelo è novella non tanto perché racconto dell’avvento di un Messia atteso e preannunciato, ma perché esso vede la vita dove gli altri prima non ne vedevano ed ossia nella vita tutta, morte compresa. E perché esso vede la speranza dove altri non ne vedevano ed ossia negli ultimi, nei poveri, nella debolezza e fragilità dell’esistenza come esperienze da attraversare per ritrovarsi più veri. Nel vedere dove gli altri non vedevano, la novella del Vangelo è novità, ma è al contempo saggezza e forza antica, non miracolo disceso dal cielo con un sovrannaturale salvatore, ma verbo già inscritto nel cuore della vita divina dal principio stesso dei tempi e con Gesù semplicemente annunciato, benché con la forza di chi ha saputo incarnarlo e non solo proclamarlo a parole.
Il mio augurio per il nuovo anno è che possiate trovare nella novella di cui seguite il racconto, sia essa il Vangelo o il libro sacro della natura o l’annuncio profetico di qualunque altra religione, il rinnovamento della novità come la saggezza di una forza antica. E che dalla novità possiate lasciarvi trasformare, come dalla forza antica lasciarvi accompagnare nel nuovo anno che abbiamo di fronte. Possa quest’anno che inizia essere un pezzo di strada nella ricerca della vita autentica, che scandirà questo come ogni nostro anno nella fede aperta.
Naase Adam,
Alessandro

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