Mt 2:2 «Dov’è il re dei Giudei che è nato?
Abbiamo visto sorgere la sua stella,
e siamo venuti per adorarlo».

(I)
Cari amici,
da un punto di vista letterale questo verso lascia non pochi problemi.

a) Potremmo pensare che un certo punto una stella nel firmamento si sia mossa tipo taxi e abbia portato qualche strano personaggio esattamente alla capanna dove Gesù è nato. Ricordo da bambino il sabato mattina le ore di lavoro libero e i miei disegni della stella cometa perfettamente poggiata sullo spigolo della capanna geometricamente sulla verticale della testa del bambino. Poi… Semplicemente sono cresciuto. Se davvero compito della stella taxi fosse stato quello di condurre a Gesù, perché fermarsi a chiedere a Erode? Se davvero la stella si è posata  su  Gesù, quale altra conferma sarebbe stata necessaria ai Magi? Una stella può al massimo indicarci una direzione, ma non potrà mai indicarci un punto preciso. Nella direzione potremo fare diversi incontri, ma non potrà essere la stella a dirci quale di essi possa essere per noi significativo.

b) Ma c’è un altro modo di intendere letteralmente questo verso, quello di pensare Magi come maghi che in qualche strano modo abbiano saputo delle cose. Si tratterebbe del primo e unico caso il mondo in cui un libro condannasse la pratica della divinazione ma poi raccontasse di saggi guidati da essa. Un caso davvero strano anche se si pensa che in teoria il Principale dovrebbe essere pertinenza esclusiva del giudeo cristiani (almeno stando a quanto ci raccontano i fondamentalisti), ma poi ecco che inspiegabilmente appare pagani, concedendo loro una preferenza, che gli scrupolosi lettori del testo affermano negata per almeno 400 delle seicento pagine della Bibbia.

(II)
E’ palese dunque che la stella non sia solo un fatto astronomico (la cometa di Halley, una congiunzione Giove Saturno o qualche altra amenità), ma sia qualcosa di più profondo, come ad esempio il testo sacro. E’ Il testo sacro la stella che ci guida, quello che ci permette di porre una distanza spirituale tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere, quello attraverso cui noi poniamo la pratica morale e spirituale che guida le nostre azioni. Come cristiano certamente io la mia scelta l’ho fatta, trovando nella Bibbia la stella che mi indica il percorso che voglio percorrere, ma è ovvio che ci siano altre possibilità, altre scelte, altre strade. Seguire la stella, biblicamente parlando, rimanda alla nuvola e alla colonna di fuoco che sono state guida del popolo nel deserto. Vi passo questo giochino: la prima volta che le stelle sono menzionate da sole nella Torah è in quel bellissimo verso della Genesi che dice «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà il tuo seme». Ebbene se davvero le stelle sono i testi sacri capaci di guidarci, il Principale stesso ha voluto che fossero innumerevoli, in modo tale che potessimo coltivare ciascuno al massimo grado il nostro peculiare seme spirituale.

(III)
Ma come scegliere quello giusto? Come so se per me è meglio la Bibbia, il Corano o il Tao? Ci sono due risposte a questa domanda: da un lato si può dire che dovunque caschi, caschi bene; dall’altro che non dipende tanto da cosa leggi ma da come lo leggi. Se è vero che la stella non è un taxi che ci possa dire esattamente il punto in cui noi incontreremo il bambino, l’esperienza utile alla nostra fede, è anche vero che ci dà una direzione, che ci dice che la dottrina può essere quella che più ci piace, ma se attraverso essa ci comportiamo da teste di quiz, stiamo sbagliando qualcosa, e non dipende dalla dottrina, ma dalla nostra volontà di affinare davvero il nostro percorso spirituale attraverso essa. La volontà di procedere in un percorso che va dal grezzo inginocchiarsi ed adorare un re, tipico della fede bambina che qui leggiamo, all’assunzione di responsabilità del sepolcro vuoto, che ritroveremo tra qualche mese. Questo  è il percorso di crescita spirituale su cui siamo tutti in cammino, nessuno escluso. Le mappe che utilizzeremo saranno diverse, ma la strada è la stessa.

(IV)
Ma quali sono le più grandi difficoltà di questo viaggio? Direi che quanto abbiamo detto ne indica quattro.

1) La prima è non riuscire a fare il deserto attorno a noi, avere un cielo inquinato da 1000 luci che ci impediscano di vedere la nostra stella. La vita di tutti i giorni e piena di occupazioni legittime che ci distolgono dal proposito spirituale. Dobbiamo essere bravi a trovare l’equilibrio. Non dico che l’ago della bilancia debba prendere tutto una sola parte, ma almeno dobbiamo farlo stare quanto più possibile nel mezzo.

2) Altro problema è quello di una coerenza nel percorso spirituale, molto urgente nel mondo UU. Io non posso pensare di cambiare strada ogni volta che c’è un gradino, o di voler andare in montagna percorrendo solo discese. Ogni giorno dobbiamo volerci allenare in una palestra spirituale, che ci ponga delle difficoltà utili alla nostra crescita.

3) Il terzo problema è trovare il bambino, che non è un individuo biologico ma è la proiezione di ciò che in noi vogliamo che spiritualmente rinasca. Quali sono le esperienze che lo fanno nascere questo bambino? Quali quelle che lo nutrono e lo fanno crescere? Queste sono domande a cui non posso rispondere io. Io posso rispondere per me e posso offrirvi una opportunità che deriva dalla tradizione che io seguo, ma siete voi che dovete guardarvi dentro e dire se qualcosa ogni giorno rinasca in voi e venga nutrito.

4) E qui c’è l’ultimo punto. Non dobbiamo pensare che una volta trovato il bambino sia finita lì; ci inginocchiamo, portiamo due salatini reciclati e viviamo di rendita per il resto della vita. Assolutamente no. Non basta avere la Bibbia in mano per essere cristiano, non basta conoscere il Corano a memoria per essere musulmano, non basta cantare la Torah tutte le mattine per essere un buon figlio di Israele. La stella può indicarci una direzione, ma certamente non ci indica un punto d’arresto. Vivere significa non smettere mai di camminare nelle vie della fede, di crescere spiritualmente attraverso le salite della nostra intima consapevolezza spirituale. Bisogna alzarsi e prendersi cura del bambino che è il nostro percorso di fede, seguirlo nella crescita, nutrirlo, istruirlo, proteggerlo, correggerlo, fare strada con lui, invecchiare con lui, accompagnandolo e lasciandoci accompagnare da lui.

Allora accogliamolo questo bambino, l’intero Vangelo sarà un esempio di come fare

Nasè Adam
נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם
Amen
Rob

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