Lc 2:46 Tre giorni dopo lo trovarono nel Tempio,
seduto in mezzo ai Maestri:
li ascoltava e faceva loro delle domande;

Cari Amici,

È profondamente toccante questo verso, non è vero? Avete mai pensato che il primo atto volontario in cui il Maestro ci viene presentato nel Vangelo, è l’atto umilissimo di chiedere per sapere? Si è davvero maestri quando si riconoscono le mancanze e si lavora su di sé per rimediare. Cosa sta facendo il Maestro nell’atto di domandare? Da un lato incontrando l’Altro, sta partecipando all’esperienza comune di ricerca, dall’altro, per poterlo fare davvero, sta trascendendo se stesso, sta riconoscendo che l’esperienza comune non è una gara di pavoni che vogliano usare l’altro per dimostrare quanto siano belli, ma la presa d’atto del fatto che qualunque esperienza, per poter essere significativa deve essere-con l’altro e non una prevaricazione dell’altro.
Il maestro nell’atto di chiedere partecipa e trascende se stesso. L’esperienza fondamentale dell’esistenza umana è insita nella capacità di trascendere il proprio personale punto di vista ed aprirsi a una ricchezza profonda che si acquisisce nella congregazione attraverso alcuni momenti. La tradizione unitariana ne ha isolati cinque, che ha voluto fossero ciascuno esperienze integrante della vita congregazionale e che vedremo brevemente.

(I)
Per prima cosa trascendere se stessi significa liberarsi della superstizione, del bigottismo, dell’ignoranza, esigenza che in una congreazione si vive attraverso il momento umanista, estremamente prezioso nel guidarci nella nostra quotidianità di vita, nell’esigere che l’esperienza spirituale cresca, perdendo nel tempo elementi infantili, rozzi e inadeguati, nel volere che la nostra ricerca si precisi e si sostanzi, che diventi ogni giorno e ogni volta più significativa. E’ fondamentale per la sua fiducia nelle potenzialità umane, la sua lotta per far crescere la qualità e la dignità dell’esperienza quotidiana. Ogni congregazione UU deve far tesoro di questa impostazione, allontanarsi dal fanatismo e dalla superstizione e lavorare affinchè possa esserci un uso della scienza utile ad accertare la verità e a migliorare la qualità della vita. Ma ci sono due ma: il primo è che la ragione deve ammettere i propri limiti, ed evitare di estendersi e dettare legge laddove non può. Non è giusto che dica “o me o nulla”, “fuori di me il disastro”. La congregazione deve evitare che il comune interesse per una razionalità dei toni e della ricerca, diventi una idolatria della ragione, che al dogmatismo della trinità sostituisca quello del pi greco. Il secondo “ma” riguarda la qualità dell’esperienza di vita. La razionalità non basta anche e soprattutto perchè non può insegnarci la profondità di significato di un abbraccio, di un’opera d’arte. Per la ragione un bicchier d’acqua rimane un legame tra due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, ma per il bambino congolese a cui la nostra congregazione ha regalato un rubinetto, è molto di più. In questo scarto di significato c’è il senso ultimo della nostra esperienza spirituale che dobbiamo imparare a salvaguardare. Quindi trascendenza da un punto di vista umanista significa imparare l’esperienza del decentramento, resistendo alla tentazione di allargarsi e non esimersi dalla possibilità di percepire l’incanto del mondo, anche cooperando a preservarlo.
(II)
Siamo al secondo momento: la trascendenza attraverso la natura.L’uomo deve imparare a percepirsi come una delle miriadi di esperienze della natura; deve imparare a sentirsi come un essere-in, un essere-con; maturare una consapevolezza profonda della vastità, della bellezza, della forza della natura in un approccio che non sia solo ecologista,di un rispetto che non sia solo non nuocere, ma una reverenza completa, compiuta. Bisogna anche qui però evitare pastrocchi, scambiare l’effetto per la causa, o approcciarsi all’esperienza umana in termini troppo riduttivi. Bisogna evitare, nel riconoscere la pluralità di esperienze, di misconoscere la peculiarità dell’umana esistenza.
(III)
La trascendenza attraverso l’arte. Nei simboli evocati da un’opera d’arte sentiamo di qualcosa di Altro. Attraverso l’esperienza del simbolo noi teniamo insieme (sin-ballo) il presente con l’Oltre. Attraverso il simbolo, noi ci rendiamo conto di quanto complessa e irriducibile sia l’esperienza umana e di quanto profonda sia la necessità di aprirci all’altro.
(IV)
La trascendenza nell’impegno sociale.L’amore per l’arte ci porta a considerare la vita stessa come una forma d’arte e quindi a il nostro prossimo come arte. A prescindere dal fatto che consideri l’Altro come frutto di un Divino Artista, deve essere proprio della congregazione trascendere la miopia della consuetudine, la rigidità del punto di vista unico, e imparare a camminare nelle scarpe nell’Altro, per quanto strane possono sembrare. È questo il fondamento dell’impegno sociale quarto momento di trascendenza per cui gli unitariani sono così famosi nel mondo.

(V)
Siamo al quinto livello: la trascendenza verso il Divino. Qui possono avere diverse sensibilità ma tutti concordiamo in alcuni dati di fondo. Anzitutto nel non banalizzare, buttare via, l’esperienza di vita. Non si tratta di essere teisti atei o panteisti. Si tratta di aprirsi alla ricchezza dell’ esperienza alla volontà di sondarla in tutte le miriadi di sfaccettature, impegnandoci a preservarne e a diffonderne l’incanto. Non si tratta di scommettere se Dio sia uno o tre o cinque: Agostino di Ippona diceva che fino a quando noi penseremo di avere capito Dio, non avremo mai trovato Dio. La cabala dice che il Principale è infinito, insondabile, indicibile. Il Tao dice che ciò che può essere detto non è il vero Tao. Non importa come si arrivi alla soglia, le tradizioni ci offrono strade diverse, ma tutte concordano nel senso ultimo della trascendenza, l’esperienza della pienezza o della vuotezza dello Spirito in una consapevolezza che in ultimo le percepisca inseparabili. Possiamo avere idee diverse sull’origine o sulla fine di questa trascendenza ultima, ciò non ci esime dalla possibilità, dal dovere e dalla bellezza di viverla insieme

E con questo abbiamo riassunto 5 i momenti trascendenza della congregazione. Ribadisco che ciascuno di noi potrà trovare più o meno significativo l’uno o l’altro di essi, ma l’uomo sarà fatto, l’esperienza sarà completa, solo quando ci disporremo ciascuno a viverli in pienezza e consapevolezza.
Allora facciamo questo vivendo questi momenti insieme e incontrandoci nella reciproca trascendenza.

Nasè Adam
נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם
Amen
Rob

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